Immissioni in ruolo. Per i precari abilitati TFA troppo poche, la visione del Mef è miope

di redazione
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Comunicato Associazione CNT Coordinamento Nazionale TFA – Nelle scorse settimane è stata diffusa dai sindacati e dal Fatto Quotidiano la notizia del drastico taglio delle assunzioni per il prossimo anno scolastico.

Da quanto emerso dall’incontro del 27 Marzo tra MIUR e sindacati, il MEF avrebbe autorizzato la copertura di solo 3.5300 cattedre, un quinto dunque rispetto alle 15000 previste a gennaio. Nessuna di queste cattedre verrà riservata alla classe di sostegno, di cui pure ci sarebbe un alto fabbisogno.

La nostra posizione si allinea alle molte voci di protesta rispetto a un provvedimento inaccettabile. Il limite imposto dal MEF è frutto a nostro avviso di una visione miope e purtroppo radicata da tempo in una cultura politica che ritiene inutile investire nella scuola pubblica, in particolare nel reclutamento della classe docente.

Non vediamo in che modo e soprattutto con quali tempistiche si possano rispettare gli impegni che il precedente governo si è assunto nei confronti di un’intera categoria di docenti, in primo luogo l’assunzione dei tanti – troppi – residuati delle graduatorie di merito del concorso 2016, a cui si aggiunge il graduale esaurimento delle future GMRA, alle quali nel prossimo biennio sarà riservato, come previsto dal decreto 59/17, il 100% dei posti disponibili. Peccato che si tratterà davvero di briciole rispetto alle previsioni iniziali.

Ci chiediamo a questo punto quali siano le reali intenzioni delle forze politiche e dell’eventuale nuovo governo: al di là delle solite promesse elettorali, nessuno finora ha espresso la volontà di attuare delle misure concrete per stabilizzare un personale già formato e selezionato. L’unica prospettiva realistica, nel breve e nel medio periodo, sarebbe l’ulteriore prolungamento del precariato in graduatorie che potrebbero anche rivelarsi decennali, ripetendo così quanto avvenuto negli ultimi vent’anni con le GAE tuttora vigenti.

Se così sarà, il numero delle supplenze non solo non sarà destinato a diminuire, ma la scuola pubblica continuerà di fatto ad alimentare un “mercato della speranza” che non distingue tra un personale docente con tutti i requisiti per essere stabilizzato, e chi invece vede nella scuola – e in un mestiere di fortissima valenza sociale come l’insegnamento – uno stipendificio ancora collaudato.

Per questo chiediamo e continueremo a chiedere che da parte delle forze politiche ci sia una definitiva presa di responsabilità nei nostri confronti. Un appello che vogliamo estendere anche ai sindacati, ai quali non abbiamo certo risparmiato delle critiche nel recente passato, ma il cui contributo riteniamo essenziale nella nostra lotta per una condizione umana e professionale più dignitosa.

Immissioni in ruolo, Miur cauto perché le ricostruzioni di carriera costano troppo. La nota tecnica

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