Immissioni in ruolo. Anief: risposta al precariato potrebbe arrivare da Bruxelles

di redazione
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Anief – L’Unione Europea vuole vederci chiaro sull’ostinazione dell’Italia nel respingere i precari della scuola, anche quando sono stati selezionati e abilitati alla professione, come i maestri in possesso del diploma magistrale.

Lo ha detto, chiaramente, la Commissaria Ue all’occupazione Marianne Leonie Petrus Thyssen, rispondendo a un’interrogazione dell’eurodeputata M5S Rosa d’Amato sulla legittimità della normativa italiana rispetto alla clausola 5 della direttiva 70/99, in particolare rispetto al principio di non discriminazione: “La Commissione – afferma la Thyssen – è al corrente della situazione dei lavoratori a tempo determinato nel settore dell’istruzione pubblica in Italia e sta attualmente valutando se la legge italiana protegga adeguatamente i lavoratori dall’utilizzo abusivo di una successione di contratti a tempo determinato”.

Le parole della Commissaria all’occupazione dell’Ue fanno presagire che da Bruxelles presto potrebbe arrivare una risposta all’annosa inosservanza dei governi italiani verso la direttiva Ue che, lo ricordiamo, non può essere evasa, visto che il nostro Paese è inserito a pieno titolo nell’Unione Europea e deve attenersi alle indicazioni espresse anche attraverso le direttive. Secondo la rivista specializzata Orizzonte Scuola, “restiamo, dunque, in attesa della valutazione della Commissione, che potrebbe fornire utili orientamenti ai fini della soluzione di quello che è diventato il caso dei diplomati magistrale”, attualmente in sciopero della fame perché, dopo la sentenza dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato che ha sbarrato loro le porte delle GaE, “rischiano di perdere il ruolo o la possibilità di accedervi tramite le predette graduatorie”.

La decisione di indagare sull’anomalia tutta italiana avviene dopo che nei mesi scorsi lo stesso organo sovranazionale, con un parere ufficiale, ha condiviso le osservazioni dei legali Anief sulla violazione delle leggi del nostro Paese sui contratti a termine nella scuola. Anief ricorda, inoltre, di avere già presentato un reclamo collettivo sul personale docente e Ata e uno sul personale abilitato escluso dalle GaE e tradito dal reclutamento transitorio, due ricorsi alla Cedu. Inoltre, il sindacato ha promosso il nuovo ricorso pendente in Corte di Giustizia Europea sull’esclusione del personale di ruolo dagli indennizzi per l’abuso dei contratti a termine.

“Il fatto che la tensione sia tangibile tra i centomila supplenti abilitati che ogni anno sono chiamati dallo Stato a garantire l’erogazione del servizio scolastico – dice Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario confederale Cisal – lo si comprende dal quarto sciopero proclamato in pochi mesi: l’ultimo, quello di oggi e domani, a conclusione di uno sciopero della fame attraverso il quale si chiede alla politica un intervento urgente per la riapertura delle graduatorie ad esaurimento, in attesa dei nuovi concorsi”.

“Lo studio legale dell’Anief – continua il suo presidente nazionale – sta infine valutando se inserire nei ricorsi per la stabilizzazione e per il risarcimento dei precari anche la richiesta di rinvio pregiudiziale per palese violazione delle norme antidiscriminatorie sull’accesso al lavoro del personale docente inserito nella seconda fascia delle graduatorie d’istituto, con inevitabili danni non patrimoniali a carico dello Stato italiano”.

Per questi motivi, oggi e domani la scuola vive altri due giorni di sciopero, in modo da superare gli effetti dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato del 20 dicembre scorso e permettere la riapertura delle GaE: è un passaggio fondamentale per non fare cadere le nostre scuole nel caos, per il rispetto del diritto e per la tutela di decine di migliaia di abilitati che altrimenti rischierebbero di diventare dei precari a vita. Per gli stessi motivi, sempre per trovare in fretta una soluzione al problema, solo qualche giorno fa Anief ha presentato formale richiesta all’on. Nicola Molteni (Lega Nord) e al sen. Vito Crimi (M5S), rispettivamente presidenti delle Commissioni speciali di Camera e Senato, e anche agli uffici di presidenza delle Commissioni che hanno il compito, in questa fase, di esaminare gli atti del Governo.

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