Immissioni in ruolo 2022/23, è flop: metà delle cattedre non assegnate, solo 10mila Ata assunti. ANIEF chiede una svolta inserendo il “doppio canale”

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Si è svolto oggi l’incontro tra ministero dell’Istruzione e sindacati rappresentativi per l’informazione successiva alle immissioni in ruolo degli insegnanti nell’anno scolastico corrente 2022/2023.

Malgrado i concorsi e i cambiamenti voluti dal Governo uscente, rimane altissima la percentuale di cattedre non assegnate rispetto a quelle autorizzate dal ministero dell’Economia. I numeri forniti da Viale Trastevere, quindi, confermano la necessità di un cambio di passo immediato se si vuole risolvere davvero la piaga del precariato. Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief, “i numeri certificano che anche quest’anno circa la metà dei posti autorizzati dal Mef per i ruoli sia rimasta vuota. È una condizione non più accettabile, perché è uno dei motivi che ha prodotto l’ennesimo boom di supplenze in atto pure quest’anno.

 

La delegazione ANIEF, composta dai segretari generali Chiara Cozzetto e Marco Giordano, ha ricevuto oggi dal ministero, insieme alle altre sigle presenti, l’informativa successiva sulle immissioni in ruolo 2022/2023. I numeri forniti ai sindacati confermano quanto già annunciato nelle scorse settimane, ovvero che la metà circa dei posti disponibili per i ruoli, e autorizzati dal MEF, non sono stati assegnati. “Si tratta dell’ennesimo fallimento che sa di beffa per le decine di migliaia di docenti costretti da anni al precariato. I numeri forniti, per quanto ancora soggetti a conferma per risolvere alcune incongruenze rilevate, certificano infatti nell’insieme una realtà del tutto insoddisfacente”, ha detto il leader dell’Anief Marcello Pacifico.

Per il personale docente sono state effettuate poco meno di 27mila immissioni in ruolo, cui si devono sommare circa 13mila contratti a tempo determinato da trasformare in ruolo assegnati dalla prima fascia GPS Sostegno. Il dato complessivo, inoltre, dovrà tenere conto dei posti per il concorso straordinario bis (anche questi a tempo determinato e da trasformare in ruolo). Dei 14.400 previsti dal bando, ne risultano assegnati ad oggi circa 3.200 ma il dato ovviamente è destinato a cambiare nelle prossime settimane. Per un totale complessivo, ad oggi, di appena 43mila posti assegnati tra ruoli e contratti annuali da trasformare in ruoli. Troppo pochi rispetto ai 94mila autorizzati dal ministero dell’Economia e delle Finanze.

Sul fronte ATA, le immissioni in ruolo sono state complessivamente 9.468 sulle oltre 10mila autorizzate. Solo 45, infine, le immissioni in ruolo del personale educativo a fronte di 66 autorizzate. “Non è possibile – afferma Marcello Pacifico – andare avanti con un quinto dei posti a tempo determinato mentre ogni anno aumentano i docenti che hanno superato il limite di 36 mesi previsto dalla normativa europea. Per questo ribadiamo che si debba immediatamente superare la fase dei concorsi straordinari, garantendo l’inserimento in graduatorie di merito da esaurire a tutti i partecipanti a quello in corso di svolgimento, e tornare al doppio canale da estendere, però, anche ai non abilitati”.

La riforma disegnata dal Decreto 36/2022, che ANIEF ha contestato sin dalle prime bozze, prevede invece un sistema che, secondo il sindacato, complica e dilata ulteriormente il percorso per accedere al ruolo: aumento dei Cfu per partecipare ai concorsi, fasi transitorie che comportano ulteriori contratti a tempo determinato dopo il superamento del concorso sono misure che ostacolano la stabilizzazione anziché agevolarla.

“Non possiamo continuare a maltrattare in questo modo i precari – conclude il presidente Anief – facendoli passare attraverso selezioni, come l’ultimo ordinario, farcite di quesiti errati. Il merito si misura in tanti modi e l’esperienza maturata in anni di insegnamento deve assolutamente essere riconosciuta. Non dimentichiamo che l’anno di prova consente già di filtrare i candidati non idonei ad insegnare. Quanto all’abilitazione, è possibile farla conseguire durante l’anno di prova. Certo è che la soluzione non può essere quella di lasciare vuota ogni anno la metà dei posti”.

Secondo il giovane sindacato, vi sono aspetti da affrontare subito: non si può aspettare il prossimo anno scolastico, perché i problemi delle Gps irrisolti si sommano al alle mancate immissioni in ruolo da disciplina prima e seconda fascia Gps, al rifiuto per il doppio canale di reclutamento e alla posizione della Commissione di giustizia europea contraria alla reiterazione di supplenze nei confronti dei supplenti con oltre 36 mesi di servizio, che invece in Italia è la prassi. Anief rifiuta questo modo di procedere: per questo motivo ha rilanciato il ricorso per il risarcimento danni per l’abuso delle supplenze a termine, oltre che presentato un reclamo collettivo al Comitato europeo dei diritti sociali proprio per denunciare l’abuso di contratti a tempo determinato.

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