Illegittimo il silenzio del ministero sull’istanza di riconoscimento di un titolo. Va nominato commissario ad acta

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Sono sempre di più i provvedimenti della giustizia amministrativi consistenti nel definire l’illegittimità del silenzio posto in essere dal ministero avverso istanze prodotte dai lavoratori della scuola. In caso di accertata illegittimità, i giudici ordinano la nomina di commissari ad acta per gli adempimenti del caso.

Il fatto

L’interessato ricorreva alla giustizia amministrativa per l’accertamento della illegittimità del silenzio serbato dalla amministrazione sulla domanda di riconoscimento volta al riconoscimento del titolo di formazione professionale conseguito in Spagna, paese membro dell’unione europea, e richiesto ai fini dell’esercizio della professione di “docente di scuola secondaria di primo e secondo grado”. Con l’atto introduttivo del giudizio la (parte) ricorrente chiede di accertare l’inadempimento del Ministero resistente in ordine al riconoscimento del titolo conseguito dalla stessa all’estero. L’oggetto del giudizio è rappresentato dalla mancata risposta a un’istanza proposta dalla parte ricorrente e diretta all’amministrazione resistente al fine di ottenere il riconoscimento di un titolo di docente conseguito all’estero. Si pronuncia il TAR del Lazio con sentenza 17/2/22 n° 01977

Illegittimo il silenzio del ministero sulla richiesta di rispondere all’istanza

Elementi necessari e sufficienti per ritenere la sussistenza di un silenzio rilevante ai fini dell’adozione del provvedimento in oggetto sono rappresentati dalla sussistenza di un obbligo di provvedere a fronte di un’istanza di un privato e dalla scadenza del relativo termine.

Nel caso di specie, tali presupposti appaiono integrati se si considera che: il termine generale previsto dalla legge n. 241 del 1990 appare inutilmente decorso; la ricorrente è titolare di una situazione giuridica soggettiva legittimante a ottenere un provvedimento.

Inoltre, è decorso anche il termine specifico fissato in materia dal d.lgs. n. 206/2007, il cui art.16, comma 6, stabilisce che “Sul riconoscimento provvede l’autorità competente con proprio provvedimento, da adottarsi nel termine di tre mesi dalla presentazione della documentazione completa da parte dell’interessato” e dal comma 2, stesso articolo, secondo il quale “Entro trenta giorni dal ricevimento della domanda di cui al comma 1 l’autorità accerta la completezza della documentazione esibita, e ne dà notizia all’interessato. Ove necessario, l’Autorità competente richiede le eventuali necessarie integrazioni”, conseguendone che il termine complessivo entro il quale l’Amministrazione deve emettere il provvedimento conclusivo del procedimento può approdare, al massimo, a quattro mesi, in caso di richiesta, contemplata dal predetto comma 2, delle eventuali necessarie integrazioni.

Dagli atti del giudizio risulta che, nel caso di specie, la pubblica amministrazione è rimasta inerte rispetto all’obbligo di provvedere alla richiesta formulata da parte ricorrente.

Ne deriva che l’amministrazione resistente ha l’obbligo di adottare il provvedimento in oggetto e che, in difetto, deve provvedere un commissario ad acta.

I termini eurounitari con i quali concludere il procedimenti amministrativo sono di 30 giorni

Conclude il TAR del Lazio :“Quest’ultimo è nominato, fin da ora, nella persona del Direttore generale del Ministero resistente preposto alla Direzione generale competente per la materia oggetto del presente contenzioso, il quale, senza facoltà di delega e senza compenso, provvederà, conformandosi ai principi eurounitari di ragionevolezza e proporzionalità, nel termine di 30 giorni, decorrente dalla scadenza del termine di cui sopra attribuito all’amministrazione (sul tema per tutte Corte di Giustizia UE sentenza 6 dicembre 2018, causa C-675/17, Hannes Preindl; sentenza 7 maggio 1991, causa C-340/89, Vlassopoulou; sentenza 13 novembre 2003, causa C-313/01, Morgenbesser)”.

Bisognerebbe interrogarsi sul perchè si continuino a verificarsi simili questioni che sfociano in contenziosi dall’esito oramai certo, ovvero condanna nei confronti del ministero. Si potrebbe evitare tempo e danaro come si suol dire, ma questa, come sappiamo, è una questione che continua ad essere dibattuta nella P.A, per non parlare dei provvedimenti di ottemperanza a cui sono costretti a ricorrere i lavoratori per veder applicati i propri diritti accertati da sentenze…

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