Il voto? “Una comfort zone per non immaginare una scuola diversa”. “Ecco come introdurre l’Intelligenza Artificiale nei curriculi dei Licei”. INTERVISTA al Dirigente Caico

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Oggi a scuola spesso si pensa che si fa meglio quando si fa di più. Quindi si cercano di trattare tanti argomenti, tanti autori, opere, correnti, ambiti. “In genere, e sottolineo “in genere” – ha sottolineato il professore Vincenzo Caico, dirigente scolastico del Liceo Scientifico “Michelangelo Buonarroti” di Monfalcone (GO), si lavora molto per compartimenti separati e poco su nuclei tematici in chiave interdisciplinare. Non ci si siede attorno a un tavolo, insegnanti di materie diverse, per progettare insieme l’attività curricolare”. Come dovrebbe e come sarà la scuola a partire dal settembre 2023. Nuove riforme? E se ci saranno cosa tenderanno a cambiare la “nostra scuola”. Ne parliamo, “in lungo e in largo”, con il DS Vincenzo Caico noto per essere tra quanti hanno attuato un percorso di sperimentazione che pensa e vuole la scuola “oltre il voto”.

Preside, quantità o qualità quella che serve alla scuola italiana?

«A differenza della scuola primaria, nel contratto dei docenti di scuola secondaria non sono previste ore settimanali di programmazione congiunta, e l’attività del consiglio di classe in genere si esaurisce in una verifica collegiale di singoli casi, del rendimento scolastico di tutti e in pochi altri aspetti che riguardano lo stare a scuola. Spesso si ritiene che la quantità sia un valore, e non ci si preoccupa di quanto, cosa e come effettivamente rimanga alle ragazze e ai ragazzi di ciò che si è insegnato dopo il giro di interrogazioni e compiti in classe. Ovviamente il modo in cui si valuta spinge verso una direzione piuttosto che in un’altra. Ogni esperienza di apprendimento dovrebbe invece essere esemplare e trasferibile. Si dovrebbe comprendere più a fondo che gli argomenti trattati non sono importanti in sé, oggetti da assimilare, ma oggetti da rielaborare, ristrutturare, da ampliare, su cui riflettere, su cui costruirci attività, per sviluppare autonomia e competenze. Mattoni con cui scomporre e ricomporre il sapere in modi anche originali. L’uso degli strumenti di intelligenza artificiale nella didattica, ad esempio, va proprio in questa direzione. L’approccio interdisciplinare, poi, è fondamentale, è alla base dei saperi e della costruzione del senso dello stare a scuola.
Forse bisognerebbe iniziare a pensare che, se si fa meglio, si fa di più, e non il contrario».

Professore Caico, lei ama citare la frase “La cultura è ciò che rimane dopo che abbiamo dimenticato tutto il resto”. Davvero così?

«Certamente. La cultura è ciò che rimane dopo che abbiamo dimenticato tutto il resto, ha scritto qualcuno. In effetti a scuola dovremmo accettare serenamente che buona parte dei contenuti che trattiamo nel breve o nel medio periodo saranno dimenticati da chi studia. I contenuti però sono fondamentali, sono i mattoni con cui le ragazze e i ragazzi costruiscono e sviluppano di volta in volta, in forme sempre nuove e personali, la loro conoscenza e le loro competenze. Una volta che parte di essi sarà dimenticata (come le scritte sul bagnasciuga, visto il contesto in cui mi trovo in questi giorni nella mia amata Alcamo Marina, in Sicilia), rimarranno, appunto, le competenze, ovvero la capacità di cercare e ritrovare autonomamente anche le conoscenze dimenticate ogni volta che ne avranno la necessità, anche in contesti diversi. E rimarrà la cultura che consiste anche nell’adozione dei valori condivisi di solidarietà (e la metto al primo posto), libertà e democrazia della nostra Costituzione. Se accettassimo serenamente questo e se accettassimo l’unitarietà del sapere, probabilmente ci libereremmo dalle ansie disciplinaristiche del dover trasmettere tanti, troppi contenuti».

Iniziare un nuovo anno con l’eterna disputa tra chi difende il voto e chi, come la sua scuola, pensa a un’altra dimensione. Cosa fare?

«La difesa del voto come mezzo per esprimere le valutazioni in itinere è una mera difesa dello status quo, una sorta di comfort zone da cui non ci si vuole schiodare per non provare a immaginare e attuare una scuola diversa, almeno in parte. Si accampano scuse prive di fondamento come: se allo scrutinio dobbiamo dare dei voti, come facciamo a non dare voti anche durante l’anno? La domanda stessa smaschera una concezione del voto come valore su una scala di misura. Il voto numerico promette di essere oggettivo, chiaro e sintetico, ma sono tutte e tre promesse ampiamente disattese se la valutazione non è mera misurazione, ma strumento educativo per aiutare chi impara ad essere sempre più autonomo, curioso e preparato».

“Oltre il voto” è il volume di e a cura di Mario Castoldi, edito da Mondadori Università, che narra anche quale esperienza?

«Nel volume c’è anche il mio contributo “Valutare per imparare meglio e stare bene a scuola: l’esperienza dell’ISIS M. Buonarroti di Monfalcone”. Il gruppo di lavoro dei docenti del Buonarroti ha provato, infatti, a tracciare un identikit di un possibile modello strutturale di valutazione formativa degli apprendimenti da adottare nell’istituto, ovvero di un modello: (…):

  • che consideri l’apprendimento un processo parziale e incrementale, di costruzione e rielaborazione personale del sapere e di avvicinamento progressivo agli obiettivi di apprendimento comuni e personalizzati;
  • che offra la possibilità alla studentessa e allo studente di perfezionare le proprie prestazioni, ad esempio riconsegnando i compiti scritti dopo la ricezione dei feedback da parte dell’insegnante, e raffinare i propri prodotti;
  • che dia valore alla multidimensionalità e della soggettività dei processi di apprendimento, tenendo conto di fattori quali la continuità e la progressione negli apprendimenti, la capacità di reazione a situazioni che costituiscono degli handicap in partenza o in itinere, lo sviluppo di un metodo di studio personale ed efficace e la capacità di valutare i propri processi; (…)».

La mappa aggiornata della “Rete nazionale dei Licei Scienza dei dati e Intelligenza Artificiale” disegna una vitalità inattesa. Di cosa si tratta?

«La rete scolastica istituita allo scopo di promuovere curricoli liceali curvati verso queste due importanti discipline che rappresentano una frontiera dell’innovazione non soltanto in ambito scientifico e tecnologico. Della Rete fanno parte più di trenta scuole di tutta Italia, dal Trentino alla Sicilia, le quali hanno già avviato o stanno per avviare percorsi di liceo scientifico, classico o economico-sociale con il potenziamento o l’introduzione dell’informatica orientata allo studio o all’approfondimento in chiave interdisciplinare dei nuclei tematici che riguardano la Scienza dei dati e l’Intelligenza Artificiale. Il Liceo Buonarroti di Monfalcone è capofila della Rete che si avvale di prestigiose collaborazioni con università e centri di ricerca. Nel dicembre del 2022 abbiamo anche organizzato il primo SDIA Fest, il Festival della Scienza dei dati e dell’Intelligenza Artificiale per la scuola. Stiamo già pensando alla seconda edizione del Festival e a nuovi eventi ed esperienze di formazione per i docenti in collaborazione con le altre scuole della Rete! Il nostro motto è “#alleniamolementidelfuturo”».

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