Il viaggio, aperitivo con Corrado Alvaro

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di Pierfranco Bruni – Sì, grazie. Accetto volentieri questo aperitivo.  Sono stato in Aspromonte di recente e non tutto era come prima. O come l’ho trovato nel tuo libro.

La vita cambia.

Il tempo si supera e quando non si riesce lo si attraversa.

Si fanno percorsi di tempo che toccano l’anima della memoria e tutto sembra come è stato sempre. Così non è. Così non sarà mai. Ho sostato al Santuario dei Polsi o di Polsi… Dimmi tu e poi mi sono incamminato lungo un sentiero che aveva un immaginario strano.

È stato come se rivivessi il Kaos di Luigi.

Ma tu mi hai insegnato che occorre vivere fino in fondo il labirinto.

Ed io, uomo di questo tempo, ma anche di quello che è stato il tuo e di mio padre dopo, ho navigato, sazio di pazienza, tra le nebbie del labirinto. Non mi sono trovato guardandomi nello specchio dell’entrata bensì nello specchio che sta al centro.

Poi è giunta mia madre – Arianna e non aveva le sembianze di Medea.

Ah Medea, Medea…

Mia madre Maria mi ha portato via dal labirinto e mi ha condotto davanti a un camino dove il fuoco di ottobre lasciava strisce di fumo in tutte le stanze…

Continuo a leggere la tua signora dell’isola e penso al tuo ultimo saluto dato a tuo padre ben raccontato nei versi del viaggio.

Già, sempre si viaggia. Non solo tra la Turchia e la Germania… tra gli Orienti e gli Occidenti come ben tu hai fatto.

Si viaggia soprattutto in quelle memorie del mondo sommerso che hanno disegnato tutta la tua vita e che non smettono di essere tempo nella storia e nostalgia nei vissuti.

Sì, ti aspetto per l’aperitivo e così mi spiegherai il tuo legame con Cesare e con Luigi.

E’ passato di tempo  da quando passeggiavi tra le vie di quella Calabria nella quale la tua infanzia è stata magia e canto, tradizione e terra madre.

Sempre il sogno ha recitato la tua vita. La mia vita. Quel sogno che poteva raccogliere e custodire l’amata alla finestra o addirittura Mastrangiolina o il vento tra le parole di Belmoro.

Il tuo raccontare  ha silenzi e vacanze ma è ricco di un viaggio che diventa sempre metafisica dell’anima. In questa metafisica ogni tassello di memoria non si fa rimembranza, ma tentativo di oblio.

L’oblio che non si trasforma mai in dimenticanza. Mai proiezione dell’assenza.

Il tutto si lascia vivere come una vacanza di tempo.

Nella tua vacanza di tempo hai incontrato la “tigre” che ti ha parlato del fuoco e del sogno e non so se in qualche tuo incontro si è discusso della presenza di Maria Zambrano.

Tu che sei impastato della terra della metafisica e del dubbio.

Hai attraversato gli itinerari italiani e non solo raccontando che tutto può accadere, mentre tutto è accaduto, ma perché hai posto anche una questione estetica, così come è nelle tue lettere a Laura.

Le Lettere scritte a Laura  rappresentano un inciso tra un modello esistenziale e  una funzione della letteratura nel  scavo, appunto, estetico.

Nella metafisica dell’anima ci sono le memorie di un mondo sommerso, che ti ha condotto oltre le tue genti di un Aspromonte che, comunque, resta radicato nel tuo sangue.

Qui ora è come che se ti ascoltassi.

Mi parli!

Corrado: “Porto dentro di me la favola della vita perché in questa favola ci sono le mie infanzie che attraversano tutto il mio tempo…”.

Pierfranco: “Le tue infanzie? Perché parli di tante infanzie? Noi viviamo una sola infanzia che si impasta in tutta la vita”.

 Corrado: “Io ho vissuto tante infanzie. Con mio padre, con mia madre, con mio fratello. Anche sull’Isonzo ho vissuto un’infanzia. Ci sono inizi che muioino e inizi che sembrano inizi ma che non cominciano mai. A San Luca ci sono le radici e una terra. Nel collegio non ho vissuto la giovinezza, ma ancora un’infanzia. Vedi, noi misuriamo l’infanzia con un tempo cronologico, ma è soltanto il tempo che ci sovrasta e ci domina”.

Pierfranco: “Vorrei poter capire. Hai lasciato San Luca troppo presto eppure la tua terra ti è rimasta cucita sulla pelle. Sino all’ultimo respiro hai parlato dell’immensita della tua Calabria, eppure sei sepolto nel viterbese. Il nostos non si è compiuto come nel tuo amico Luigi”.

Corrado: “Sì, sono stato amico di Luigi. Ma non credo che abbia senso quando si muore dove si muore e dove si resta da morto. La memoria da morti è altra storia. Si muore per rinascere? Non lo so. Ma io ho vissuto come se stessi sempre tra il mio Aspromonte e il mio Jonio. Da morti non si appartiene più. Sono gli altri che ci appartengono. Siamo una memoria del mondo sommerso…”.

Pierfranco: “Mi sembra di ascoltarti mentre viaggi nel tuo labirinto. Sono convinto che i tuoi due incontri importanti restano Luigi e Cristina. chissà se hai mai incontrato anche Maria Zambrano…”.

Corrado: “Ora l’ora si è fatta tarda. Sono stanco. Un giorno ti racconterò il mio viaggio tra gli Orienti e il Mediterraneo nostro e forse avrai altre domande da pormi… Ti saluto. Devo chiudere il mio ultimo libro…”.

Pierfranco: “La vita vorrei che fosse una favola e sappi però che il libro che più amo è il tuo labirinto. Mi ha dato molto. Ma ho scritto dei versi dopo aver riletto la poesia in cui parli del viaggio e di tuo padre. Una poesia che spesso cito, sopratto quei versi della partenza. Ccco ti lascio questi miei versi: “”Padre raccoglimi nel segno della tua pazienza / e fa che il mio giorno /abbia la pausa del ricordo. /So che ricordare è saper/vivere senza l’ozio dell’oblio. /Così mi hai insegnato. /Madre a pensarti assente /mi stringe il cammino nella nostalgia /e non vorrei perdere alcun gesto di memoria /per/tenerti sempre dentro. /So che senza di te /mi è impossibile resistere agli scogli e al vento /di tempesta. /Così io custodisco /i tuoi sguardi”. 

Corrado: “Restiamo sempre figli. Non dimenticarlo. Io nei miei ultimi giorni spesso ho dialogato con mio padre e mi vedevo sempre con i vestiti in grigioverdi”.

Mi hai raggiunto con le tue parole.

Le tue parole sono feritoie tra i miei pensieri. Cosa ci daremo dopo questo nostro primo incontro senza appuntamento?

Comunque ci daremo un appuntamento per il nostro prossimo incontro.

Un aperitivo?

Si, allora, ti aspetto quasi sotto casa tua. Anzi alla fine della scalinata di Trinità dei Monti.

Lì dove i ragazzi seduti sui gradini suonano le loro chitarre e recitano i versi di una malinconia che diventa il mio e il tuo viaggio accanto.

Sì, ci incontreremo per un aperitivo!

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