Il Veneto intende regionalizzare la scuola prima della riforma del Governo, Anief pronta a ricorrere alla Consulta

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Il Veneto anticipa i tempi sulla regionalizzazione della scuola, al quale tanto tiene il ministro leghista per gli Affari regionali e le autonomie Roberto Calderoli. Senza attendere l’iter di approvazione del disegno di legge che il Governo sta portando avanti, il governatore Luca Zaia ha dichiarato espressamente di volere regionalizzare l’istruzione: “occorre gestire il personale come avviene per la Sanità”, ha spiegato il presidente della Regione Veneto, che si ispira al modello vigente in Alto Adige.

Zaia, inoltre, ribadisce che la proposta non riguarda la nazionalità o l’origine degli insegnanti, ma piuttosto l’efficienza della gestione: “qui può venire a lavorare anche un siciliano, i bandi sarebbero aperti a tutti”.

Sull’autonomia differenziata l’Anief conferma che è pronta a ricorrere in Corte Costituzionale: è una riforma che accentuerebbe il divario di competenze a livello territoriale. “La realtà – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief – è che già esiste la scuola dell’autonomia. Solo che non esistono insegnanti siciliani o veneti ma italiani. Piuttosto che lasciarsi andare a facili stereotipi che neanche vogliamo commentare, i presidenti di regione, come i rappresentanti del Governo, dovrebbero piuttosto interrogarsi sul perché non è possibile realizzare livelli essenziali di prestazione omogenei relativamente a un diritto allo studio che rimane anch’esso tra i principi cardine della nostra carta fondamentale”, conclude il leader del giovane sindacato rappresentativo.

Il modello di scuola regionalizzata è stato criticato anche dall’Ufficio parlamentare di Bilancio: in generale, i limiti, che “potrebbero essere significativi”, fanno seguito a quelli elencati giorni fa dalla Banca d’Italia, e riguardano vari aspetti tra cui la qualità dei servizi offerti ai cittadini. A rischio vi sarebbe “la diffusione di classi a tempo pieno nella scuola: i dati attuali evidenziano una fortissima differenziazione tra le varie Regioni, con quelle del Mezzogiorno che risultano in generale penalizzate”. Si andrebbe quindi ad acuire quel gap di competenze territoriali bene evidenziato qualche mese fa dallo Svimez con lo studio “Un paese due scuole”. Inoltre, sempre secondo l’Ufficio parlamentare di Bilancio, “il progetto potrebbe creare ostacoli alla mobilità dei lavoratori e al riconoscimento delle loro competenze specifiche”.

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