Il valore “politico” dei Ministeri: Economia ed Esteri in prima fascia, Istruzione all’ultimo posto

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Il “Cencelli” del terzo millennio. Si intitola così un approfondimento de La Stampa in merito al valore politico dei ministeri.

Come è noto, si lavora alacremente per la nascita del nuovo governo. Entro il 24 ottobre Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, dovrebbe ricevere l’incarico per formare l’esecutivo. La gerarchia dei ministeri, però, non è tutta uguale e nel corso degli anni è cambiata.

Il Ministero più ambito, al momento, anche grazie agli ingenti fondi del PNRR, è quello dell’Economia. Da lì discende praticamente tutto. In seconda fascia troviamo Infrastrutture, Cultura, Transizione Ecologica, Interno, Difesa ed Esteri. In terza fascia Sviluppo Economico, Politiche agricole, Rapporti con il Parlamento, Innovazione tecnologica, Giustizia, Università e Salute.

E l’Istruzione? La scuola si trova in ultima posizione con Turismo e Pubblica Amministrazione. Per La Stampa la colpa sarebbe da additare dall’eccesivo peso dei sindacati (si parla di cogestione). Il peso specifico del singolo dicastero è dato dalla personalità e dalla competenza del ministro. Cosa augurarsi, dunque, per la scuola? Che arrivi un ministro che abbia davvero a cuore le sorti dell’istruzione e che non sia il risultato di una spartizione politica del potere.

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