Il valore della memoria. Lettera di Liliana Segre [ESCLUSIVA]

di redazione
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Vincenzo Musacchio, giurista – Erriamo quando affermiamo che la Shoah ha investito solo il destino di un popolo perché essa riguarda anche chi non appartiene al popolo ebraico.

Al posto delle sterili celebrazioni dovremmo provare a comprendere fino in fondo il perché ciò che è successo sia potuto accadere.

La Shoah non va ricordata su di essa, occorre riflettere, approfondire, e solo la memoria storica di chi quell’orrore l’ha vissuto ci può essere d’aiuto nel comprenderlo fino in fondo.

La nostra civiltà contemporanea ancor oggi non riesce a scrollarsi di dosso il concetto di diversità intesa sotto vari aspetti: religioso, etnico, sociale, sessuale per cui i diversi sono, sempre e comunque, gli altri.

Ecco il valore della memoria. Il diritto alla vita, la libertà di pensiero, la libertà politica, quella di essere se stessi, a un certo punto della storia sono state sottratte all’uomo da parte di un altro uomo.

E ciò può accedere ancora perché spesso la storia si ripete. Credo che Auschwitz, tra le tante cose, a me abbia insegnato soprattutto questo.  Ecco un’altra conferma del valore della memoria e della sua unicità e centralità. Il dovere di testimoniare la civiltà della democrazia e della pace.

La memoria, quindi, diventa fattore operante che riguarda tutti: rispetto a essa chi fa pratica di libertà e di democrazia ha sempre un dovere: quello di oggi diviene testimonianza per il dovere di domani.

La libertà non è un concetto astratto, ma vive solo se si realizza concretamente. I nostri giovani hanno quindi bisogno della memoria storica poiché l’oblio (o peggio la mistificazione) avvelena la realtà. Mettere sullo stesso piano l’Italia fascista con quella che non lo era e che, anzi, la combatteva, vuol dire manipolare la realtà storica. L’Italia della dittatura e delle leggi razziali non può essere paragonata all’Italia della Resistenza e della Costituzione Repubblicana. La nostra democrazia ha radici ben precise e luoghi storici di riferimento che nessuno può e deve dimenticare.

La giornata della Memoria, perciò, voglio viverla come giornata della conoscenza. Fare memoria vuol dire, infine, schierarsi con decisione contro ogni razzismo e ogni fascismo.

Emblematica è la lettera che Liliana Segre ha scritto per la Scuola di Legalità “don Peppe Diana” di Roma e del Molise che noi porteremo in tutte le scuole d’Italia. Da queste brevi riflessioni c’è da imparare e da ricordare affinché queste orrende tragedie non debbano ripetersi mai più.

La lettera di Liliana Segre

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