Tfa sostegno, “noi in Lombardia siamo svantaggiati rispetto ai docenti del Sud”, ecco perché. INTERVISTA a Teresa Faraci

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“Il Tfa è organizzato in maniera diversa tra gli atenei e noi in Lombardia siamo svantaggiati rispetto ai docenti del Sud”. Questa, in sintesi, è la presa di posizione del gruppo di “Docenti precari di Milano e Hinterland”, che protesta contro i disagi creati dalla frequenza obbligatoria in presenza sia al pomeriggio sia al sabato, cosa che potrebbe precludere l’opportunità di abilitazione soprattutto alle docenti che hanno famiglia da gestire, dopo il servizio scolastico mattutino e magari dei figli molto piccoli.

“In riferimento al Decreto TFA Sostegno 2023 che è alle porte – fanno sapere i docenti del gruppo – dato che nei precedenti anni accademici ogni università ha provveduto ad organizzare la frequenza dei corsi in modo differente a livello nazionale, sia per numero di posti disponibili che per i giorni e gli orari delle lezioni”. I docenti denunciano il diverso grado di disagio rispetto ai colleghi del Sud, sia per l’organizzazione dei corsi sia per il numero più esiguo dei posti al Nord, rispetto al Sud, ciò che creerebbe, secondo la protesta “una differenza tra le università del Nord e quelle del Sud Italia, e pertanto chiediamo che si possa intervenire proponendo una più equa organizzazione per il nuovo anno accademico 2023/24. Siamo un sostanzioso numero di docenti precari, con figli a carico. Siamo responsabili della tutela, della crescita e dell’educazione dei nostri figli oltre che dei nostri amati alunni. Chiediamo che ci siano anche università che programmino corsi online per il TFA Sostegno come nel periodo Covid”. Chiediamo – dice a nome del gruppo Teresa Faraci, professoressa di sostegno in una scuola secondaria di primo grado di Milano – più posti disponibili, perché ci venga data la possibilità di frequentare un percorso universitario che ci abiliti all’insegnamento per alunni che necessitano della nostra figura e della nostra preparazione, sappiamo bene che gli alunni sono il nostro domani”. Teresa Faraci ha 42 anni, con otto anni di precariato.

Professoressa Teresa Faraci, state attendendo il decreto Tfa e già siete in lotta

“Stiamo attendendo il decreto ma ci sono delle cose cche dovrebbero cambiare. Ci riferiamo ad alcuni aspetti della gestione in autonomia da parte delle università che vede delle differenze, tra gli atenei, sul piano dell’orario di frequenza e su quello dei posti disponibili per la formazione, tra Nord e Sud. Per esempio nelle Università lombarde sono previsti 80 posti per ateneo, contro i 300 posti previsti negli atenei del Sud. Il numero di docenti qui da noi è alto – anche perché in tanti dal Sud vengono qui – ed è alto anche il numero degli alunni e delle scuole. Non capiamo perché sono previsti invece pochi posti”.

Veniamo alla frequenza dei corsi. Qual è il disagio secondo voi?

“Quanto al problema della frequenza in presenza, a Milano sono previsti tre pomeriggi, il lunedì, il mercoledì e il venerdì e sabato tutto il giorno. Considerando che molti docenti terminano il servizio a scuola alle 13,30, si crea un disagio notevole per gli spostamenti dall’Interland di Milano per raggiungere le sedi. Occorrerà fare delle corse. Oltretutto la frequenza è obbligatoria, mentre nel passato c’era la possibilità di frequentare le lezioni online. Dai bandi delle singole università emerge che invece al Sud le università prevedono spesso una frequenza limitata a venerdì pomeriggio e sabato tutto il giorno”.

Che cosa chiedete, su questo fronte?

“Chiediamo che vengano equiparati sia la frequenza sia gli orari e chiediamo pure di poter frequentare le lezioni online almeno in parte. Il Tfa richiama il concetto formazione attiva, perché non farla online? Noi lavoriamo, abbiamo degli alunni al mattino, siamo precari da anni e sembra di avere i bastoni tra le ruote, specie se abbiamo figli”.

Beh, magari ci si prepara meglio in presenza.

“Ci sono già degli abilitati online che oggi sono in prima fascia e altri addirittura con il ruolo. E questo significa che si può ottenere la formazione sia in frequenza sia online. La formazione online ci consentirebbe di gestire meglio le cose: dall’impegno lavorativo, alla formazione, alla famiglia. Vorremmo essere messi nelle stesse condizioni di chi frequenta al Sud”

Ma lei ha delle testimonianze dirette di suoi colleghi che al Sud si sentano – nei fatti – più agevolati?

“Guardi, una mia collega di Milano per poter frequentare più agevolmente il Tfa si è trasferita al Sud portando giù la famiglia, compresa una figlia che frequentava la prima classe della scuola primaria. Finito il Tfa il prossimo anno ritrasferirà la bambina in Lombardia per la seconda primaria. Al disagio cui sarà indotta la bambina si aggiunge quello legato al fatto che per un anno i suoi genitori non lavoreranno, e quindi lo si fa per garantirsi una certezza di frequenza al Sud, dove ci sono peraltro più posti, per poi tornare abilitati al Nord. E giusto, questo? Se non riuscissimo a frequentare resteremmo precari. Ritenteremo, forse. Siamo docenti e nell’ambiente scolastico abbiamo una panoramica di problemi legati a svariati motivi di disagio familiari”.

Esiste concretamente il rischio di non riuscire a frequentare? I sindacati che cosa dicono in merito?

“Sì, e c’è il rischio di non lavorare. Chi non ha figli piccoli riesce a frequentare, io facendo la mamma non posso forse frequentare e dunque rischio di vedermi soffiare il posto e di restare nella condizione di disoccupata o in quella di supplente temporanea. E pensare che tempo fa c’era il Pas e ci si abilitava nelle università con dei corsi pomeridiani meno disagevoli. Ora stiamo attendendo la risposta del sindacato, abbiamo indetto degli scioperi nel passato anche se nulla è cambiato.

Quanto costa frequentare il Tfa sostegno?

“Circa 3.000 euro. Il costo si differenza di due o trecento euro tra un ateneo e l’altro ma questa è la cifra”.

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