Il senso del Classico per l’uomo ipertecnologico

di redazione
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Comunicato – All’indomani del grande favore e successo che abbiamo riscosso in occasione del primo Convegno dell’IISC, “luce nuova sole nuovo. Continuità e fratture dal latino all’italiano: la nostra lingua tra ieri e domani”, realizzato sotto il patrocinio dell’Università Tor Vergata e del MIBAC, e che ha ricevuto la lettera di saluti della Presidenza del Parlamento Europeo, è necessario ripresentare delle idee che sono al tempo stesso l’origine e lo scopo del convegno, ma che soprattutto incarnano la tensione essenziale che anima la vita culturale e la missione educativa dell’Istituto Italiano di Studi Classici.

Con la partecipazione libera di un nutritissimo pubblico, tra docenti della scuola e dell’università, oltre a studenti liceali e universitari e cultori della materia, abbiamo colto il nostro obiettivo: aprire e offrire alla società civile nuovi canali di riflessione culturale sul senso e il fine degli studi umanistici e classici in Italia, e quindi in Europa, cioè in definitiva, ancora, sul significato del ‘classico’ per noi oggi; sul significato del ‘classico’ per l’uomo che vive in questa società ultramoderna e ipertecnologizzata che va inevitabilmente trasformandosi nella sua identità storica tradizionale, perché sottoposta a spinte centrifughe di natura eminentemente sociale ed economica, ma anche ovviamente culturale.

Oggi, occorre ripensare gli studi classici non solo nei loro metodi didattici, ma anche, e i due aspetti sono strettamente connessi l’uno con l’altro, nei loro fini educativi.

Davanti a scellerati e sconclusionati disegni “politici” – si fa per dire – provenienti da più parti, ma che dietro di sé non hanno alcun progetto culturale, perché rozzi e incolti, che tentano di coartare, se non proprio di espungere gli studi umanistici, letterari, storici e filosofici dal curriculum scolastico, adducendo come pretesto le superiori esigenze dei saperi tecnici, spiegando che il ‘moderno’ non contempla più il riferimento a un antico passato ormai per noi muto, noi difendiamo gli studi classici come momento essenziale della piena e autentica formazione e realizzazione dell’uomo: perché l’uomo non diventa uomo, non invera la sua natura, semplicemente attraverso la soddisfazione e l’appagamento delle proprie esigenze materiali, questo non è sufficiente.

La difesa dell’educazione classica e umanistica significa capire che l’esistente non è sufficiente, significa riconoscere il bisogno di altro dell’uomo, ossia il bisogno della ricerca disinteressata e appassionata del bello, del giusto, del vero: solo così l’uomo può nutrire lo spirito di quei beni autentici e immateriali che costruiscono la felicità e che rendono la vita umana degna di essere vissuta, in ogni tempo e in ogni luogo, cioè in ogni contesto storico e culturale.

Noi difendiamo il ‘classico’ d’Italia e d’Europa in nome dell’autentico progresso dell’uomo: perché il classico è elemento essenziale della formazione integrale dell’uomo.

Noi difendiamo il sapere umanistico non contro il sapere tecnico, non contro il ‘moderno’, perché tutto ciò che è umano trova naturalmente la propria sintesi nella storia dell’individuo e della civiltà: come trovano la propria sintesi ed equilibrio le incomprensioni tra il padre e il figlio; come trovano la propria unità organica nell’individuo le mani, il cuore e la testa.
Noi difendiamo il sapere umanistico, che è soprattutto la riflessione filosofico-scientifica che prende avvio dal ‘classico’, contro la barbarie, contro l’incultura rozza. La negazione del ‘classico’ non è il ‘moderno’ e né è il ‘sapere tecnico’, bensì la barbarie, ossia i tentativi di aggredire la nobiltà dell’uomo, rendendolo implicitamente e surrettiziamente mero soggetto di bisogni solo materiali; la barbarie è la tendenza a frantumare la personalità unica e complessa dell’essere umano; la barbarie è la tentazione di sopprimere nell’uomo l’aspirazione alla libertà e alla ragione; la barbarie è la sopraffazione della tecnica sull’uomo, del profitto sull’uomo, dell’uomo sull’uomo. Questo tentativo barbaro di sopraffazione e abbrutimento dell’uomo è sempre in atto nella storia, in ogni civiltà; e ogni civiltà ha un proprio ‘classico’ che si erge costantemente a difesa di un orizzonte umano di libertà e di realizzazione, oltre il semplice hic et nunc.

La sfida di oggi è smascherare la falsità secondo cui il ‘classico’ è il contrario del ‘moderno’ e del ‘sapere tecnico’: simile falsità è la narrazione operata dalla barbarie, che necessariamente vuole annichilire la spinta, costitutiva dell’uomo e nell’uomo, all’altro dal dato, perché annullando tale spinta l’uomo diviene più docile, perché meno uomo.

Il valore del ‘classico’ è resistenza e testimonianza, perché ogni resistenza è testimonianza: resistenza contro la barbarie; testimonianza a favore del progresso dell’uomo e della ragione, delle arti, della scienza, della bellezza, della libertà, della giustizia.

L’educazione classica vuole edificare l’uomo nella sua maturità estetica, morale e intellettuale: ridurre l’uomo a una porzione, a un elemento parziale, significa precludergli la piena realizzazione umana, che deve essere lo scopo della civiltà: questa riduzione e frantumazione è atto di barbarie, cioè è atto contrario alla civiltà.

Ecco quindi la straordinaria potenza ‘politica’ dell’educazione classica: l’educazione autentica, dell’uomo e del cittadino, è sempre e necessariamente un ‘atto politico’. Nella sua provvida capacità di visione, tale educazione supera la considerazione del momento, per inserire in una storia più ampia, in una tradizione di maggiore respiro, il singolo, che sia sempre in contatto con i padri e che pensi ai figli.

Ecco il problema, più sopra solo accennato, della nostra identità italiana ed europea che innegabilmente e ovviamente trae fondamento e vitalità dall’eredità classica. Occorre evitare un riferimento sterile al classico come eredità monumentale e archeologica: occorre evitare il riferimento ‘reazionario’ al classico, perché la tradizione classica non deve essere una radice secca, ma una fonte sempre viva, proprio perché è classico ciò che non smette mai di parlare, di insegnare, di nobilitare. In questo senso, il classico è autentica e irrinunciabile tradizione viva, non morto passato.
Insomma, poiché l’educazione classica, l’educazione umanistica, ha senso solo come educazione globale della persona, del gusto estetico, della ragione critica, del senso morale, oppure sarà sconfitta da strumenti più efficaci, che tendono a sviluppare capacità più performanti in settori tecnici e utili nell’immediato; poiché l’educazione classica e umanistica insegna a coltivare e a ergersi verso una visione complessiva, critica e teorica della realtà, per tutte queste ragioni, l’educazione classica e umanistica è un momento fondamentale e costitutivo della presa di coscienza di sé e del mondo.

Ecco in che senso soprattutto questa educazione è ancora un passaggio ‘politico’ ineludibile della costruzione dell’uomo e del cittadino: essa coltiva una tensione costante alla polis, perché la civitas libera e giusta si costruisce a partire dal civis libero e giusto.

Ecco in che senso occorre lanciare un appello e una sfida di tutti gli insegnanti ai reggitori e ai governanti della cosa pubblica, perché siano all’altezza della responsabilità che il loro ufficio impone loro: la responsabilità di curare il sistema scolastico, universitario e culturale, pensato per l’educazione dei giovani alla ragione, alla libertà e alla giustizia.

Prof. Alessandro Agus
Direttore Scientifico
Istituto Italiano di Studi Classici

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