Il rinnovo del contratto scuola. Alcune riflessioni. Lettera

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Inviata da Andrea Ceriani – Non me ne sono neanche accorto. Non subito almeno. Ho dovuto faticare. E non poco, per rintracciare sul cedolino quel ‘nulla’ di aumento concessomi, quasi per grazia, dal Ministero competente, quando, invece, avevo sperato in qualcosa di più concreto e tangibile.

Gli arretrati? Sì, li ho ricevuti, quasi annullati, però, da misteriosi conguagli successivi.

Ora attendo, con apparente speranza ( ‘ più disingannato che rinsavito’), le ‘elargizioni’ del secondo rinnovo del contratto di lavoro scaduto nel 2022.

Cerco, come sempre, di illudermi, di pensare positivo e di convincermi sulla possibilità di un vistoso aumento, ma sospetto ( sono certo ) che le concessioni, saranno minime e, ancora una volta, dovrò sforzarmi di capire se il mio non elevato stipendio è veramente lievitato in modo dignitoso o si è appesantito ( evento più probabile ) di una secca e minuta piuma di euro.

Del resto, dopo la ‘figuraccia’ del quizzone ( di tanti anni or sono ) per decidere quale insegnante valesse e meritasse di più ( si trattava di qualche nostalgico del ‘ lascia o raddoppia’),quale docente fosse di serie A e quale di serie B ( a parità di lavoro ), le Autorità deputate alla gestione del sistema scolastico, hanno deciso di intraprendere un’altra via per aprire ai docenti la via del successo e permettere loro di ‘fare carriera’. Una trovata semplice e geniale, consistente nel lasciare gli aumenti al minimo ( o annullarli ) e, nel contempo, dividere ( ‘divide et impera’ ) e sfilacciare la classe docente ( mai stata, peraltro, veramente unita e munita di una vera coscienza di classe ), attraverso l’invenzione di figure intermedie tra il Dirigente e gli insegnanti ( il Feudatario e i servi della gleba ).

Ormai è noto ed evidente. In questi ultimi anni abbiamo visto il costituirsi e il consolidarsi di figure o cariche ( mai caricature ) di iper-docenza dai nomi diversi e affascinanti ( a volte altisonanti): collaboratore,responsabile, coordinatore, docente tutor, docente orientatore ( ‘entrata e uscita’ ), docente referente e pluri-referente di mille attività, docente animatore digitale, docente di tecnologia avanzata e altri ancora ( faccio fatica a tenere a mente ).

Una vera miriade di nuovi incarichi che attirano e seducono molti insegnanti ( assediati dall’aumento dell’inflazione e desiderosi di racimolare qualcosa e aggiungere anche pochi euro al misurato guadagno mensile) con promesse di lauti guadagni e il suadente e gradevole tintinnio ( probabilmente registrato ) di dorate monete.

Certo, niente si ottiene senza sforzo. Solo dopo un percorso di studi ed esami si potrà arrivare ( e non tutti) a ricoprire alti incarichi scolastici. Gli eletti a frequentare tali corsi formativi ( individuati dopo accurata selezione ) saranno esonerati dall’insegnamento durante il periodo ( anche pluriennale) di studio. Questo consiglierebbe il buon senso. Spesso, però il buon senso è, come il senno di Orlando, sulla luna. Così, molto probabilmente, i nostri ‘candidati a far carriera’ dovranno insegnare e, al contempo, studiare. Cosa assai ardua, impresa non da poco. Per me, ormai datato, impossibile, per le nuove generazioni, abituate a sostenere impegni gravosi e aiutati da cervelli forti e pugnaci, fattibile ( forse ).

Ma sarà poi realtà questa voce di sensibili aumenti stipendiali per chi avrà raggiunto l’agognata meta di docente ‘ qualificato’? O forse tutto si risolverà in un pugno di euro ( solo monete )?

E poi queste ‘rivoluzionarie’ figure di docenti saranno inquadrati giuridicamente ( in modo permanente ) o, ogni anno, dovranno essere scelti ( magari riconfermati e no ) dal collegio docenti?

Non tutto è chiaro, almeno per me. L’impressione, però è quella di una serie di cantieri aperti difficile da gestire contemporaneamente. Alla fine si rischia di non fare o di non ben fare ( qualche docente attempato, come me, saprà di cosa parlo quando proferisco la parola ‘autonomia scolastica’, mai pienamente realizzata e ora, con direttive dall’Alto, anche diminuita e mortificata ).

Alla fine, comunque ( qui si voleva arrivare ) il gruppo docenti lentamente verrà sfaldato, si creerà una concorrenza interna ( chiamiamola ‘guerra tra poveri’- frase logorata ma sempre efficace ), la maggior parte si manterrà in un livello retributivo medio basso (tendente al ribasso ) e dovrà attendere gli scatti di fascia ( se non toglieranno anche quelli).

Non importa, meglio fingere ed essere fiduciosi sull’imminente rinnovo contrattuale ( i sindacati parlano ottimisticamente di fine maggio). Questa volta, ne sono sicuro, saranno aumenti evidenti di tre cifre, anche quattro, basta sognare e illudersi.

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