Il rinnovo del contratto porterà 120 euro lordi a docente ma non a tutti, Anief: assieme al precariato e ai vincoli sulla mobilità è la vera urgenza

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Le priorità che dovrà affrontare il nuovo Governo sono la lotta al precariato, la firma immediata del contratto e i vincoli sulla mobilità da cancellare che tengono tanti lavoratori, soprattutto donne, lontano dai loro affetti: a sostenerlo è Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief.

In un’intervista a Orizzonte Scuola, il sindacalista autonomo ha detto che “agli insegnanti bisogna riconoscere prima di tutto la dignità e questa passa dalla lotta al precariato. Non si può più tollerare che la scuola italiana sia precaria”. Quindi, Pacifico ha ribadito che occorre adoperarsi con celerità per il rinnovo del contratto, scaduto da quasi quattro anni, con l’obiettivo di arrivare alla firma prima di dicembre, e cambiare le norme che regolano trasferimenti, assegnazioni provvisorie e utilizzazioni del personale scolastico.

La novità sul contratto, ha ricordato il leader dell’Anief, è che “300 milioni di euro sono stati sottratti al Mof per darli in contrattazione: si attende che la modifica dell’atto di indirizzo inviato al ministero della Funzione Pubblica venga trasmesso all’Aran. I tempi, pensiamo, andranno a coincidere con l’insediamento del nuovo governo”. Ma non è tutto scontato, perché, ha aggiunto, “dobbiamo capire se il nuovo ministro ha intenzione di confermare o modificare a sua volta l’atto di indirizzo, anche in vista della nuova legge di bilancio, magari con delle risorse aggiuntive”.

Le cifre medie che andranno ai docenti sono “saranno 120 euro lordi”, agli Ata un po’ meno, ma “non a tutti, perché andranno in base ad alcune modifiche introdotte dalla legge di bilancio per premiare la professionalità. Sono certamente di più degli 80 euro lordi del contratto 2016-2018, sarà il 25% in più. Ma è ancora certamente lontano dalle promesse elettorali e da quello che abbiamo sempre denunciato: l’inflazione registrata negli ultimi otto mesi è raddoppiata. Sono comunque 20 punti di differenza”. Percentualmente, ha continuato Pacifico, “siamo al 4,22% di aumento rispetto al 3,48% del precedente contratto. Nella legge di bilancio nuova bisognerà trovare delle risorse in più, innanzitutto per adeguare l’indennità di vacanza contrattuale. Abbiamo stimato che ci vogliono 6 miliardi per aggiornare l’indennità di vacanza contrattuale, che dovrebbe portare un aumento da gennaio 2023 del 4%, quindi di altri 70-80 euro nelle more del nuovo contratto 2022-24”.

Il sindacalista ha ricordato cosa è accaduto durante la contrattazione: in estate “abbiamo registrato nel secondo incontro all’Aran la disponibilità di quasi tutte le sigle sindacali per firmare il contratto ponte. Poi è saltato per la richiesta di ulteriori risorse. Con l’assegnazione di questi 300 milioni di euro potrebbero crearsi le condizioni per arrivare alla firma del nuovo contratto prima di dicembre. Noi abbiamo dato la nostra disponibilità, con l’impegno di trovare risorse aggiuntive, fin da luglio, preso atto che l’inflazione e l’aumento dei prezzi necessitano di liquidità immediata nelle tasche dei lavoratori della scuola. È inutile assegnare 150 euro una tantum, il personale ha bisogno di un aumento ogni mese e dei 3.000 euro di arretrati”.

Pacifico è quindi tornato su un’altra piaga della scuola: la supplentite. “Un docente su quattro – ha ricordato riferendosi alla Giornata mondiale degli insegnanti svolta il giorno prima – è precario, sul sostegno uno su due. La precarietà è il primo elemento da rimuovere per garantire la libertà di insegnamento e il potere che il direttore Unesco vorrebbe fosse riconosciuto agli insegnanti. Il primo intervento che chiediamo al governo è combattere la precarietà assumendo su tutti i posti vacanti e disponibili senza titolare anche su posti in deroga sul sostegno, attraverso il doppio canale del reclutamento”.

Quindi, il presidente Anief è tornato sui vincoli che obbligano il personale a stare lontano da casa, pure in presenza di posti vacanti in sedi più vicine: “Uno degli effetti della precarietà, del lavorare fuori sede, è l’allontanarsi dalla propria famiglia, fatto ancora più grave – ha spiegato – perché la maggior parte del corpo docente è donna, ed è costretta a distruggere l’equilibrio della famiglia. Vanno rimossi immediatamente i vincoli e le disparità di trattamento tra precari e personale di ruolo”.

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