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Il Reciprocal Teaching: da alunno a docente, nei lavori di apprendimento reciproco.

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Il reciprocal teaching (insegnamento reciproco) nasce dalla collaborazione di due studiose nell’ambito dei processi metacognitivi (Anne L. Brown e Annemarie Palincsar): si tratta di un’attività di apprendimento reciproco – solitamente svolto sotto forma di lettura insieme ad un’altra persona – dove le due parti della comunicazione imparano e insegnano vicendevolmente, sia quando sono tutor che tutee.

Dunque, prima di iniziare la lezione, si sceglierà chi tra il docente e l’alunno svolgerà il ruolo di insegnante e chi quello di discente: tali ruoli si capovolgeranno in un secondo momento.

Le 4 fasi del reciprocal teaching

L’insegnamento reciproco si svolge in questo modo: una volta decisi i ruoli, inizia una lettura silente da entrambe le parti. Dopo di che, il docente designato ha il compito di attivare, nel discente, dei meccanismi meta-cognitivi per una corretta comprensione del testo, attraverso quattro fasi:

  • Riassumere in maniera accattivante, per far venire voglia all’altro di leggere;
  • Fare domande (l’insegnante le fa all’altro e viceversa);
  • Chiarire eventuali punti oscuri;
  • Predire (cosa succederà dopo, nella storia narrata nel brano, o le conseguenze che possono scaturire da ciò che è evidenziato nel testo).

Riassumere

L’importanza della prima fase consiste nel fatto che essa è propedeutica a tutte le altre, perché se il discente non ha capito le strutture logiche-consequenziali alla base del testo, non farà le conseguenti domande giuste e dunque non saprà nemmeno chiarire i punti oscuri o predire il futuro sotteso al brano.

È essenziale, dunque, insistere su questo step: qualora il docente si renda conto che il discente non ha ben capito di cosa parla il brano, dovrà essere sua cura capovolgere subito i ruoli, e riassumere al posto del ragazzo/a i fatti essenziali descritti nel testo. Solo dopo una nuova spiegazione sarà possibile ripristinare i ruoli iniziali.

Fare domande

Le domande saranno poste dal discente designato: qualora, nel capovolgimento dei ruoli, questi fosse il docente della classe, sarà importante che le domande che il docente pone al ragazzo (che in quel momento è il discente) siano abbastanza semplici. Questo per permettere all’alunno di curare non solo il contenuto delle risposte, ma anche la forma: bisogna ricordarci infatti che il discente sta anche provando a immedesimarsi in un docente, e quindi dovrà provare in tutto e per tutto a “fare da insegnante” nel momento in cui ne ha l’opportunità.

Chiarire

È questo il passaggio in cui le due figure, effettivamente, si intersecano, e non ha una reale importanza se il docente sia discente o viceversa.

Perché questo è il punto in cui c’è un reale confronto di idee sulle “zone grigie” del testo, che può mettere in moto anche delle analisi da un punto di vista soggettivo, delle rielaborazioni personali di alcuni passi ecc..

In questa fase è inoltre auspicabile che partecipi l’intero gruppo classe, in una sorta di brainstorming.

Predire

È sicuramente la fase più creativa e la più divertente del reciprocal teaching, soprattutto se il brano oggetto della metodologia è di natura letteraria o artistica.

Si tratta di una fase in cui il tutee – anche coadiuvato dal tutor – esprime quali possano essere le conseguenze del testo, un’eventuale continuazione della storia, o espone una prevedibile conseguenza logica dello stesso, soprattutto quando si sta parlando di un brano di scienze, ad esempio.

Una metodologia per l’educazione civica

Uno spunto interessante su cui riflettere è la possibilità di utilizzare il reciprocal thinking per l’insegnamento della rinata educazione civica, che è da poco tornata sui banchi di scuola come materia oggetto di valutazione.

Questa materia, infatti, per la modernità dei temi delle unità didattiche che la compongono, e per il fatto che sia multidisciplinare, ben si presta a una simulazione in cui il discente diventi docente.

Si potrebbero trovare infatti molte tematiche della nuova educazione civica in cui gli alunni potrebbero essere molto ferrati: si pensi alla robotica, o all’uso del digitale ecc..

Sarà poi ovviamente compito del (vero) docente canalizzare la discussione verso l’obiettivo, ovvero l’acquisizione di una conoscenza consapevole e strutturata della materia – che altrimenti potrebbe rimanere solo mera erudizione “a spot”.

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