Introdurre reato contro violenza su insegnante. Educazione civica non basta. Lettera

di redazione
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Inviato da Mario Bocola – Le aggressioni subite dai docenti non si contano ormai più e la violenza tra le mura scolastiche è diventata una prassi, un’abitudine di una società allo sfascio totale, allo sbando, senza, ormai, alcun punto di riferimento.

 Tuttavia la reintroduzione dello studio dell’educazione civica dalla scuola dell’infanzia fino alle superiori e quale disciplina da inserire dall’interno dell’esame di stato del primo ciclo d’istruzione e dell’esame di maturità sono certamente misure positive, ma non del tutto efficaci per affrontare il problema della violenza e delle aggressioni da parte di alunni e genitori nei riguardi degli insegnanti. È arrivato il momento di inserire nel codice penale italiano il “reato contro la violenza del docente nell’esercizio delle sue funzioni”.

Questo reato deve prevedere, in caso di flagranza l’immediato arresto del genitore da parte dell’autorità di polizia e l’affidamento dell’alunno ad una comunità di rieducazione; inoltre, se la violenza è reiterata, la pena deve prevedere la condanna a cinque anni presso gli istituti di detenzione, con la differenza per i genitori dipendenti statali e parastatali dell’interdizione dai pubblici uffici per almeno dieci anni; invece, per i genitori dipendenti di aziende private il licenziamento immediato.

Per i genitori dipendenti pubblici, che si sono resi autori di violenze e minacce nei riguardi dei docenti, anche qui deve essere previsto l’istituto del licenziamento. Inoltre per i genitori “violenti” che reiterano il reato, per la prima volta deve essere sporta denuncia all’autorità giudiziaria e contestuale segnalazione ai servizi sociali.

Inoltre deve essere prevista, per il genitore che offende e picchia il docente nell’esercizio delle sue funzioni, la destituzione della patria potestà, istituto che potrà essere ottenuto di nuovo se i comportamenti ritornano ad essere reali e rispettosi verso gli insegnanti, i quali se rimproverano un alunno a scopo educativo, lo fanno per il loro bene, in quanto sono anch’essi educatori alla pari dei genitori e hanno il dovere di collaborare alla crescita socio-educativa dell’alunno. 

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