Il Protocollo degli alunni adottati, perché farlo. Scarica questionari valutativi dell’inclusione per ogni ordine e grado di scuola

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La realtà dell’adozione è da tempo largamente diffusa nella nostra società ed è evidente il suo valore a favore dell’Infanzia. Tuttavia, è ovvio che l’adozione implica alcuni fattori di rischio e di debolezza che devono essere compresi e esaminati per strutturare una metodologia di accoglienza scolastica in grado di garantire il benessere di questi alunni sin dalle prime fasi di ingresso in classe. Naturalmente prassi e strumenti adeguati dovranno essere garantiti anche nelle fasi successive all’inserimento, con particolare attenzione ai passaggi da un ordine di scuola all’altro. La scuola deve essere consapevole delle difficoltà che i bimbi adottati conducono con sè e deve avere le giuste conoscenze per affrontarle.

Perché un apposito protocollo?

Il Protocollo racchiude criteri, principi, indicazioni pertinenti l’iscrizione e l’inserimento degli alunni adottati, o in via di adozione, circoscrivendo compiti e ruoli degli operatori scolastici; traccia le varie fasi dell’accoglienza e presenta consigli per facilitare l’inclusione e l’integrazione per gli alunni originari da adozione sia internazionale che nazionale. Il Protocollo rappresenta il primo passo verso l’inclusione degli alunni adottati che si inseriscono nella scuola.

Le “Linee di indirizzo per favorire il diritto allo studio degli alunni adottati”

Le “Linee di indirizzo per favorire il diritto allo studio degli alunni adottati” del Dipartimento per il sistema educativo di istruzione e di formazione Direzione Generale per lo Studente, l’Integrazione e la partecipazione, del Ministero dell’Istruzione, danno minuziosi elementi valutativi per l’inclusione avente come interpreti i soggetti fragili dell’istruzione italiana.

La presenza dei minori adottati nelle scuole italiane

La presenza dei minori adottati nelle scuole italiane è divenuta negli ultimi anni un fenomeno numericamente rilevante. In molti casi, principalmente per i bambini adottati internazionalmente, il tema del raffronto con il mondo della scuola si posa in maniera urgente perché molti di loro vengono adottati in età scolare o comunque prossima ai 6 anni.

Necessita valutare che alla condizione adottiva non coincida un’omogeneità di situazioni, e perciò di bisogni, e che i bambini adottati possono essere portatori di condizioni molto differenti che, se poste lungo un continuum, possono andare da un estremo di alta problematicità ad un altro di pieno e positivo adattamento.

Fattori di rischio e di debolezza

All’essere adottato sono congiunti alcuni fattori di rischio e di debolezza che devono essere conosciuti e considerati, al fine di strutturare una metodologia di accoglienza scolastica in grado di garantire il benessere di questi alunni sin dalle prime fasi di ingresso in classe, nella convinzione che un buon avvio sia la migliore premessa per una positiva esperienza scolastica negli anni a venire. In questo senso è necessario che la scuola sia preparata all’accoglienza dei minori adottati in Italia e all’estero e costruisca strumenti utili, non solo per quanto riguarda l’aspetto organizzativo, ma anche didattico e relazionale, a beneficio dei bambini, dei ragazzi e delle loro famiglie. Naturalmente prassi e strumenti adeguati dovranno essere garantiti anche nelle fasi successive all’inserimento, con particolare attenzione ai passaggi da un ordine di scuola all’altro.

La normativa e la questione relativa alle adozioni

A seguire la normativa di riferimento:

  • Legge 184 del 4 maggio 1983 : “Diritto del minore a una famiglia
  • Convenzione dell’Aja 29 1993 – maggio: “Convenzione sulla protezione dei minori e sulla cooperazione in materia di adozione internazionale”
  • Legge 476 del 31 dicembre 1998 : ratifica la Convenzione dell’Aja e Istituisce un organismo nazionale di riferimento e di controllo delle adozioni internazionali
  • Legge 149 del 28 marzo 2001 : Disciplina dell’adozione e dell’affidamento dei minori Normativa di riferimento
  • MIUR, Gruppo di lavoro scuola-adozione – 2011 
  • MIUR, nota del Giugno 2012 rivolta a tutti gli USR
  • Protocollo di intesa MIUR – CARE (Coordinamento nazionale di 28 Associazioni adottive e affidatarie in Rete), 2013 marzo:
  • Nota MIUR – 547 del 21 febbraio 2014  – Deroga all’obbligo scolastico alunni adottati
  • MIUR, Linee di indirizzo per il diritto allo studio degli alunni adottati, 2014 dicembre
  • Legge 107 del 13 lugliob2015 : Le Linee guida entrano nella Legge sulla Scuola
  • Dlgs n.66 del 13 aprile 2017 – Norme per la promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilita’, a norma dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera c), della legge 13 luglio 2015, n. 107
  • Dlgs n.96 del 7 agosto 2019 – Disposizioni integrative e correttive al decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 66, recante: «Norme per la promozione dell’inclusione scolastica degli studenti con disabilita’, a norma dell’articolo 1, commi 180 e 181, lettera c), della legge 13 luglio 2015, n. 107»
  • DI n.182 del 29 dicembre 2020 – Adozione del modello nazionale di piano educativo individualizzato e delle correlate linee guida, nonché modalità di assegnazione delle misure di sostegno agli alunni con disabilità, ai sensi dell’articolo 7, comma 2-ter del decreto legislativo 13 aprile 2017, n. 66
  • Nota del Ministero dell’istruzione n.40 del 13 gennaio 2021 – Modalità per l’assegnazione delle misure di sostegno e nuovo modello di PEI ai sensi dell’ Art. 7, comma 2-ter del decreto legislativo 66/2017. Decreto del Ministro dell’istruzione 29 dicembre 2020, n. 182.

Le difficoltà cui bisogna porre rimedio

Nello specifico, si evidenzia, in un numero significativo di bambini adottati, la presenza di aree critiche che devono essere attentamente considerate. Di seguito si propone un’elencazione delle maggiori peculiarità che possono presentarsi, ricordando nuovamente che esse non sono sempre presenti né, tanto meno, lo sono in egual misura in tutti i soggetti.

Difficoltà di apprendimento

Sono innumerevoli gli studi che hanno avuto come oggetto di ricerca quello relativo alla presenza, tra i bambini adottati, di una percentuale di Disturbi Specifici dell’Apprendimento (DSA) superiore a quella mediamente presente tra i coetanei non adottati.
È da sottolineare che, tuttavia, pur in assenza di disturbo specifico dell’apprendimento, a causa di una pluralità di situazioni di criticità, quali i danni da esposizione prenatale a droghe o alcol, l’istituzionalizzazione precoce, l’assunzione di psicofarmaci durante la permanenza in istituto, l’incuria e la deprivazione subite, l’abuso, il vissuto traumatico dell’abbandono, molti bambini adottati possono presentare problematiche nella sfera psico-emotiva e cognitiva tali da interferire sensibilmente con le capacità di apprendimento (in particolare con le capacità che ci si aspetterebbe in base all’età anagrafica). Tali difficoltà possono manifestarsi con deficit nella concentrazione, nell’attenzione, nella memorizzazione, nella produzione verbale e scritta, in alcune funzioni logiche.

Difficoltà psico-emotive

Le esperienze sfavorevoli nel periodo precedente l’adozione possono, quindi, determinare in molti casi conseguenze negative relativamente alla capacità di controllare ed esprimere le proprie emozioni. La difficoltà nel tollerare le frustrazioni, i comportamenti aggressivi, il mancato rispetto delle regole, le provocazioni, l’incontenibile bisogno di attenzione, sono solo alcune delle manifestazioni evidenti di un disagio interiore che può pervadere molti bambini. La mancanza di figure di riferimento stabili e capaci di offrire adeguate relazioni di attaccamento può causare un senso d’insicurezza rispetto al proprio valore e di vulnerabilità nel rapporto con gli altri, portando il bambino a costruire una rappresentazione di sé come soggetto indesiderabile, nonché dell’ambiente come ostile e pericoloso. Il bisogno di sentirsi amati, di percepire la considerazione degli altri, il timore di essere rifiutati e nuovamente abbandonati, la rabbia e il dolore per quanto subito, sono i vissuti che albergano nell’animo di molti bambini rendendo loro difficile gestire con equilibrio e competenza le relazioni con adulti e coetanei. Questi bambini hanno bisogno solitamente di tempi medio-lunghi per acquisire modalità di relazione adeguate, imparando a riconoscere ed esprimere correttamente le proprie emozioni. Si tratta di un percorso impegnativo che deve essere tenuto nella giusta considerazione, soprattutto per quei bambini che sono adottati in età scolare ed iniziano il loro percorso scolastico quasi in concomitanza con l’inserimento nella nuova famiglia.

Bambini segnalati con bisogni speciali o particolari

Negli ultimi anni sono andate significativamente aumentando le cosiddette “adozioni di bambini con bisogni speciali” (special needs adoption).

Con questa definizione, in senso ampio, ci si riferisce alle adozioni:

  • di due o più minori;
  • di bambini di sette o più anni di età;
  • di bambini con significative problematiche di salute o di disabilità;
  • di bambini reduci da esperienze particolarmente difficili e/o traumatiche.

Queste ultime due tipologie assumono particolare rilevanza in relazione all’inserimento e alla frequenza scolastica.
Infatti, come si potrà ben comprendere, questi bambini possono più facilmente presentare specifiche problematiche sul piano degli apprendimenti e dell’adattamento al contesto scolastico. Va inoltre segnalato che il dato globale, anche per la sola salute, è sottostimato.

Spesso nelle cartelle cliniche appaiono i sintomi piuttosto che le diagnosi e i diversi Paesi hanno standard valutativi differenti. Infine, in alcuni casi, i dossier medici sono carenti o insufficienti e alcune situazioni possono essere verificate o accertate solo dopo l’arrivo in Italia.

Italiano come L2

L’esperienza indica come, generalmente, i bambini adottati internazionalmente apprendano velocemente il vocabolario di base dell’italiano e le espressioni quotidiane utilizzate nelle conversazioni comuni (le cosiddette “basic interpersonal communicative skills”). Il linguaggio più astratto, necessario per l’apprendimento scolastico avanzato (le cosiddette “cognitive/academic linguistic abilities”, costituite da conoscenze grammaticali e sintattiche complesse e da un vocabolario ampio), viene invece appreso molto più lentamente.

Secondo l’esperienza e gli studi in materia, i bambini adottati internazionalmente spesso presentano difficoltà non tanto nell’imparare a “leggere”, quanto nel comprendere il testo letto o nell’esporre i contenuti appresi, mentre più avanti negli studi possono incontrare serie difficoltà. Inoltre, la modalità di apprendimento della lingua non è “additiva” (la nuova lingua si aggiunge alla precedente), come nel caso degli immigrati, bensì “sottrattiva” (la nuova lingua sostituisce la precedente), e implica pertanto maggiori difficoltà che in alcuni momenti possono portare a sentirsi “privi di vocaboli per esprimersi”, provocando rabbia ed una gamma di emozioni negative che possono diventare di disturbo all’apprendimento scolastico.

Identità etnica

Un altro aspetto rilevante che caratterizza la condizione di molti bambini adottati, sia in Italia sia all’estero, è quello di essere nati da persone di diversa etnia e, in molti casi, di avere tratti somatici tipici e riconoscibili. Per questi bambini si pone il compito di integrare l’originaria appartenenza etnico-culturale con quella della famiglia adottiva e del nuovo contesto di vita. Si tratta di un compito impegnativo che può assorbire molte energie cognitive ed emotive.

Il bambino adottato è, dal momento dell’adozione, cittadino italiano a tutti gli effetti e totale legittimazione gli è dovuta dall’ambiente che lo accoglie, senza, per altro, imporgli alcuna rimozione delle sue radici e della sua storia. Nel nostro Paese tuttavia, ancora oggi, spesso scatta automatico il criterio di considerare straniero chi è somaticamente differente: la scuola è quindi chiamata a svolgere un ruolo importante nel far crescere la consapevolezza che ci sono molti italiani con caratteristiche somatiche tipiche di altre aree geografiche. In questo senso, la presenza in classe di alunni adottati è un valore aggiunto nel processo di inclusione e di accettazione delle diversità.

Il Protocollo di Accoglienza

L’Istituto Comprensivo “Sant’Andrea” di Biassono (MB), diretto pregevolmente dalla professoressa Mariagnese Trabattoni, ha adottato un “Protocollo di accoglienza per alunni adottati”, di spessore culturale, antropologico e pedagogico, oltre che organizzativo, di grande interesse.

Questionario Valutazione Inclusione LdA GENITORI INFANZIA

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