Il prossimo anno 130mila alunni in meno ma le classi pollaio restano. Ci saranno tagli all’organico docenti prossimamente?

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Il calo demografico degli alunni si farà sentire già il prossimo anno scolastico: previsti 130 mila studenti in meno rispetto a questo attualmente in corso. La domanda è: cosa accadrà fra qualche anno?

La crisi delle nascite, riporta La Repubblica, determinata da una serie di fattori allo studio di demografi, economisti e sociologi, l’emigrazione verso l’estero in cerca di lavoro e di un futuro migliore e la fuga dei cervelli non adeguatamente valorizzati in Italia, sta impoverendo le scuole italiane.

Per dare un riferimento numerico, dall’anno scolastico 2013/2014 a quello che dovrà iniziare a settembre si registrano oltre 722mila alunni.

Se nei primi anni del decennio preso in considerazione il calo è stato contenuto, con addirittura 3mila alunni in più nel 2014/2015, per ribassare di quasi 20mila l’anno successivo, ad un certo punto il calo ha assunto quasi la posizione verticale: 75mila in meno nel 2018/2019, 100mila nel 2021/2022 per arrivare ai 130mila il prossimo anno.

In questo quadro, però, specialmente alla scuola secondaria di secondo grado, a tale decremento consistente di studenti non corrisponde un calo delle classi pollaio, soprattutto nelle prime classi: come spiegato in precedenza, sarebbero in totale 13.761 le classi pollaio quest’anno, ovvero classi sovraffollate composte da 27 alunni e oltre.

Con gli organici dei docenti che per il prossimo anno non subiranno ripercussioni e che saranno sostanzialmente confermati, ricordiamo che è già previsto un piano dimensionamento scolastico che nei prossimi anni vedrà il taglio di dirigenti scolastici e Dsga. Considerando il trend di popolazione scolastica, non può che affacciarsi l’ipotesi di un taglio di organico dei docenti nei prossimi anni.

Secondo Giuseppe D’Aprile, a capo della Uil scuola RUA, il calo demografico è sicuramente “un’occasione persa per portare il numero degli alunni per classe a 18/20. Numero che dovrebbe essere uno standard per il nostro paese“. Ma non solo. D’Aprile considera il calo degli alunni per classe “una prova di lungimiranza e una scelta coraggiosa che darebbe risultati certi e duraturi. Invece – commenta – ancora una volta si riducono gli organici e le classi restano sovraffollate. Ancora una volta sulla scuola si “fa cassa” e non si investe, segno di una politica miope che continua a considerarla quale fonte di risparmio e non di investimento“.

Anche Rino Di Meglio, leader della Gilda degli insegnanti, “sicuramente il calo demografico potrebbe essere un’occasione storica per ridurre il sovraffollamento delle classi che è molto pesante, soprattutto nelle grandi aree urbane. Non dimentichiamo poi l’urgenza – aggiunge Di Meglio – di dedicare più risorse all’insegnamento della lingua italiana agli alunni stranieri. La mancata relazione linguistica è una delle prime cause della dispersione scolastica“.

Dovrebbero iniziare a non tagliare la rete scolastica e a fare appunto un investimento sul futuro“, fa notare Francesco Sinopoli, numero uno della Flc Cgil. ” L’idea di rinnovare la scuola ad invarianza di risorse – aggiunge Elvira Serafini, al vertice dello Snals – e dietro lo scudo della denatalità impoverisce ancora di più il sistema nazionale di istruzione ampliandone i divari e demotivando il personale“.

La drastica riduzione del numero degli alunni ci deve fare riflettere su quali siano le strategie per lottare contro la dispersione scolastica – incalza Marcello Pacifico, dell’Anief – e per migliorare gli apprendimenti dei nostri studenti. Come Anief pensiamo che occorra aprire una riflessione sul tempo scuola e sul tempo-pieno, che deve essere garantito soprattutto al Sud e ancora su una rivisitazione dei tempi e dei cicli scolastici“.

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