“Il professore itinerante” ha preso 180 voli in tre anni: Alfredo Finocchiaro, insegnante di matematica, 47 anni. La sua storia in un blog [INTERVISTA]

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“Paesino di montagna, poche anime, alcune decine di minuti fa. Fra due ore di lezione alle giovani perle della mia scuola e un’ora di consiglio straordinario pomeridiano a causa delle stesse giovani perle, mi si crea un incolmabile buco di cinque ore che decido di riempire in ambienti più… bucolici”. Così inizia la storia raccontata dal professore. Che poi prosegue: “Entro nell’unica putìa del paese per farmi fare due panini: al salame di suino nero, squisiti. La cassiera mi squadra dalla testa ai piedi, facendomi praticamente una radiografia. Sorride. Le chiedo se può prepararmi due panini.

“Ma certo, DOTTORE!” Ignoro il titolo, magari è un modo spiritoso per rivolgersi agli sconosciuti, come si usa talvolta “capo”. Accenno un sorriso di cortesia. “Non era mai venuto da queste parti, vero? È la prima volta? “Beh, no. Da ragazzino con i miei… poi qualche volta a cercare funghi con mio suocero…””Sono sicura che le piacerà, DOTTORE.” “Beh, si. Ho già fatto un giretto, non è male.” “Si, si, il problema è l’inverno, ma dopo un po’ ci si abitua, DOTTORE.”E continuava a farcire il pane in abbondanza, alternando uno sguardo ad un sorriso, tutta emozionata”. Il professore va infine alla cassa per pagare. “E lei mi raggiunge quasi correndo per non farmi perdere tempo prezioso” “Sono 5.40€, ma mi dia 5€. Bastano questi, come omaggio per la sua prima visita, DOTTORE.”A quel punto l’insegnante avverte “il leggero sospetto che mi possa aver scambiato per un’altra persona, solo quando entra sua sorella Pina”:”Pinaaaaa, che bella notizia… finalmente è arrivato! Ti presento il nuovo dottore della guardia medica!“. L’epilogo arriva amaro:Mentre pian piano si faceva spazio la delusione nel suo volto, dopo averle rivelato l’amara verità e deluso le sue aspettative, mi è sembrato per un attimo di essere il protagonista di un film di Salvatores. E quando stavo per uscire…”: “PROFESSORE, sicuro che non ha i 40 centesimi in auto?”

Quella che precede è una delle pagine di vita, della vita, di un professore. Si tratta di un professore itinerante, come lui si definisce sull’omonima pagina Facebook. Qui e sul suo blog Alfredo Finocchiaro, insegnante di matematica, 47 anni, di Trecastagni, un paesino della provincia di Catania, racconta la sua avventura di professore mandato fuorisede in ruolo dalla Buona scuola, dopo un lungo periodo di precariato. La pagina che lo vede quale avventore pomeridiano di una bottega (putìa) sulle pendici dei Nebrodi per un panino farcito col nero del posto è una pagina amara che lui è riuscito a condire, come tutte le altre pagine, di una ironia pungente, divertente e necessaria. Necessaria alla sopravvivenza serena in una società che considera sempre meno la categoria dei docenti. Fosse stato davvero un dottore, il preziosissimo e attesissimo dottore della guardia medica, la commessa non avrebbe verosimilmente preteso i citati 40 centesimi che mancavano al conto da pagare. Ma questo è solo uno degli innumerevoli aneddoti che Alfredo ha raccontato nel suo blog, prima quotidianamente, quando fu mandato a Torino per l’immissione in ruolo, poi in via più sporadica, ma sempre presente. Un escamotage che ha utilizzato per regalarsi una compagnia, anch’essa necessaria come l’ironia di prima, in una fase dell’esistenza in cui si ritrova eradicato dalla sua terra e dal suo mare ma soprattutto da sua moglie e dai suoi bambini.

Dopo un lungo periodo che lo ha tenuto lontano dalla Sicilia ora Alfredo Finocchiaro è ora in assegnazione provvisoria nel Catanese, in attesa del trasferimento nella sede di residenza. Ora che è più sereno, lui si gode la famiglia e la rilettura delle pagine dedicate al pellegrinaggio in giro per le scuole del Nord e del Centro Italia, in attesa che diventino un libro, almeno questa è l’intenzione del prof. “Ho visto in questi ultimi giorni – ci spiega – la moltitudine di post relativi al disagio e del malessere dovuti al trasferimento di molti colleghi lontano da casa, un fenomeno che c’è sempre stato e sempre ci sarà. Seppur in forma anonima durante la mia esperienza di prof emigrante, non ancora del tutto conclusa, ho tenuto un blog su facebook con un discreto seguito, nel quale ho raccontato nei dettagli la mia esperienza, quotidianamente per i primi 100 giorni, poi con cadenza meno regolare negli anni successivi. Non sono uno scrittore professionista – peraltro insegno matematica – e pertanto ho puntato molto sull’ironia, sulla semplicità di scrittura e sull’empatia nei confronti dei colleghi nella medesima situazione”.

Professor Alfredo Finocchiaro, come inizia la sua avventura?

“Sono entrato in ruolo anni orsono con la Buona scuola dopo diversi anni di precariato nelle scuole private; iniziai che avevo 26 anni. Purtroppo per la mobilità questo periodo non serve. Ricordo che all’epoca mi ero scaricato tutte le Gae d’Italia, per individuare una sede per il ruolo ma non avevo calcolato la presenza di tanti colleghi che sarebbero tornati giù. Io ero a conoscenza dei rischi andando via. Ho cercato di fare i calcoli, ma in ogni caso ho fatto domanda altrimenti ci sarebbero voluti molti anni per il ruolo. Colleghi con punteggi più bassi dei miei sono passati di ruolo sul posto, non avendo fatto domanda, ma la mia classe di concorso era stata massacrata anni prima dalla Gelmini. Avevo sperato di potere restare in provincia ma mi sono piazzato come secondo degli esclusi. Il primo lo hanno mandato a Reggio Calabria, io sono finito a Torino”.

Un bel colpo allo stomaco. E’ questo che l’ha spinta a iniziare a raccontare la sua avventura in un blog?

“Ho raccontato la mia storia a partire da sei giorni prima del 25 agosto di quell’anno quando me ne andai. Ho riportato le varie vicende sia dal punto di vista familiare sia da quello sociale. Ho raccontato le emozioni legate alla prospettiva di allontanarmi dai miei cari, dai miei amici, dagli affetti. Ho raccontato tutte le esperienze vissute nella ricerca di un alloggio e nella gestione della mia vita fuori sede. Ho rivelato quello che ho provato nel lasciare moglie e figli a casa, i bambini avevano 7 e 11 anni. Nei tre anni in cui sono stato su in Piemonte ho preso 180 voli, ogni settimana a casa”.

Centottanta voli sono un’enormità. Avrà speso un patrimonio.

“Compravo i biglietti ogni sei mesi. In questo modo riuscivo a spendere 50 euro tra un’andata e un ritorno. Dovevo farlo. Non ho mai pensato di lasciare i ragazzi senza di me, per tanti mesi. Tra i diversi episodi che racconto mi viene in mente sempre il fatto che una volta, tornato a casa dopo due settimane in quell’occasione, il figlio piccolo ha esclamato: abbiamo un ospite. E’stato devastante. Mia moglie è stata ancora peggio di tutti quanti perché è ricaduto su di lei il peso di tutta la situazione. Mia moglie mi ha appoggiato e per quanto io possa aver trovato risvolti personali positivi dall’esperienza, sono stato sempre cosciente del fatto che il peso maggiore di tutta la situazione sia ricaduto su mia moglie che a casa ha dovuto svolgere i compiti di entrambi i genitori”.

Non avete pensato di trasferirvi insieme?

“Abbiamo deciso di non salire insieme a Torino, anche perché lei ha un lavoro in sede. Sono rimasto lì due anni. L’anno successivo ho ottenuto l’assegnazione provvisoria a Subiaco, in provincia di Roma, il posto migliore, tra quelli disponibili, per la vicinanza all’aeroporto di Fiumicino. Il blog racconta i tre anni passati a Torino e Subiaco, e poi il rientro in Sicilia. Ora sono titolare a Caltanissetta ma in assegnazione provvisoria sono in provincia di Catania, dunque vicino a casa”.

E una volta arrivato (vicino) a casa l’hanno scambiata per il nuovo titolare della guardia medica..

“Avevo una pausa a scuola e ho fatto un giro, mentre ero in giro in un paesino dei Nebrodi. In un supermercato, vedendo una faccia nuova, mi hanno accolto festosamente come un dottore, il medico della guardia medica che attendevano”.

E quando hanno scoperto che non era un dottore ma solo un professore le hanno chiesto di andare in auto a prendere i 40 centesimi che mancavano al conto…”

E’ così. Ho descritto anche questa scena sulla mia pagina Facebook Il professore itinerante

Questo ai giorni nostri. Il blog racconta fin dall’inizio una lunga serie di aneddoti e di impressioni, tutti addolciti da una sottile ironia che l’avrà aiutata a stemperare i momenti di tristezza e di solitudine oltre che a condividere i momenti belli e costruttivi di una vita da fuorisede.

“Il blog racconta soprattutto la mia gestione della vita da emigrante: da un lato la difficoltà di gestire la nuova esperienza e dall’altro gli apprezzamenti verso tutto quello che di bello offriva la città di Torino. La realizzazione e il continuo aggiornamento del blog mi hanno aiutato a sentirmi in compagnia, e per via del confronto continuo s’è creata una piccola comunità di persone che mi seguivano e che interagivano tra di loro: in un momento in cui eravamo nella stessa situazione si creava un confronto. Mi hanno contattato in tanti e s’è creato con altrettanti colleghi un bel rapporto di amicizia. Il blog, giocando io molto sull’ironia, era nato per far ridere. Poi con il tempo è diventato più intimo, tendevo sempre più a manifestare le emozioni personali in maniera più frequente”.

L’esperienza torinese è stata comunque positiva?

“E’ stato difficile ma mi ha aperto gli occhi su uno stile di vita differente. E’ una esperienza che arricchisce e che diversamente non avrei fatto. Sicuramente sono tornato più ricco e con una visione della vita differente da quella che avevo quando ero partito”.

Da quale punto di vista, soprattutto?

“Per la visione delle cose. Il mondo non è quello che viviamo noi quotidianamente, si hanno orizzonti più ampi. In queste occasioni si ha la possibilità di vedere il mondo in maniera diversa da come lo hai visto fino a quel punto”.

Ha notato differenze tra la scuola di Torino e quelle della Sicilia?

“Sinceramente no. I ragazzi sono tutti uguali. Non c’è differenza tra gli studenti e nemmeno tra gli insegnanti. Cambia molto però sul piano delle risorse. Ma se si vuol lavorare bene si può lavorare bene dovunque”.

Nostalgia del Nord?

“Mi piacerebbe tornarci, solo da turista per rivisitare i luoghi. Ma sono contento di essere tornato a casa”.

Che cosa le mancava?

“La famiglia, prima di tutto. Ma devo dire che il terzo anno, poiché ha piovuto da settembre a marzo, mi è mancato moltissimo il clima siciliano”.

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