Il problema della dirigenza scolastica. Lettera

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Inviato da Enrico Maranzana – Il Ministero dell’istruzione sta redigendo il regolamento per il reclutamento dei dirigenti scolastici. Dalle indicazioni presenti nella sezione “Diventare dirigenti” del sito ministeriale traspare l’inadeguatezza dei criteri selettivi. Tra questi:
• Organizzano l’attività scolastica secondo criteri di efficienza ed efficacia formative;
• Rispondono … dei risultati del servizio.

Inadeguatezza che traspare dal modello di scuola sotteso. Esso confligge con quello previsto dal Dlgs del 2009 sulla dirigenza pubblica, che è un’applicazione degli avanzamenti della dottrina dell’organizzazione. La norma afferma la necessità di “Rafforzare il principio di distinzione tra le funzioni di indirizzo e controllo spettanti agli organi di governo e le funzioni di gestione amministrativa spettanti alla dirigenza”.

I due modelli sono antitetici.

Nel primo il dirigente scolastico è un decisore, responsabile delle scelte che fa; nel secondo caso fa decidere: deve vincolare gli organi di governo al rispetto del mandato loro conferito. Egli è un funzionario dello Stato che, amministrando, deve garantire il rispetto della legge e dei regolamenti. Gli strumenti di cui dispone per la sua attività sono gli ordini del giorno di convocazione degli organismi collegiali.

La contrapposizione tra i due modelli nasce dalla diversa percezione del problema formativo/educativo che, nel secondo caso, è visto nella sua complessità: la dimensione del problema è determinata dalle numerosità delle variali in gioco e dalle loro interazioni.

È noto che per abbattere la complessità si procede per approssimazioni successive; si scompone il problema in sottoproblemi: alla progettazione formativa, segue la progettazione educativa, che indirizza la progettazione dell’istruzione per finire con la progettazione degli insegnamenti.

Il TU 297/94 è la guida.

  • Il Consiglio di Circolo/di Istituto “Adotta gli indirizzi generali” per indicare i traguardi formativi che gli studenti devono conquistare per interagire positivamente con l’ambiente socio-culturale; “Ha potere deliberante” sia “per quanto concerne l‘organizzazione e la programmazione della vita e dell’attività della scuola”, sia per i ”criteri generali per la programmazione educativa”.
  • Il Collegio dei docenti “Cura la programmazione dell’azione educativa” e “Valuta periodicamente l’andamento complessivo dell’azione didattica per verificarne l’efficacia in rapporto agli orientamenti e agli obiettivi programmati, proponendo, ove necessario, opportune misure per il miglioramento dell’attività scolastica”.
  • I Consigli di classe hanno competenze “relative alla realizzazione del coordinamento didattico e dei rapporti interdisciplinari”, competenze volte a uniformare gli insegnamenti orientandoli vero i traguardi elaborati dal Collegio dei docenti.

Concludendo. Il ministero deve cambiare punto di vista, non deve più semplificare, banalizzando, la problematica educativa: deve sviluppare una strategia comunicativa che fornisca un sicuro e chiaro indirizzo alle dirigenze scolastiche.

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