“Il Preside” e “Nessuna scuola mi consola”, per i Libri all’Orizzonte

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Libri all’Orizzonte è uno spazio dedicato alla narrativa, per invogliare e tener vivo l’amore per la lettura, in noi e nei nostri studenti. Pertanto i libri che proporrò con cadenza quindicinale avranno per lo più a che fare con le prime fasi della vita, dentro quella cornice che siamo soliti chiamare “romanzo di formazione”. Autori italiani e stranieri, novità editoriali e anche testi classici o destinati a diventare tali saranno i protagonisti di questa rubrica.
Non mi limiterò a interrogare il testo, a porgli domande sul nostro presente liquido, ma vi racconterò cosa ho provato auscultandolo.

Già, perché ogni romanzo custodisce un cuore, piccolo o grande, colorato o grigio, il cui battito chiede di essere compreso. Una specie di codice morse che racconta di mondi possibili e di quelli calcati come fossero assi logore di un palcoscenico.

Oggi vi proporrò la lettura di due romanzi: “Il Preside” di Marco Lodoli e ”Nessuna scuola mi consola” di Chiara Valerio, entrambi pubblicati da Einaudi.

Marco Lodoli. “Il Preside”. I Coralli. Einaudi (2020)

Partiamo dal primo: vi chiedo di chiudere gli occhi e di immaginare una scala di pietra che scende nel buio, priva di un corrimano, nessun interruttore sul quale pigiare per illuminare gli spazi che l’autore ci invita ad attraversare.

Lodoli narra la storia di un Preside che si asserraglia all’interno della scuola dove ha studiato e insegnato e che dirige da diversi anni, tenendo in ostaggio un’insegnante di lingue e uno studente di quinta superiore. “Se avessi lasciato accendere il fuoco, non avrei più saputo fermarlo, e solo ora brucio, come un ciocco secco, quando tutto sta per finire”. Fuori, in cortile, il Commissario che, megafono in mano, lo invita a desistere e una folla di curiosi che si specchia, esecrando o non capendo.

L’autore, classe 1965, insegnante in un istituto tecnico di Roma e affermato scrittore, recita il suo de profundis del sistema educativo, indagando con spietata lucidità la vacuità del dispositivo socio-pedagogico. Reclama, attraverso il suo personaggio, una disincantata attenzione al significato dell’azione formativa, senza però rinunciare di consegnare al lettore un barlume di speranza, affidato a un poeticissimo flusso di coscienza, a un’analisi a cerchi concentrici del nostro agire e pensare, del nostro posizionamento nel mondo lavorativo e non.

La scrittura di Lodoli è palpitante, non lascia tregua. Arrivare alla fine è al contempo un precipitare verso quel riavvio adombrato nei lunghi monologhi della voce narrante. Riavvio che si configura come ritorno alle sorgenti dell’insegnamento, quelle che filosofia chiosa e che la poesia evoca nel succedersi dei versi.

Capisce quello che voglio dire, capisce cosa deve essere la scuola? Un tempio sfasciato ma sacro dove avvicinarsi al mistero della vita, giorno dopo giorno, prima che la maturità sgretoli definitivamente le sue colonne e cancelli ogni verità”.

Chiara Valerio. “Nessuna scuola mi consola”. ET Scrittori Einaudi (2021)

Letto d’un fiato per via del fatto che è acuto, divertente, dissacrante con affetto, una sorta di ritratto in-pietoso della scuola pubblica italiana. Pietoso dentro, anzi da dentro, visto e considerato che narra in fast forward un anno scolastico vissuto da una professoressa di matematica, trentenne e precaria.

Esilaranti la descrizione della sala prof e il momento degli scrutini finali.

La sinossi è questa: Alessandra Faggi detesta la burocrazia scolastica. E per questo, dopo aver scritto l’incipit dei verbali dei suoi consigli di classe, passa a raccontare di sé, la storia della sua prima macchina, la sua prima sigaretta sulla spiaggia e altro ancora. Lo fa per divertirsi, ma anche per rendere tollerabili le ore in classe. Alcuni professori, inaspettatamente, parteggiano per lei, per la scuola che vorrebbe. Quattro di loro si fanno coinvolgere in un gruppo clandestino che si riunirà a scuola di notte. Per discutere, sfogarsi, sopravvivere alle scartoffie, alle supplenze che sono un supplizio, ai collegi docenti interminabili, alla ottusità del Preside.

Nel flusso della narrazione, l’inserto di riflessioni agrodolci sul nostro sistema scolastico: “La seconda vera esperienza della mia vita lavorativa è stata lo scrutinio finale. Cruento come un safari con i fucili caricati a pallettoni. Violento come i giochi romani, lo scrutinio finale è l’unico posto al mondo dove è ancora possibile sperimentare l’esperienza del pollice verso. Non tanto per il docente, quanto per l’immagine che la società proietta su coloro che rompono il passo e perdono un anno a scuola. Già il nome, scrutinio finale, rimanda a quei videogiochi dove l’ultimo che rimane in piedi dominerà l’universo. A scuola però non ci sono gli effetti speciali”.

Al termine della lettura, leggo la postfazione dell’autrice e apprendo che è stato pubblicato nel 2009. Dodici anni fa, ma non è cambiato nulla.

La Valerio chiosa il senso del suo racconto in poche righe che mi piace riportare: “Nessuna scuola mi consola, procede come un ossimoro, racconta un mondo di bellezza, possibilità, conoscenza incastrato e frenato dalla ripetitività, dalla presenza invadente dei genitori, dalle inadeguate competenze umane o culturali di chi insegna, dalla costrizione, percepita o reale, di chi impara”.

I testi recensiti sono stati offerti dalla Libreria Cortina di Milano

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