Il premio Nobel Parisi: “Lo stipendio dei docenti è diminuito, così come il prestigio sociale. Un tempo erano più rispettati”

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“Quest’anno ci troviamo di fronte a un’enorme tragedia, non solo militari uccisi, ma anche un gran numero di civili. Siamo testimoni di un numero incredibile di rifugiati, così alto che non posso paragonarlo a nulla di ciò che ho visto. “Quest’anno ci troviamo di fronte a un’enorme tragedia, non solo militari uccisi, ma anche un gran numero di civili. Siamo testimoni di un numero incredibile di rifugiati, così alto che non posso paragonarlo a nulla di ciò che ho visto. Questa tragedia dovrebbe finire ora, ma dobbiamo anche pensare a lungo termine, stiamo tornando ai tempi della guerra fredda e abbiamo sentito di nuovo la minaccia dell’uso delle armi nucleari”.

A scandirlo è stato il Premio Nobel Giorgio Parisi nel suo discorso di apertura all’Accademia dei Lincei della 22esima Conferenza Amaldi sponsorizzata anche da Us National Academy of Sciences e Ministero degli Affari Esteri e Collaborazione internazionale.

“Guerra fredda che – ha proseguito Parisi – non era solo fredda ma aveva anche periodi caldi con milioni di morti. Perché siamo vivi? Perché non siamo morti nella terza guerra mondiale che avrebbe potuto scatenarsi sotto la Guerra Fredda? Gran parte del merito deriva dalla consapevolezza che l’escalation incontrollata deve essere evitata, che era essenziale che gli eserciti del Patto di Varsavia e della Nato non si scontrassero militarmente. Uno era ed è in una situazione di Mutually Assured Destruction (Mad) in caso di guerra atomica”.

“Siamo ancora nella stessa situazione, le circa 2000 testate strategiche della Nato e le 1600 testate russe sono in grado di devastare completamente l’emisfero settentrionale. Era fondamentale disinnescare i conflitti prima che si arrivasse a uno scontro armato tra i rispettivi eserciti. La scienza può avere un ruolo diretto nella costruzione della pace”, ha detto ancora Parisi.

Spazio poi alle riflessioni pure sul mondo della scuola: “In questi anni il prestigio, e forse anche lo stipendio, degli insegnanti italiani delle scuole di ogni ordine e grado è diminuito sempre di più. Un tempo le strade di molti piccoli centri urbani erano dedicate agli insegnanti scolastici e diversi di loro erano molto rispettati”.

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