Il precario di sostegno saluta e se ne va

Di Lalla
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Franco Buccino – Confesso che il precario di sostegno, quello dell’ascensore, nelle settimane scorse non l’ho cercato, come faccio ogni tanto. Perché le notizie sul sostegno a scuola non erano buone, lui si sarebbe amareggiato ed io non avrei saputo cosa dire. Poi, ci siamo incrociati a piazza Dante. Usciva da una libreria, mi ha salutato e mi ha detto: “A settembre vengo a lavorare qui”.

Franco Buccino – Confesso che il precario di sostegno, quello dell’ascensore, nelle settimane scorse non l’ho cercato, come faccio ogni tanto. Perché le notizie sul sostegno a scuola non erano buone, lui si sarebbe amareggiato ed io non avrei saputo cosa dire. Poi, ci siamo incrociati a piazza Dante. Usciva da una libreria, mi ha salutato e mi ha detto: “A settembre vengo a lavorare qui”.

Sono rimasto senza parole, e lui, quasi a giustificarsi, ha continuato: “L’incarico annuale del provveditore è ormai un miraggio e le supplenze non arrivano prima di febbraio, marzo, se arrivano. E poi in libreria mi fanno lavorare a settembre e ottobre, quando c’è la campagna dei testi scolastici, poi non si sa. Se l’anno prossimo non ci sarà il decreto salvaprecari, cambio mestiere definitivamente”.

È triste sentire un quasi quarantenne, laureato, abilitato con Sicsi, master, perfezionamenti e dieci anni di servizio, parlare così, un insegnante preparato e innamorato del suo lavoro, che cita ad ogni passo con affetto e orgoglio i “suoi” ragazzi diversamente abili. E gli subentrerà un insegnante di ruolo in soprannumero, magari appartenente a una di quelle classi di concorso formate da insegnanti diplomati, che conseguirà un titolo di sostegno “leggero”, preoccupato di rimanere vicino casa. Questo penso io, lui è molto più comprensivo verso i colleghi. Se la prende infatti con la Gelmini che continua a colpire attraverso la sua riforma.

Non è vero che i tagli sono finiti. Si stupisce che non lo voglia ammettere, non tanto Profumo, quanto Marco Rossi Doria, “per un tratto compagno di strada”. Ventimila riconversioni di insegnanti di ruolo in esubero significa ventimila tagli di precari.

E non finisce qui. Perché prendere in giro tantissimi giovani, e meno giovani, con gli annunci di abilitazioni, tfa cioè tirocini formativi attivi, concorsi, immissioni in ruolo fino all’esaurimento delle graduatorie? Su questi annunci le persone si organizzano e spendono soldi. Ci riflettessero un po’ il ministro e il sottosegretario.

Anche sugli insegnanti in esubero ha una sua opinione. Per quelli che hanno titoli di studio “consistenti”, la riconversione è facile; ma per una pletora di insegnanti, che hanno diplomi e a volte qualifiche di formazione professionale e esperienze lavorative, sembrava non ci fosse scampo. Poi è arrivato il sostegno, la panacea di tutti gli esuberi. Non c’è niente da fare: la categoria degli insegnanti di sostegno è fragile, e quella dei disabili a scuola ancora di più. Se la prende solo con alcuni colleghi: con quelli che hanno scelto la scorciatoia dei “laboratori” o di insegnamenti tipo “trattamento testi”, l’ex dattilografia, che hanno fatto il corso breve di abilitazione con il requisito dei 360 giorni di servizio, che sono passati di ruolo giusto in tempo per andare in soprannumero, e oggi si riconvertono e si sistemano con l’ennesima scorciatoia, mentre lui e quelli come lui hanno seguito i percorsi normali, più lunghi e qualificanti.

Ma se la prende soprattutto con l’Amministrazione che non è stata mai in grado di pianificare assunzioni con un progetto di riforma in testa. Tanto a che serve: tutti i docenti si possono riconvertire e i precari li butta via quando vuole. Funzionerà per gli alunni la scuola con meno insegnanti, a volte anche meno qualificati e meno motivati? Succederà come per le ferrovie, dice sconsolato. L’alta velocità per alcuni. I regionali, quelli degli annunci “viaggia con ritardo imprecisato” oppure “oggi è soppresso” per tutti gli altri.

È molto arrabbiato con il governo Monti, “come i tuoi pensionati” mi dice. La storia dei due tempi non gli va giù. Ci sono persone e servizi così colpiti in prima battuta che non potranno più riprendersi. Come il precario che oggi, senza diritti e nell’indifferenza generale, perde il suo lavoro.

E qui s’avventura in un discorso un po’ confuso, ma che fa rabbrividire. La crisi è così forte e le misure così inique che sta tornando il terrorismo. Governo e terroristi, in modo del tutto involontario, si scambiano dei favori. Il governo con i suoi provvedimenti alimenta le tensioni sociali, e su tale terreno prende piede il terrorismo. I terroristi con le loro azioni criminali e con i loro farneticamenti, danno autorevolezza all’esecutivo che difende l’ordine pubblico, la sicurezza e la democrazia, insieme ai provvedimenti iniqui che ha preso. Poi succedono degli imprevisti inimmaginabili, contro ogni logica, cioè che vengano uccisi degli studenti; o che delle persone si tolgano la vita, spiazzando tutti: il governo, i terroristi, la gente. Il mio amico ammette che per un momento ha pensato di inaugurare i suicidi tra i precari della scuola, ma ha subito cambiato idea. Piuttosto andrà a fare a settembre l’apprendista in una libreria di piazza Dante. E così, con un sorriso beffardo, il precario di sostegno saluta e se ne va.

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