Il precario buono e quello cattivo. Ordinarie storie di precari

di Lalla
ipsef

Franco Buccino – Alcuni mi chiedono del mio amico precario della scuola, incontrato in ascensore nel mese di agosto: cosa fa, cosa dice, cosa pensa. L’ho invitato a prendere un caffè e gli ho girato le domande. È un fiume in piena, parla di tutto, con foga. È andato sul sito www. voglioilruolo.it a vedere a che posto si sarebbe collocato con i suoi centotrentasei punti per il sostegno alle superiori nelle varie province. Ebbene, starebbe al primo posto in una decina di esse (come Gorizia, La Spezia, Lodi, Nuoro), in posizione eccellente o medio-alta in quasi tutte le altre; a rischio a Bari, Catania, Palermo; di sicuro in posizione non utile per avere l’incarico a Napoli. Dove sta. Si mangia le mani. Ma come faceva ad andarsene su per la seconda volta?

Franco Buccino – Alcuni mi chiedono del mio amico precario della scuola, incontrato in ascensore nel mese di agosto: cosa fa, cosa dice, cosa pensa. L’ho invitato a prendere un caffè e gli ho girato le domande. È un fiume in piena, parla di tutto, con foga. È andato sul sito www. voglioilruolo.it a vedere a che posto si sarebbe collocato con i suoi centotrentasei punti per il sostegno alle superiori nelle varie province. Ebbene, starebbe al primo posto in una decina di esse (come Gorizia, La Spezia, Lodi, Nuoro), in posizione eccellente o medio-alta in quasi tutte le altre; a rischio a Bari, Catania, Palermo; di sicuro in posizione non utile per avere l’incarico a Napoli. Dove sta. Si mangia le mani. Ma come faceva ad andarsene su per la seconda volta?

La Lega sbaglia a pensare che i punteggi di quelli che vengono dal sud siano gonfiati. I suoi centotrentasei punti, per esempio, sono lineari: centoventi punti per servizio, corrispondenti, tra mesi di supplenza, nomine annuali e salvaprecari, a dieci anni di lavoro; sei punti per l’abilitazione; dieci punti, il massimo previsto, per i titoli. Tre master e un corso di perfezionamento, che sono costati a lui e alla sua famiglia, al mercato delle università pubbliche, sotto l’occhio vigile del Ministero, tremilacinquecento euro.

Lui non si avvilisce. Si iscriverà a un nuovo corso di laurea. Sta aspettando, come tutti i precari senza incarico, che partano i TFA, i tirocini formativi attivi, una riedizione delle Sicsi, per conseguire nuove abilitazioni. Che non sono destinate solo agli aspiranti docenti, neolaureati, come si vuol far credere. Lui si indigna per come sono presi in giro dal Ministro i giovani laureati. Prendersi un’abilitazione per loro è difficile, ma soprattutto è inutile se non si riaprono le graduatorie. D’altra parte, In lista d’attesa ci sono già ventimila abilitati, neanche più tanto giovani. Per dare a tutti, soprattutto ai giovani laureati, una chance di entrare nella scuola c’è il concorso per titoli ed esami, al quale sono destinati il cinquanta per cento dei posti di ruolo. Bisognava farne uno ogni tre anni, e invece dopo quello del 1999 non se ne sono fatti più. Perché l’Amministrazione, i concorsi non li sa gestire: e allora continua a pescare da una graduatoria di merito di oltre dieci anni fa. Ci sono dei vincitori che non si riesce neppure a contattare: li chiamano “gli introvabili”. Ma il vero problema, diciamoci la verità, è che diventa sempre più difficile lavorare nella scuola. Tanti posti vengono tagliati, i pensionamenti si allontanano, le immissioni in ruolo si sono rarefatte.

I supplenti annuali li stanno chiamando in questi giorni. Lui non si fa illusioni: l’incarico non l’avrà, per il terzo anno di seguito. Meno male che c’è ancora il decreto salvaprecari che gli assicura un po’ di “disoccupazione”, ma soprattutto il punteggio. A un certo punto gli occhi si fanno tristi e racconta della visita a un suo amico ricoverato ai “Pellegrini” per l’acuirsi del male di cui soffre. È un collega precario, anche lui di sostegno.

S’incontrano da dieci anni alle convocazioni dei presidi, a quelle del provveditorato, qualche periodo di lavoro nella stessa scuola. L’amico è un po’ più giovane, ma da qualche tempo ha riconosciuta l’invalidità e la riserva, per cui ha lavorato, a differenza sua, anche negli ultimi due anni. L’anno scorso stava quasi per passare di ruolo con il contingente di posti riservati. Quest’anno, dopo l’aggiornamento delle graduatorie, si è ritrovato nell’elenco dei riservisti da settimo a trentaduesimo, per cui non avrà neppure l’incarico annuale. Da quando l’ha saputo sta male e perciò, anche se non lo vuole ammettere, si trova in ospedale.

E qui il mio amico sbotta. “Com’è possibile che venticinque persone su duecentocinquanta, in un paio d’anni, sono diventate invalide. In quel segmento di graduatoria gli invalidi sono passati da otto a trentadue: si sono quadruplicati. È uno scandalo. Che come tutti gli altri si consuma nell’indifferenza generale. Poi passiamo tutti per imbroglioni. Per tanti di noi, dietro ogni punto in più ci sono sacrifici, soldi e privazioni. Ma in mezzo a noi le mele marce non mancano. C’è chi dichiara titoli che non ha, chi falsifica i documenti, chi paga per avere dei vantaggi, chi approfitta della compiacenza di altri per ottenere quel che non gli spetta. Una volta ci stavamo zitti, non tanto per connivenza quanto per rassegnazione, dal momento che nessuno riusciva a fare pulizia. Ma una volta questi colleghi prendevano scorciatoie per arrivare al ruolo o alla nomina prima di noi, che comunque lavoravamo, ora si prendono il posto nostro e noi rimaniamo a spasso. Altro che ricorsi contro il ministero, fra poco fioccheranno le denunce penali”.

E si capisce che la sua rabbia non è soltanto nei confronti di chi bara tra i precari, ma è anche contro chi favorisce oggettivamente tali comportamenti portando la scuola pubblica allo sfascio, colpendo, a forza di tagli ed economie, con lo stesso cinismo e la stessa crudeltà, gli alunni che frequentano la scuola e i loro insegnanti.

E avevano detto che passavamo di ruolo… quante bugie sulla pelle dei docenti precari

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