Il pensiero di un giovane. Lettera

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Inviata da Mario Cantore – Negli ultimi anni sentiamo costantemente cambiamenti sociali che influenzano il nostro stile di vita; il Covid19 è l’esempio più immediato, da quest’ultimo possiamo arrivare al cambiamento climatico, cambiamento tecnologico e l’uguaglianza di genere. Quello che da qualche mese mi chiedo è come un Paese riesca a cambiare dei comportamenti tradizionali e culturali insediati fin dalla nascita nella nostra società. L’ambiente politico sicuramente è ai vertici di questo potere decisionale.

Internet e i social media sono arrivati senza che nessuno ci insegnasse un uso appropriato, ciò perché nel corso degli anni è mutato il modo di utilizzarli; essi hanno acquistato sempre più importanza e centralità, soprattutto nel mondo del lavoro attirando l’attenzione di molti utenti di qualunque età. L’utilizzo che un ragazzo o una ragazza di 14 anni può fare è sicuramente diverso rispetto all’uso che ne fa una persona adulta di 40 anni.

Due questioni a riguardo.
E’ possibile inserire dentro le scuole attività didattiche che vadano ad educare ed istruire i ragazzi e le ragazze riguardo all’utilizzo che si fa di Internet e dei Social Media? Inoltre, è possibile inserire ciò adottando approcci di insegnamento diversi dalla normale lezione frontale che da anni gli studenti sono abituati a vedere, guardando anche aspetti più psicologici?
Da queste due domande si evincono due questioni, la prima è quella della necessità di studiare i cambiamenti che sono in atto e in seguito inserirli dentro il sistema scolastico, la seconda tratta più una questione di metodo, quale tecnica migliore e moderna è più opportuna per tramandare questi cambiamenti.

Per quanto riguarda il primo punto, la politica è centrale perché si fa carico di capire e di analizzare i mutamenti che avvengono nella società. Prendendo in esame i tre cambiamenti citati sopra, è possibile notare come ognuno al proprio interno comporta la necessità di una visione da più punti di vista, ad esempio il cambiamento tecnologico, prende in esame sia un aspetto più informatico ma in contemporanea un aspetto comunicativo e psicologico. Ogni singolo campo, nello studio e
nell’analisi ha bisogno di più figure ed esperti in diverse discipline.

Il secondo aspetto, come detto sopra, prende in esame il metodo con cui educare e istruire all’interno delle scuole.
Il filosofo Massimo Cacciari in una sua intervista effettua una distinzione tra la parola educare e la parola istruire, secondo il filosofo educare significa: “trarre fuori da ogni persona la razionalità e la ragione di quella persona”, i genitori e la scuola, invece, tendono ad istruire, ovvero a “cacciare dentro le nozioni”, l’opposto di educare.

Quando si fa riferimento al cambiamento della struttura della classica lezione, si fa riferimento a ciò, ovvero a creare un sistema scolastico in cui si possa sia educare che istruire. Per praticare ciò occorre avere buone capacità di ascolto.
Si è molto parlato della figura dell’insegnante, molto spesso questa figura la si critica per la mancanza di passione che esercita nel proprio lavoro e per una difficoltà nel relazionarsi con i ragazzi. Il Professore e filosofo Umberto Galimberti a riguardo, chiede un test sulla personalità durante la selezione degli insegnanti.

Foucault definisce la pedagogia così: “la trasmissione di una verità che ha la funzione di dotare un soggetto qualunque di attitudini, di capacità, di saperi, e così via, che in precedenza non possedeva, e che al termine di tale rapporto pedagogico dovrà invece possedere”. Occorre domandarsi: quale tecnica è più efficacie per tramandare una verità e farsi capire dai ragazzi?
Dalla mia piccola esperienza osservo che la classica lezione frontale che ogni insegnate e studente effettua comporta dei limiti per quanto riguardo la comunicazione circolare, soprattutto quando si cerca di creare un dialogo ampliato tra studenti e Professori.

L’importanza dell’ascolto.
Qualche riga sopra si è detto che la capacità di ascoltare è fondamentale, in questi ultimi anni, purtroppo, abbiamo notato come vi è una mancanza di ciò, questa mancanza è possibile osservarla in molti contesti come ad esempio all’interno della politica e all’interno della scuola. Da ciò deriva la chiusura, sempre più accentuata, di quello che pensiamo; dimentichiamo di essere dentro un contesto sociale dove, la condivisione di pensiero può portare un guadagno e un arricchimento individuale.

Ecco, all’interno della scuola occorre anche discutere ed insegnare questioni che stanno inevitabilmente cambiando la nostra società, occorre farlo al più presto, adottando tecniche che permettono ad entrambi i ruoli, insegnanti e alunni, di esprimere la propria opinione e di essere ascoltati.

I cambiamenti citati all’inizio sono radicali e appunto per questo si inseriscono dentro la società e tendono a rimanere. Inserirli all’interno della scuola, dove si dialoga con dei ragazzi che si stanno formando, non costituisce una facilità nel trasportare questi cambiamenti nella mente della persona?
Tra circa un anno noi cittadini andremo a votare, quello che mi aspetto dai partiti politici è la serietà e una visione lungimirante nell’affrontare il tema della scuola, affrontandolo con personalità inserita in un contesto allargato.

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