Il pedagogista Stefano Rossi: “Educare significa sedersi accanto, mandare il messaggio ‘io tengo a te, ci sono per te, credo in te'”

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Come comportarsi se un figlio adolescente ascolta musica con testi violenti o espliciti che ai genitori possono apparire sconvenienti? La risposta è nel dialogo attento e non giudicante, secondo Stefano Rossi, psicopedagogista e direttore scientifico di MyEdu, community di supporto alla genitorialità.

Intervistato da Gianluca Gazzoli per la trasmissione Gazzology, su Radio Deejay, Rossi ha spiegato l’importanza di comprendere le ragioni profonde che spingono un ragazzo ad apprezzare determinati contenuti musicali, piuttosto che imporre divieti o condanne morali.

“Ai genitori di preadolescenti e adolescenti propongo di fare quello che faceva Socrate, ponendo domande vertiginose per capire cosa pensano davvero dei testi che magari ai genitori fanno ribrezzo”, afferma Rossi. Un approccio che consente di far emergere i temi sottesi come la ricerca di giustizia, bellezza e significato esistenziale tipica di quell’età.

Il rischio altrimenti è “castrare la loro crescita” dettando cosa devono pensare, mentre un dialogo autentico e senza pregiudizi permette di “pensare insieme a loro” e nutrirli emotivamente. “Gli adolescenti si stanno chiedendo chi sono, hanno bisogno di un approccio così attento e vicino.”

Rossi sottolinea l’importanza della vicinanza fisica e psicologica: “Educare significa sedersi accanto, mandare il messaggio ‘io tengo a te, ci sono per te, credo in te’. Questo li carica di autostima e coraggio per affrontare le piccole grandi sfide della vita.”

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