Il pedagogista Sidoti: “Non si può caricare di lavoro l’insegnante con sistemi di valutazione su amicalità, coscienziosità, stabilità emotiva”

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Di Massimo Luciano Sidoti, Pedagogista – La società Italiana ha bisogno di comprendere che il pedagogista previene il disagio dell’alunno ed interviene anche per prevenire la povertà educativa delineando percorsi didattici mirati ed adeguati per ogni singolo alunno, affinché l’alunno strutturi mentalmente dei costrutti che diano la capacità emotiva ed intellettuale di esprimere un pensiero logico educante.

Il nuovo progetto di legge del On. Lupi che introduce i life skills potrebbe essere interessante per stimolare altre abilità cognitive degli alunni, ma diventa poco attendibile nella pratica , perché i docenti hanno un ruolo ben specifico “insegnare
per competenze”, mentre valutare l’amicalità, la coscienziosità, la stabilità emotiva è un ruolo che compete al pedagogista, formato da una Facoltà Universitaria in Scienze dell’educazione. Pertanto, se pur elogiando l’attenzione verso l’emotività degli alunni l’On. Lupi non evidenzia nella sua nuova legge l’importanza dell’inserimento nelle scuole degli esperti in campo educativo.

Per di più i life skills dovranno formare i docenti a fornire competenze non cognitive, trasferendo solo nozioni emotive, vanificando tutti gli sforzi fatti dai docenti in questi anni nel cercare di lavorare per competenze.

Ritengo che non si può caricare di lavoro l’insegnante chiedendo anche di creare sistemi di valutazione sull’amicalità, la coscienziosità, la stabilità emotiva. I pedagogisti potrebbero offrire supporto costante attraverso le proprie esperienze pregresse in campo educativo e comunicativo adoperando varie forme, (rimodellamento dei gesti, comunicazione empatica, comunicazione efficace, problem solving) operando direttamente con gli alunni e non formando insegnanti.

Una società migliore si costruisce lavorando in sinergia. Docenti e pedagogisti possono sconfiggere la povertà educativa, evitando la formazione nozionistica che al limite può servire come formazione personale, ed applicando metodologie dinamiche che portino alla stabilità emotiva .

Occorre andare oltre, bisogna attivarsi per assumere pedagogisti nelle scuole inserendo la disciplina “Educazione emotiva” così come già avviene in Danimarca. Ribadisco con forza, occorre 1 ora settimanale dedicata all’emotività degli alunni per
renderli non solo responsabili, ma anche motivati, consapevoli, capaci di un pensiero logico che li porti a ragionare con il cuore e con la mente.
Saper affrontare emotivamente la vita è una chiave per il successo personale a prescindere dalle competenze specifiche acquisite.

La scuola genera pedagogia, respirandola quotidianamente e per saperla acquisire ed esprimere nel migliore dei modi occorre tutta la professionalità del docente coadiuvato dall’esperto pedagogista che sappia generare passione emotiva. Se in
Italia vogliamo veramente una scuola di qualità, occorre necessariamente inserire la figura del pedagogista nel mondo della scuola.

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