Alla scuola primaria tornano i voti numerici? Il pedagogista Corsini: “Sarebbe una scelta antiscientifica che danneggerebbe alunni e docenti” [INTERVISTA]

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Il Governo vuole dare una impronta forte al sistema scolastico. E anche la valutazione degli apprendimenti potrebbe subire modifiche: il ritorno, alla scuola primaria, dei voti.

Si tratta di una proposta che è stata annunciata pochi giorni fa dal sottosegretario all’Istruzione Paola Frassinetti, che ha detto: “Ho già detto al ministro di voler rimettere i voti alle primarie. Noi vogliamo che la scuola torni a essere un ascensore sociale che è nel dna della destra. Non possiamo far sì che sia soltanto il portafoglio dei genitori a determinare il percorso dello studente. Tutti devono partire dallo stesso piano, poi chi merita va avanti a prescindere dal portafoglio”.

Frassinetti dunque punta a riaprire un tema che negli anni scorsi aveva suscitato non poche polemiche.

Giudizi alla primaria

Dall’anno scolastico 2020/2021, infatti, la valutazione periodica e finale degli apprendimenti nella scuola primaria è espressa, per ciascuna delle discipline di studio previste dalle Indicazioni Nazionali, compreso l’insegnamento di educazione civica attraverso un giudizio descrittivo riportato nel documento di valutazione.

I docenti valutano, per ciascun alunno, il livello di acquisizione dei singoli obiettivi di apprendimento individuati nella progettazione annuale e appositamente selezionati come oggetto di valutazione periodica e finale.
A questo scopo e in coerenza con la certificazione delle competenze per la quinta classe della scuola primaria, sono individuati quattro livelli di apprendimento:
● avanzato;
● intermedio;
● base;
● in via di prima acquisizione.

Se il Governo e il Ministro Valditara portassero avanti questa strada sarebbe una scelta giusta? Lo abbiamo chiesto a Cristiano Corsini, professore di Pedagogia sperimentale all’Università Roma 3, che ad Orizzonte Scuola analizza la questione valutazione sotto molteplici aspetti, toccando anche quello delle prove Invalsi.

Pochi giorni fa la sottosegretaria Frassinetti ha annunciato di star iniziando a lavorare con il Ministero per ripristinare i voti numerici alla primaria. Sarebbe una scelta giusta?

Sarebbe una scelta scientificamente infondata, che farebbe del male agli apprendimenti, peggiorerebbe la situazione. La ricerca scientifica ci dice che i numeri non aiutano. Quindi, se così fosse, sarebbe solo una scelta ideologica di basso livello, sarebbe pericolosa ma non sarebbe la prima volta. Sarebbe un guaio dato che c’è ancora un grande lavoro di formazione dei docenti su questo tema.

Per quale motivo?

Le vittime di questa scelta sarebbero prima di tutto gli alunni e poi i docenti. Poi le famiglie. Una scelta antiscientifica, forse servirebbe per aumentare il consenso politico, perché la gente vuole i numeri. Ma a livello scientifico, non si può dire assolutamente nulla di buono su questa strada.

Cosa ne pensa di questi dati Invalsi? Condivide l’allarmismo di molti?

Credo che i dati evidenzino dei problemi, così come da qualche anno. Fra questi problemi, sicuramente le iniquità del sistema scolastico. Purtroppo c’è però troppo allarmismo. L’allarmismo non ci fa prendere decisioni intelligenti.

Perchè sull’invalsi si crea questo scontro netto fra favorevoli e contrari, secondo lei?

La verità sta nel fatto che le prove sono utili in alcuni aspetti e inutili in altri. Giudicare giusto o sbagliato in questo modo è facile, lo scontro è facile. Si sceglie la via più semplice. Ma pochi dicono che uno dei problemi principali delle prove Invalsi è la scarsa chiarezza dei test. Misurano le competenze di un individuo? Le competenze degli insegnanti? Non c’è chiarezza su questo. In questo modo si spinge la gente ad attaccare o difendere a priori le prove.

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