Il Parlamento chiede stabilizzazione dei docenti di sostegno

di
ipsef

red – A seguito della sentenza n. 80 del 22 febbraio 2010 da parte della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittimo l’articolo 2 della Finanziaria per il 2008, che poneva un tetto al numero di insegnanti di sostegno, senza tenere conto delle situazioni specifiche degli alunni, il mondo politico si mobilita per l’assunzione dei docenti di sostegno.

red – A seguito della sentenza n. 80 del 22 febbraio 2010 da parte della Corte Costituzionale che ha dichiarato illegittimo l’articolo 2 della Finanziaria per il 2008, che poneva un tetto al numero di insegnanti di sostegno, senza tenere conto delle situazioni specifiche degli alunni, il mondo politico si mobilita per l’assunzione dei docenti di sostegno.

L’On Delfino (UDC) ha infatti presentato una interrogazione parlamentare con la quale, facendo riferimento all’incostituzionalità della norma contenuta nella legge finanziaria, chiede iniziative in modo da introdurre una revisione della norma e procedere alla stabilizzazione degli insegnanti di sostegno attualmente in servizio.

La sentenza aprirebbe le porte ad un numero di insegnanti di sostegno che varia dai 10 mila alle 20 mila unità.

Atto Camera

Interrogazione a risposta immediata in Assemblea 3-00954
presentata da
TERESIO DELFINO
martedì 9 marzo 2010, seduta n.296

DELFINO, VIETTI, DE POLI, GALLETTI, PEZZOTTA, CAPITANIO SANTOLINI, CIOCCHETTI, COMPAGNON, CICCANTI, VOLONTÈ, MEREU e ANNA TERESA FORMISANO. –
Al Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca.
– Per sapere – premesso che:

con la sentenza n. 80 del 22 febbraio 2010, la Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità dell’articolo 2 della legge n. 244 del 2007 (legge finanziaria per il 2008) nella parte in cui:

a) fissa un limite massimo al numero dei posti degli insegnanti di sostegno (comma 413);

b) esclude – in presenza di studenti con disabilità grave – la possibilità di assumere insegnanti di sostegno in deroga (comma 414);

la norma che pone un tetto ai professori di sostegno violerebbe ben otto articoli della Costituzione, rendendo impossibile «per il disabile grave conseguire il livello di istruzione obbligatoria prevista, quello superiore e l’avviamento professionale propedeutico per l’inserimento nel mondo del lavoro», «in contrasto con i valori di solidarietà collettiva nei confronti dei disabili gravi» ed impedirebbe «il pieno sviluppo, la loro effettiva partecipazione alla vita politica, economica e sociale del Paese», introducendo «un regime discriminatorio illogico e irrazionale che non tiene conto del diverso grado di disabilità di tali persone, incidendo così sul nucleo minimo dei loro diritti»;

per le associazioni che riuniscono i genitori di portatori di handicap si tratta di una vittoria importante dopo mesi di proteste e manifestazioni contro una norma che condannava i diversamente abili a «non avere insegnanti di sostegno, alla mancanza di continuità didattica, ad avere dirigenti scolastici e insegnanti incompetenti e non aggiornati, alle barriere architettoniche che impediscono di frequentare la scuola, a non avere l’assistenza igienica necessaria all’assenza di strutture in cui crescere e vivere e ad essere dimenticato»;

il pronunciamento della Corte costituzionale riaprirebbe, di fatto, le porte delle aule scolastiche ad un numero considerevole di docenti di sostegno, variabile fra le 10 e le 20 mila unità;

si ricorda che quest’anno, a fronte di un aumento di oltre 5 mila alunni disabili, l’organico è calato di oltre 400 posti: passando da 90.882 a 90.469 posti, con il risultato che parecchi alunni disabili, anche in grave situazione, hanno visto calare le ore dedicate loro dall’insegnante di sostegno;

questa situazione è il corollario naturale dei tagli lineari prodotti dal Governo, che hanno determinato gravi difficoltà nella riorganizzazione del personale docente, soprattutto per i plessi scolastici situati in zone montane e disagiate;

l’accoglienza e la piena integrazione dei soggetti disabili contraddistingue il livello di civiltà di una società e rappresenta per la scuola italiana un segnale di qualità -:

se non ritenga, in tempi rapidi, di adottare iniziative volte ad introdurre una revisione della normativa di cui in premessa e, nell’immediato, di procedere alla stabilizzazione degli insegnanti di sostegno precari attualmente in servizio.(3-00941)

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