Il nuovo decreto inclusione mantiene gli errori della legge precedente

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Inviato da Giuseppe Guastini – Se la versione che circola in rete corrisponde al testo che andrà in gazzetta, del nuovissimo “decreto inclusione”, da poco approvato dal Consiglio dei Ministri in sostituzione del D.L.vo 66/2017, si può già dire che libera il paesaggio scolastico da svariate anomalie disseminate dalla norma precedente, mantenendone tuttavia l’aberrazione più grande. 

EMERSO IL GRUPPO DI LAVORO OPERATIVO PER L’INCLUSIONE

Tra le anomalie del precedente decreto 66/2017 una delle più sorprendenti era quella di aver letteralmente dimenticato il gruppo di lavoro operativo (quale il vecchio GLHO). Si tratta di un’omissione piuttosto seria in quanto il predetto gruppo è organo di prossimità rispetto agli alunni/studenti con disabilità, che integra competenze pedagogico-didattiche, cliniche e socio-assistenziali in ragione delle caratteristiche e dei fabbisogni idiologici e contestuali di ciascun alunno/studente. Il nuovo decreto, all’Art. 9 (quello che sostituisce e rinnova l’intero Art. 15 della L. 104/1992), sana questa omissione conferendo consistenza, ruolo e visibilità a tale fondamentale organo (si veda il comma 10 del nuovo Art. 15).                                      Stando alla nuova formulazione la sigla del gruppo operativo sarebbe “GLOI”. 

TUTTI GLI ALTRI FUORI

Non è questo l’unico merito del nuovo decreto il quale mantiene però una delle più gravi aberrazioni del decreto 66: secondo l’Art. 2 (campo di applicazione) l’intero sistema  inclusivo d’istituto e la sua governance si applica esclusivamente agli alunni/studenti con disabilità, tagliando praticamente fuori dal percorso inclusivo i DSA (L. 170/2010), gli altri disturbi evolutivi e il disagio socio-culturale-linguistico (direttiva 27/12/2012 e CM 8/2013); ne consegue che gli alunni/studenti che esprimono queste tipologie di BES rischiano, ope legis, una preventiva esclusione dall’inclusione (!).

 

IL PARADIGMA INCLUSIVO SECONDO LA 

DIRETTIVA MINISTERIALE  27/12/2012

IL NUOVO PARADIGMA SECONDO IL D.Lvo 66/2017, MANTENUTO NEL NUOVO DECRETO INCLUSIONE
1. Bisogni Educativi Speciali (BES) 

L’area dello svantaggio scolastico è molto più ampia di quella riferibile esplicitamente alla presenza di deficit. In ogni classe ci sono alunni che presentano una richiesta di speciale attenzione per una varietà di ragioni: svantaggio sociale e culturale, disturbi specifici di apprendimento e/o disturbi evolutivi specifici, difficoltà derivanti dalla non conoscenza della cultura e della lingua italiana perché appartenenti a culture diverse…Quest’area dello svantaggio scolastico…viene indicata come area dei Bisogni Educativi Speciali…Vi sono comprese tre grandi sotto-categorie: quella della disabilità; quella dei disturbi evolutivi specifici e quella dello svantaggio socio-economico, linguistico, culturale

D.L.vo 66/2017

Art. 2 – Ambito di applicazione 

1. Le disposizioni di cui al presente decreto si applicano esclusivamente alle bambine e ai bambini della scuola dell’infanzia, alle alunne e agli alunni della scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado, alle studentesse e agli studenti della scuola secondaria di secondo grado con disabilità certificata ai sensi dell’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104

   

(nel nuovo decreto la formulazione finale è la seguente:certificati ai sensi dell’articolo 3 della legge 5 febbraio 1992, n. 104una modifica che, come si vede, non introduce alcun cambiamento sostanziale rispetto al vecchio decreto 66)

 

Se il testo definitivo dovesse rimanere questo verrebbe confermato il clamoroso rovesciamento  praticato dal decreto 66/2017. Probabilmente il legislatore del 2017 aveva in realtà la sola preoccupazione di rimarcare la restrizione delle risorse di sostegno e il percorso di certificazione alla sola disabilità; ma scrivendo, forse con troppa disinvolta superficialità, quello che ha scritto nell’Art. 2, comma 1, ha finito per sbarrare l’accesso degli alunni/studenti con disgrafia, dislessia, disortografia, discalculia, disturbi del linguaggio, ADHD di tipo lieve, funzionamento cognitivo limite etc. all’intero protocollo inclusivo, sia d’istituto (Piano per l’inclusione , GLI e GLOI) che territoriale: GLIR e GIT. E’ opportuno ricordare che i disturbi e le patologie ora citate, normalmente sono fuori dal raggio d’azione della L.104/1992 ma  implicano ugualmente l’adozione di uno specifico Piano Didattico Personalizzato (PDP) e adeguate strategie inclusive. 

Malgrado ciò, stando ai contenuti dell’Art. 2, alunni/studenti che esprimono BES diversi dalla disabilità non possono rientrare nel campo di attenzione della governance inclusiva d’istituto: GLI, GLOI e del Piano per l’inclusione d’istituto e nemmeno di GLIR e GIT. Non sono richieste competenze particolarmente sviluppate per comprendere come non possa sussistere un Piano per l’inclusione d’istituto che non “includa” anche gli alunni/studenti con BES diversi dalla disabilità; diversamente ci troveremmo di fronte ad una vera antinomia.

L’augurio è che il legislatore del 2019 provveda rapidamente a porre rimedio a questa autentica aberrazione.

UN’ULTIMA QUESTIONE

Nel decreto inclusione è stata mantenuta intatta un’altra poco fortunata disposizione del precedente decreto 66/2017, relativa alla dotazione organica di sostegno:

 

Art. 20 – Copertura finanziaria 

1. Le attività di cui all’articolo 3, comma 2, lettera a), sono svolte dall’organico dell’autonomia esclusivamente nell’ambito dell’organico dei posti di sostegno, con la procedura di cui all’articolo 10 del presente decreto, fermo restando quanto previsto dall’articolo 1, comma 75, della legge 13 luglio 2015, n. 107

 

L’Art. 1, comma 75 della L. 107/2015 (“buona scuola”) recita:

 

75. L’organico dei posti di  sostegno è determinato nel limite previsto dall’articolo 2, comma 414, secondo periodo, della legge  24 dicembre 2007, n. 244 (legge finanziaria 2008; ndr)

A tale riguardo va ricordato che la Corte Costituzionale, con sentenza n° 80/2010, ha dichiarato incostituzionali i commi 413 e 414 della legge 244/2007, laddove vengono preventivamente stabiliti  limiti ai posti di sostegno (il comma 75 fa uso proprio della parola “limite”).

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