Il nuovo anno scolastico deve iniziare sotto il segno dell’educazione. Lettera

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Inviata da Fernando Mazzeo – In questo periodo che sembra voler distruggere tutto ciò che di più significativo appartiene all’uomo, la scuola e l’educazione costituiscono il patrimonio preziosissimo e la forza contro quella diseducativa ventata gelida che sta soffiando all’interno della nostra società.

Un nuovo patto educativo è basamento di certezza contro quei vuoti di luce, contro quei tanti inutili provvedimenti che, spesso, provengono da chi dovrebbe avere il compito di costruire ed edificare sotto il segno dell’educazione e, invece, con discutibili azioni, sembra cooperare a indebolire o sgretolare ogni progetto educativo.

Per tornare a possedere e sentire la scuola e l’educazione con la freschezza e l’ardore di chi incontra la luce dopo una fase di buio, c’è bisogno dell’incontro, del desiderio di stare insieme e di cercare l’altro, per infondere fiducia, conforto, speranza e coraggio.

Quando c’è la passione educativa, si trova il modo per mettersi in contatto con i tanti giovani che vivono esperienze tumultuose e di isolamento, che diventano sempre più complicate e affannose.

Occorre, dunque, saper trovare e difendere momenti di rifornimento e di ricarica dello spirito, che ti spingono a cercare la “persona”, per comunicare con lei, per accoglierla con un gesto d’offerta, con uno sguardo d’amore che ti vive dentro.

Il rapporto educativo deve avere una forza esplosiva di irradiazione e di contagio, deve emanare luce e illuminare come quelle statuette fosforescenti che, tenute per qualche tempo a contatto con la luce, dopo diventano luminose. Gli occhi e ogni sguardo che educa irradiano luce e comunicano luce.

Purtroppo, oggi, le nostre scuole e la nostra società brulicano di persone, a volte, svagate, assenti o indifferenti nei confronti dell’educazione; poche hanno il volto inondato dallo splendido fulgore di chi sa accogliere con amore la propria missione educativa, pochi ragazzi sentono di essere l’oggetto personale di un’attenzione e di amore immenso.

L’educazione deve necessariamente essere qualcosa che scotta, deve essere come una fiamma viva che brucia e non consente più di rimanere quel che si era. Ed è un dono grande sentire nel profondo dell’anima la certezza assoluta che c’è qualcuno che ti comunica valori da incarnare e vivere nel tessuto vivo della vita di ogni giorno.

Ogni alunno deve poter avere la fortuna di riconoscere, fra mille, l’ immagine di un educatore che, lungo i binari della vita, continua a stare accanto, ad aiutare, ad appianare il cammino, a dare gioia e conforto.

Un educatore che ama ed è amato riesce sempre a far vedere, nella monotonia delle giornate sempre uguali, nei fallimenti, negli insuccessi, nella catena di contrattempi, nella fatica, nella delusione e nell’ingratitudine, riflessi di luce, spazi e ambienti di vita, dove nulla è inutile o indifferente, dove tutto è dono d’amore che attende di essere pienamente vissuto.

Nel deserto della solitudine dei tempi moderni, c’è bisogno di un prolungamento di umanità (di scuola) per annunciare, con l’eloquenza travolgente dell’amore educativo, una presenza colma di speranza e di virtù, che svolge incessantemente la sua missione, che aiuta a lottare nel travaglio di una vita sempre più complicata, difficile e faticosa.

Non è più possibile rimanere in una sorta di precarietà e provvisorietà perenni, non è più possibile
scaricare nella scuola e nell’educazione gli affanni di tanti giovani, che hanno solo bisogno di
fiducia reciproca, di testimoni dell’autenticità umana, dell’amicizia e, in particolare, di educatori
veramente capaci di promuovere la dignità della persona.

La superficialità, la provvisorietà, l’indifferenza e l’avversione contro la scuola e l’educazione
devono cadere. La relazione educativa deve aprirsi all’amicizia e alla bontà. È la presenza di una
testimonianza silenziosa di fiducia nell’educazione di cui, oggi, ha bisogno la nostra società.

Le parole, anche le più elevate, non attraggono e non convincono più. È la testimonianza di una scuola sentita come parte integrante di sé, vissuta, creduta e amata, che veramente convince e attrae.
A livello educativo tutto deve cambiare, per far sì che nella scuola vi siano testimoni culturali credibili che avvicinino e non allontanino.

Dopo l’esperienza post Covid, la nuova formazione deve rinascere sotto il segno dell’educazione, deve segnare una svolta, dando alla vita scolastica un respiro più ampio, più idoneo alle esigenze dei tempi, con l’appello insistente e illuminato all’ammirazione e allo stupore educativo.

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