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Il modello di Hull e l’apprendimento ipotetico-deduttivo. Rinforzo, condizionamento, decondizionamento

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Quello di Hull è un modello di apprendimento ipotetico-deduttivo elaborato negli anni ’40 da uno psicologo americano che cercò di spiegare la natura della motivazione attraverso le leggi del comportamentismo.

Secondo Clark Hull, era possibile rendere sistematica la psicologia, alla stregua di altre discipline contemporanee come la matematica e la logica formale.
Nel suo libro “Mathematico-Deductive Theory of Rote Learning”, infatti, egli esprime le sue scoperte in ambito psicologico con delle formule matematiche (oltre che con delle espressioni verbali, ovviamente). Ciò fu sufficiente per definire la sua teoria “matematico-deduttiva”.

Il modello

Il metodo di Hull è, in effetti, di tipo formale e, partendo da principi indefiniti e definizioni, si sviluppa in postulati, corollari, teoremi e problemi.
I postulati vengono enunciati prima in forma verbale, poi in notazione logica simbolica formale e infine spiegati e fortificati da esempi sperimentali. I teoremi sono enunciati, poi dimostrati per derivazione matematica da definizioni e postulati e, infine, testati con degli esperimenti (quando possibile).

La centralità dell’abitudine

La teoria di Hull, tra i vari postulati, evidenzia una decisa centralità del concetto di abitudine: secondo lo psicologo, “la forza dell’abitudine è direttamente proporzionale al numero delle associazioni fra stimolo e risposta a essa connesse che hanno subito un rinforzo”. Come prima di lui Pavlov e altri comportamentisti, Hull presuppone che il comportamento umano possa essere spiegato in base allo schema “stimolo-risposta-rinforzo”.

L’omeostasi

Ed è proprio attraverso questo schema – ma soprattutto grazie al rinforzo – che in un individuo si forma l’abitudine, che rafforza un comportamento desiderato. Non a caso, nel nostro corpo esiste un concetto chiamato omeostasi, ovvero un processo che innesca il nostro organismo per stabilire un certo stato di equilibrio nel momento in cui si sente un impulso. Un esempio: al sentire i morsi della fame, il corpo crea uno stato spiacevole, per ridurre il quale uomini e animali cercano di procacciarsi del cibo. Dunque, ecco spiegato un comportamento psicologico su basi numeriche e quantitative, come era negli intenti di Hull.

Comportamento e apprendimento

L’importanza del modello di Hull sta proprio in questo: nell’intuizione che un comportamento si possa modellare con metodo rigoroso.
Questo significa che un insegnante può contare sul rinforzo per: – migliorare la tempistica di apprendimento di un discente

  • insegnargli a dominare un impulso (es. fame) per rispettare i tempi della società (es. ricreazione);
  • modellare il proprio comportamento in maniera sistematica e non episodica.

Una modificazione più o meno stabile del nostro comportamento indotta dall’esperienza, infatti, è proprio la definizione di apprendimento: compito dell’insegnante è dunque far rientrare il rinforzo nell’esperienza dei discenti, in modo da operare un condizionamento.

Condizionamento e decondizionamento a scuola

Con il termine “condizionamento” si designa il meccanismo in base al quale l’associazione ripetuta di uno stimolo neutro (ad es. un campanello) con una risposta non correlata direttamente (salivazione da parte del cane di Pavlov) ha come conseguenza la presenza della risposta dopo tale stimolo.

Il condizionamento, dunque, è costituito dall’azione di fattori interni ed esterni (anche quelli del docente) che influenzano il processo formativo, e può essere positivo e negativo: l’educazione è sicuramente positiva. Tuttavia, a partire dagli anni ’60 – negli Stati Uniti – si notò che serviva, a volte, anche un processo opposto – e propedeutico a quello del condizionamento, ovvero il decondizionamento, da attuare in un piano di interventi compensativi. Infatti, gli insegnanti e gli studiosi americani constatarono che una gran parte di alunni non raggiungeva gli stessi risultati formativi, ma presentava grosse difficoltà nell’apprendimento. Si capì che ciò era dovuto all’ambiente sociale di appartenenza del discente.

Nonostante il programma americano, intitolato “Head-Start”, non ebbe successo nel decondizionare i ragazzi in condizioni di disagio socio-economico, è rimasto nelle teorie dei comportamentisti ambientalisti l’ipotesi che un’azione correttiva – da parte della scuola -fondata su decondizionamento e successivo condizionamento, possa aiutare a suscitare motivazioni e comportamenti corretti in classe.

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