“Il mito ossessivo del programma”. Lettera

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Inviato da Enrico Maranzana – Il ministro Patrizio Bianchi ha ricordato l’inderogabilità delle norme e, in particolare, ha biasimato la ricorrente disattenzione per la finalità del sistema educativo. Le attività didattiche di molte scuole, ivi compresa la valutazione, sono tuttora orientate sui contenuti dei programmi ministeriali.

Nel mondo contemporaneo, la cui evoluzione è cangiante e imprevedibile, le materie di studio sono diventate palestre, luoghi in cui gli studenti affinano le loro potenzialità. Ne consegue il superamento della parcellizzazione degli insegnamenti: tutti i docenti condividono il traguardo istituzionale.

Un cambiamento che implica la ridefinizione della dimensione della professionalità dei docenti e l’eliminazione di tutte le incrostazioni che impediscono la flessibilità richiesta dal nuovo scenario. Tra queste spiccano i libri di testo; essi scandiscono la vita delle classi e costituiscono un deterrente per la “progettazione formativa – educativa – dell’istruzione”.

Per facilitare la disseminazione del nuovo modus operandi si potrebbero incentivare gli organismi collegiali a documentare le loro attività.

Il Collegio dei docenti pubblicizzerà la “programmazione dell’azione educativa” volta a conseguire le competenze generali indicate nel Piano Triennale dell’Offerta Formativa.

Il Consiglio di classe socializzerà la strategia adottata per la “realizzazione del coordinamento didattico”: gli insegnamenti, unitariamente, convergeranno verso gli obiettivi elaborati dal Collegio.

I docenti documenteranno la progettazione didattica che avrà una duplice finalità: le indicazioni del Consiglio e la trasmissione di una precisa immagine della propria disciplina. Utilizzeranno modelli standardizzati che esplicitano gli obiettivi rappresentati dalle competenza da acquisire, le stimolazioni fornite, le fasi e i tempi del lavoro, la tipologia del controllo

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