Argomenti Didattica

Tutti gli argomenti

“Il mio canto libero”, i benefici dell’educazione musicale, l’etica, la comunicazione, i giovani: un’UdA per le classi quinte primarie per annullare le barriere che il linguaggio verbale impone

WhatsApp
Telegram

I benefici dell’educazione musicale nelle nostre scuole (laddove esiste, naturalmente) sono immensi e molto benefici per gli allievi. La musica ha un urto benefico e positivo sul rendimento scolastico di un alunno (di qualunque età e, in maniera particolare, di un alunno della Primaria e, perché no, anche della Secondaria di I grado), aiuta a accrescere le abilità sociali ed è capace di fornire uno sbocco per la creatività che è importantissima per lo sviluppo di un alunno, della sua personalità. L’educazione musicale spinge, con un positivo intervento educativo e formativo, l’apprendimento di un alunno a nuovi livelli e, per questo motivo, dovrebbe sempre essere considerata una parte fondamentale del processo educativo di un alunno.

L’educazione alla musica e l’impatto sull’apprendimento degli allievi

L’educazione alla musica (intesa proprio così per meglio far comprendere che educare alla musica equivale ad educare all’ascolto, all’introiettare le note e la loro creatività musicale) migliora e sviluppa le abilità linguistiche negli alunni. La musica fornisce importanti stimoli al cervello e, con le sue numerose note che si alternano sul pentagramma e i suoi testi, gli allievi sono esposti a una grande quantità di emozioni, di parole, di straordinari alternarsi di note. La musica assegna anche agli alunni la possibilità di avvicinarsi alle lingue straniere (per questo abbiamo detto che l’educazione alla musica è, talvolta, cosa diversa di educazione musicale), il che crea una base per la capacità dello studente di abbracciare un’altra lingua diversa da quella madre e di comprenderla, usarla, farla propria. La musica, dicevamo prima, è un veicolo per eccellenti capacità di memoria. Ricordiamoci sempre la scelta da fare proiettata alla “educazione alla musica”. Avete mai ascoltato una canzone per la prima volta? Avete provato a leggerne il testo? Quanti di voi ricordano quanto riportato nel testo? Avete provato ad impararlo? Anche chi non è davvero un musicista è capace di vivere e di sperimentare questo fenomeno. Servendosi di melodie orecchiabili e una varietà di suoni, la musica ha un modo per “introiettarsi” dentro noi e diventa un potente strumento di apprendimento se usata in modo appropriato. Ecco che imparare le lingue straniere diventa piacevole e semplicissimo. Come ribadito in precedenza, la musica aiuta le capacità dei nostri bambini e dei nostri ragazzi di memorizzazione. Infine, ai testi delle canzoni, gli allievi aggiungono la memorizzazione di tutti gli aspetti della musica quando si preparano per un’esibizione. Sì. Le esibizioni che stanno diminuendo nelle nostre scuole. Stanno scomparendo anche nelle scuole primarie. O sono diventate statiche, di poco empatismo, spesso lasciate a delle registrazioni su dvd e cessano di avere quegli impatti che restano, invece, nelle esibizioni in presenza. Gli allievi devono ricordare ritmi, altezze, dinamiche e molti altri elementi contemporaneamente. Gli allievi possono successivamente spostare quelle capacità di memoria esercitate nella musica e impiegarle nei loro studi scolastici con grandi benefici per ogni educazione e ogni disciplina.

Schopenhauer, Beatrice Piccoli e la musica come mezzo di comunicazione

In soccorso alla valenza educativa e formativa della musica giunge la studentessa Beatrice Piccoli della 5b linguistico del famoso Liceo Percoto di Udine che riallacciandosi a Schopenhauer afferma che “in realtà la musica deve essere ritenuta superiore alla filosofia, come mezzo di comunicazione, in quanto il suo linguaggio è universale, arriva a tutti e riesce a rendere concetti complessi in maniera immediata”. Ragionamento complesso, quello di Beatrice Piccoli, un esempio tangibile di percorsi metodologici e pedagogici di rilevante portata, che prende spunto da quanto affermato dal filosofo tedesco Arthur Schopenhauer, secondo il quale “la vita è permeata dal dolore”. Scrive la brillante studentessa Beatrice Piccoli della 5 B, indirizzo “Linguistico” del prestigioso Liceo “Caterina Percoto” di Udine “Nulla sfugge alla sofferenza, neanche le cose inanimate, le quali patiscono al pari degli uomini e degli animali, seppur inconsciamente. Il pessimismo cosmico del filosofo, contenuto e argomentato all’interno dell’opera “Il mondo come volontà e rappresentazione”, si manifesta in maniera eclatante nella concezione della vita descritta da Schopenhauer. Infatti, secondo il filosofo la vita sarebbe un ciclo continuo, in cui il principio e la fine di ogni cosa è sempre e solo il dolore. L’essere umano soffre, poiché inevitabilmente destinato a soccombere alla volontà di vivere. Quando egli percepisce una mancanza, cerca di colmarla, ma così facendo non apporta a se stesso nessun reale beneficio, se non il piacere effimero di aver sanato una lacuna. Allo stesso tempo, il piacere provato nell’aver soddisfatto il vuoto lasciato dalla volontà di vivere, è direttamente proporzionale al dolore patito. Difatti, più grande è la sofferenza sperimentata durante il periodo di necessità, più grande sarà il piacere provato nel momento dell’appagamento. Schopenhauer ritiene che non si possa conoscere il piacere, senza aver prima patito. Ciononostante, la suddetta sensazione è fugace e destinata ad essere rimpiazzata nel giro di poco tempo dalla noia. Quest’ultima è la condizione in cui la volontà di vivere rimane quiescente fino alla manifestazione di un nuovo bisogno da soddisfare. Pertanto, l’uomo risulta intrappolato in un circolo di sofferenza continua, dal quale non può sottrarsi in alcun modo”.

La musica, il dolore e l’importante di un’educazione alla musica nella scuola

Scrive Beatrice Piccoli della 5 B dell’indirizzo “Linguistico” del Liceo “Caterina Percoto” (“Una scuola per l’Europa” come opportunamente e con grande lungimiranza, si propone) di Udine “Sebbene Schopenhauer riconosca l’impossibilità di eliminare il dolore dalla vita degli uomini, egli afferma, invece, che è possibile attenuarlo attraverso tre modalità. La prima è l’arte e in particolare la sua contemplazione, che sarebbe capace di conferire all’uomo un senso di armonia, di ordine e completezza tali da nascondere momentaneamente la volontà di vivere. La seconda è la morale, la quale non è intesa a livello di imperativo categorico Kantiano, bensì come “compassione”. Quest’ultima avvicinerebbe le persone nella continua sofferenza della vita e gli permetterebbe di fronteggiare la volontà di vivere insieme. La terza e ultima modalità è l’ascesi, ovvero l’elevazione spirituale ottenuta attraverso la meditazione e la riflessione, che ci porterebbero ad indagare la nostra dimensione più intima, nella quale risiedono i nostri desideri. Il compito dell’ascesi è quello di aiutare l’uomo ad annullare i suoi bisogni, al fine di sopprimere temporaneamente la volontà di vivere. Colui che riuscirebbe in questo intento, compierebbe un cammino ascetico, un cammino che idealmente ogni filosofo dovrebbe essere in grado di effettuare. Il fine ultimo dell’asceta è raggiungere il Nirvana, ovvero una condizione estatica, corrispondente al puro godimento dello spirito o all’annullamento di ogni realtà concreta. Di conseguenza, la filosofia sembrerebbe il mezzo perfetto, attraverso il quale l’uomo può apprendere delle diverse modalità con cui attenuare il dolore. Ad ogni modo, Schopenhauer conclude la sua teoria, affermando che in realtà la musica deve essere ritenuta superiore alla filosofia, come mezzo di comunicazione, in quanto il suo linguaggio è universale, arriva a tutti e riesce a rendere concetti complessi in maniera immediata”. “Ma – continua Beatrice Piccoli – in realtà la musica deve essere ritenuta superiore alla filosofia, come mezzo di comunicazione, in quanto il suo linguaggio è universale, arriva a tutti e riesce a rendere concetti complessi in maniera immediata”.

Aiuti sociali dell’educazione alla musica

I benefici mentali dell’educazione musicale, abbiamo detto, sono enormemente favorevoli per gli allievi nelle scuole; però, i benefici sociali sono similmente magnifici! L’educazione alla musica richiede un lavoro di squadra e una collaborazione determinante, meticolosa, costante e precisa. Intanto che suonano gli strumenti musicali contemporaneamente, gli allievi accrescono la loro capacità di ascoltare e la loro capacità di affinare l’emotività. Devono ascoltare gli altri compagni per migliorare la misura dei livelli di volume, la realizzazione di dinamiche emozionali e molto altro ancora che la musica esalta. Il lavoro di squadra (l’orchestra meglio di ogni altra forma espressiva di musicalità) e la collaborazione sono indispensabili anche quando si compiscono semplici compiti musicali come la segnatura melodica e ritmica. Gli allievi assimilano velocemente a misurare le opinioni e le idee degli altri e, più ancora, imparano come combinare in modo funzionante quei pensieri per completare il compito. Oltre al lavoro di squadra, l’educazione alla musica crea amicizie e relazioni durevoli. Gli allievi uniti nell’unica passione per la musica nella banda musicale o nel coro che si andranno a costituire nelle scuole si legano al loro amore e al piacere della musica. Posseggono momenti emozionanti e li mettono in comunione attraverso il potere emotivo e unitivo della musica, aiutano a accrescere le abilità vicendevoli e divengono un sistema di supporto vicendevole. Questo legame caratteristico ingrandisce anche il coinvolgimento degli allievi a scuola.

L’educazione musicale e le culture altre

L’educazione musicale dona agli allievi il vantaggio di esperimentare culture diverse. Nella prima educazione alla musica, l’uso di canzoni e giochi di altri Paesi del mondo è enormemente diffuso. Gli allievi fanno loro le modalità attraverso le quali giocano gli altri bambini o gli altri ragazzi e confrontano questa conoscenza con la propria vita, con le proprie esperienze personali e quelle maturate nella propria famiglia, nei propri gruppi amicali e nella propria classe. Ancora, gli allievi accrescono una cognizione delle culture altre, che porta a una consapevole e piena accettazione degli altri. Gli allievi si rendono conto che riconoscere le differenze è positivo e produce un maggiore riguardo per gli altri.

L’etica e la musica

L’educazione musicale – scrive Amanda Martin – favorisce una più grande etica e disciplina del lavoro nei bambini e nei ragazzi a seconda del grado di scuola alla quale sono iscritti. Gli imparano, facendo musica, cantando, suonando, imparano l’importanza della pratica continua. Gli allievi imparano che migliorare le abilità musicali richiede ore di studio e pratica. Per il tramite di ciò, i nostri allievi conquistano e fanno proprio un concetto più ampio di etica del lavoro e sono educati ad una disciplina meticolosa per raggiungere gli obiettivi. L’etica e la disciplina del lavoro sono fattori importanti dell’educazione musicale ed è rilevante osservare che quelle abilità di vita avranno un impatto positivo su uno studente quando entrerà nel mondo del lavoro. La musica supera i limiti del linguaggio. La musica non ha barriere linguistiche. È qualcosa che unisce le persone a prescindere dall’etnia o dal background.

Il canto e la passione dei giovanissimi come Julien Viola e Andrea Pipitone: la scuola deve fare la sua parte

Quando la scuola educa, forma, fornisce competenze, non può non leggere le tante “emozioni” che attraversano i nostri giovani. Giovani che, come afferma Julien Viola, diciannovenne alcamese, in arte JAB, sentono il bisogno di vivere con le note e dentro le note. “All’età di 17 anni ho avvertito il bisogno di sfogarmi, dal momento che tenevo tutto dentro me stesso e ho cominciato a scrivere i miei primi “pezzi musicali”. Le parole e le musiche”. La musica come terapia e come vademecum per vivere la contemporaneità. Come afferma JAB nella sua brillante “Nàre Freestyle”, “voglio il coraggio per dirti di uscire e mi comporto da codardo”. Sì, il coraggio di vivere. “Quando sono in studio a registrare le mie canzoni mi sento vivo. Attraverso la musica – continua Julien Viola – comunico le mie emozioni, i miei stati d’animo. La musica per me è la cura migliore per il male incurabile”. Il male di una società, talvolta della nostra scuola, di offrire gioia, felicità, speranza, anche fuori gli stereotipati modi di arricchire l’offerta formativa che non può e non deve essere solo potenziamento o recupero di italiano e matematica. Anche, ma non solamente. Serve, oggi più di prima, fornire speranze e leggere la realtà e il mondo con gli occhi puliti e veri dei tanti Julien Viola che continua a fare “musica anche contro tutti, perché è una cosa che mi rende felice”. Siamo capaci a rendere felici, davvero, i nostri giovani? In “Falling Italian RMX” JAB grida “un giorno io chiesi al destino … che volevo sentirmi più vivo e sai che qui mi ha mandato te in risposta”. Chiediamoci a quanti il destino ha mandato, in risposta, la musica e quanto la scuola, prescindendo l’ordine e il grado dell’istruzione, è capace di rispondere a questo richiamo. Perché la musica non è solo dei licei musicali e non può essere solo delle scuole secondarie di primo grado ad indirizzo musicale. La musica è patrimonio dell’uomo e del mondo. E molti giovani vogliono solo lei: la musica. “Eh eh, volevo solo te” canta in “Fiamma” il giovanissimo JAB che sogna “l’amore quello vero”. Ma Julien non è solo in questo viaggio nella musica e accompagnato dalla musica. Anche un altro giovanissimo, Andrea Pipitone, in un post, narra la sua determinazione nel percorrere la strada necessaria per, come dice lui, “crearsi un vero spazio”. Scrive Andrea, in un monologo d’impatto, con se stesso (per ripetere, all’infinito, che forse i nostri studenti sono più bravi di quanto noi immaginiamo) “Andre, adesso bisogna andare avanti e guardare il futuro, prendere in mano la propria vita e crearsi un vero spazio in questa carneficina”. E continuando, con quell’entusiasmo che non può che essere giovanile e sincero, scrive “ho scritto un disco pieno di amore”. Anche Andrea Pipitone, pure lui alcamese, lancia un appello al mondo, all’umanità e, potremmo affermare noi, alla scuola. Quella scuola nella quale in molti credono. Penso, per tutti, a tue grandi dirigenti scolastici Vito Emilio Piccichè e Mariella Parrinello che in questo percorso, in gradi diversi d’istruzione, hanno scommesso perché hanno creduto. Riprendendo Beatrice Piccoli della 5 B dell’indirizzo “Linguistico” del molto rinomato (non solo in Friuli Venezia Giulia, per la verità) Liceo “Caterina Percoto” di Udine, diretto con grande competenza dal dirigente scolastico professoressa Gabriella Zanocco, particolarmente attenta all’evoluzione della società contemporanea e per questo esempio di una scuola eccellente e attenta ai bisogni formativi ed educativi, che riallacciandosi a Schopenhauer afferma che “in realtà la musica deve essere ritenuta superiore alla filosofia, come mezzo di comunicazione, in quanto il suo linguaggio è universale, arriva a tutti e riesce a rendere concetti complessi in maniera immediata”. Ecco il valore inestimabile della musica.

“Il mio canto libero”: educare alla legalità attraverso la musica

L’UdA che alleghiamo nasce – si legge nel brillante documento per le classi quinte della scuola Primaria, elaborato, nel 2016, dalla prof.ssa Catia Sigismondi dell’istituto Comprensivo Cremona Uno, diretto dal competente dirigente scolastico dott. Maria Giovanna Daniela Manzia – per “promuovere la cultura della legalità nella scuola significa educare gli alunni al rispetto della dignità della persona umana, attraverso la consapevolezza dei diritti e dei doveri, con l’acquisizione delle conoscenze e l’interiorizzazione dei valori che stanno alla base della convivenza civile. La “persona” alunno e il valore positivo delle regole, intese come strumento di aiuto alle potenzialità di ciascuna persona, chiamata alla libertà e alla propria realizzazione, divengono protagonisti nell’azione educativa. In un’ottica di reale prevenzione la scuola deve aiutare i ragazzi a: accettare ed assumere responsabilità; ricordare loro che chi cresce ha diritto all’errore, ma anche alla correzione; sviluppare in loro la coscienza civile e la convinzione che la legalità è un’opportunità in più per dare senso al futuro. Il laboratorio musicale può, in questa ottica, diventare uno strumento efficace per favorire conoscenza e comunicazione, annullando le barriere che il linguaggio verbale impone: è il luogo privilegiato di innovazione, di ricerca e di sperimentazione. Attraverso la musica è possibile prendere coscienza della propria identità e di provare il piacere di sentirsi uguali agli altri, insieme agli altri; oltrepassare le frontiere senza provare senso di smarrimento e stimolare il gusto di sentirsi esploratori curiosi”.

UDA 5 Primaria IL-MIO CANTO-LIBERO

WhatsApp
Telegram

TFA sostegno VIII ciclo 2023, diventa docente di sostegno: corso di preparazione, con simulatore per la preselettiva. 100 euro, a richiesta proroga di una settimana