Per il Ministro i dirigenti chiedono soldi alle famiglie per screditare il governo. Valanga di polemiche

di
ipsef

«Sono contraria – ha dichiarato la Gelmini – ai contributi chiesti ai genitori per le spese di funzionamento delle scuole. Oggi i soldi ci sono e chi se li fa dare dalle famiglie lo fa per attaccare il governo». Ma le associazioni dei presidi e i sindacati non ci stanno e attaccano. Pubblichiamo i comunicati stampa di DISAL e ANDIS, ANP, FLCGIL

«Sono contraria – ha dichiarato la Gelmini – ai contributi chiesti ai genitori per le spese di funzionamento delle scuole. Oggi i soldi ci sono e chi se li fa dare dalle famiglie lo fa per attaccare il governo». Ma le associazioni dei presidi e i sindacati non ci stanno e attaccano. Pubblichiamo i comunicati stampa di DISAL e ANDIS, ANP, FLCGIL

ANDIS e DISAL. Il Ministro dell’Istruzione ed i miracoli dei dirigenti scolastici

I dirigenti scolastici ogni giorno tentano, a volte disperatamente, di far funzionare al meglio il servizio pubblico dell’istruzione.

Sono per buona parte virtuosi funzionari dello Stato, di uno Stato tutto sommato patrigno, perché li paga meno degli altri, scarica loro addosso i problemi dell’universo mondo e anziché ricevere encomi dai ministri che si succedono, da un
po’ d’anni sono oggetto di metaforiche bastonate, ultima (e speriamo veramente ultima) in ordine di tempo sotto forma di furente intervista oggi al quotidiano "La Repubblica".

E’ vero che il Ministro se la prende, a fine intervista, con gli "incapaci", ma dopo un sostenuto attacco alle scuole piene di soldi ed ad ai dirigenti che mendicano contributi alle famiglie per fare dispetti al Governo.

Vogliamo sommessamente far presente che la richiesta di contributi non avviene da parte dei dirigenti scolastici, ma sempre con delibera dei Consigli di Istituto (ove sono presenti genitori ed alunni, oltre che il personale scolastico), sulla base delle norme vigenti ed in forma volontaria.

I contributi rappresentano una "critica politica" al Governo?

Ognuno legge le cose come vuole: di fatto le risorse che arrivano dal Ministero sono sempre in diminuzione e quelle che riguardano il funzionamento e il finanziamento dell’autonomia in particolare.

L’ultima grana in ordine di tempo, che rischia di lasciare a secco tutte le casse scolastiche e vanificare i lievi aumenti dei finanziamenti di quest’anno, è rappresentata dal pagamento delle visite fiscali: le scuole sono obbligate a
mandarle e a pagarle, per cui i fondi del funzionamento debbono essere usati anche per il servizio sanitario.

Il possibile i dirigenti scolastici lo stanno facendo, l’impossibile spesso pure, per i miracoli qualche problema ancora rimane, vista la grande richiesta. e la penuria di santi!

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ANP. Scuole e contributi delle famiglie

Semplificare le questioni complesse è in genere un esercizio utile: a condizione di non semplificare troppo.
Così, quando il Ministro dice che i fondi per le scuole ci sono e ne indica l’entità, non sarà male ricordare che:

  • 774 milioni di euro sono l’equivalente di 100 euro per alunno: non una cifra stratosferica, soprattutto dopo 4 anni di finanziamenti a zero. In aggiunta, si tratta di somme stanziate per l’intero anno 2011, ma solo in minima parte già pervenute agli istituti, per effetto dello sfasamento temporale fra il bilancio dello Stato (che viaggia ad anno solare) e le necessità di cassa delle scuole (che seguono l’anno scolastico);
  • è vero che il servizio scolastico di base (vale a dire il normale svolgimento delle lezioni previsto dagli ordinamenti) deve essere finanziato solo con fondi pubblici; ma non è scontato che quei fondi – oltre a rappresentare il livello minimo possibile di risorse – debbano rappresentare anche il tetto massimo;
  • i contributi volontari delle famiglie non costituiscono una violazione delle norme in vigore, ma l’applicazione di una previsione legislativa esistente da molti anni (e anche di recente ribadita dalla legge 40 del 2007). Se il Ministro ritiene che si tratti di una pratica da vietare, ha gli strumenti per modificare la legge; ma, fino a quel momento, non si vede come possa essere rimproverato ai dirigenti di farvi ricorso;
  • nel profilo professionale dei dirigenti delle scuole (ancora una legge) sta scritto che “promuovono gli interventi per assicurare la qualità dei processi formativi e la collaborazione delle risorse culturali, professionali, sociali ed economiche del territorio”. Cioè che buon dirigente è colui che sa attrarre in massimo grado risorse dal territorio (esplicitamente, anche risorse economiche), non colui che le respinge, a costo di privare i propri studenti di un livello qualificato di servizi.

Quanto alla circostanza che, non solo a Torino, ma “in tutta Italia” i presidi chiedono contributi alle famiglie, sarebbe forse utile chiedersi se questo non indichi che il problema esiste dappertutto, a prescindere dai contesti sociali e territoriali.
Ipotizzare invece un improbabile accordo fra diecimila presidi, di orientamenti diversi, per fare politica antigovernativa è una di quelle semplificazioni comunicative che non giovano a comprendere e che sarebbe meglio evitare.

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FLCGIL. Il Ministro Gelmini insiste con le bugie sui finanziamenti alle scuole

Di fronte all’iniziativa delle famiglie di contribuire alle spese per il funzionamento delle scuole, il Ministro torna a prendersela con i Dirigenti scolastici

Il Ministro Gelmini, in un’intervista a “La Repubblica” del 7 aprile, si dice contraria al fatto che le scuole chiedano alle famiglie denaro per le spese più urgenti, come per l’acquisto di cancelleria e di altri materiali utili per il funzionamento.

La Gelmini sembra Biancaneve. Tutti saremmo contrari, e anche noi lo siamo, ma se denari e fondi non ci sono è perché lei stessa e Tremonti li hanno tagliati, come fanno le scuole a sopravvivere?

Questo atteggiamento delle scuole deriva da un alto senso di responsabilità che insegnanti e dirigenti notoriamente possiedono. La sottrazione di fondi e i tagli degli organici hanno messo purtroppo la scuola pubblica alle corde e le responsabilità sono solo di chi governa. La scuola pubblica è un servizio che è (dovrebbe essere) gratuito, ma la Gelmini lo ignora e poi se la prende con i Dirigenti scolastici con un’accusa curiosa: quella “di chiedere soldi” per screditare il governo. Non è una novità, già in un’altra occasione il Ministro aveva invitato i Dirigenti a candidarsi alle elezioni se vogliono far politica e li aveva accusati di non saper gestire le scuole.

Tutte le volte che la stampa evidenzia le difficoltà e i problemi reali delle scuole, derivanti dalla continua sottrazione dei soldi necessari per poter garantire almeno l’essenziale funzionamento, il Ministro nega i fatti, inventa numeri e cerca di scaricare sui lavoratori le sue responsabilità.

La realtà delle nostre scuole. Il ministro non salda nemmeno i debiti

È ridicolo che il Ministro tenti di creare una distinzione tra Dirigenti scolastici capaci di amministrare e Dirigenti incapaci, che sarebbero poi quelli chiedono soldi alle famiglie. Sul nostro sito abbiamo già avuto modo di chiarire l’andamento negli anni dei finanziamenti alle scuole e di replicare al Ministro evidenziando tutte le falsità contenute nelle sue dichiarazioni. Ricordiamo ancora una volta quale è la situazione delle nostre scuole. Queste le privazioni a cui sono sottoposte:

  • Le scuole non hanno ancora ricevuto tutti i fondi per il pagamento delle supplenze temporanee per il 2010; inoltre i pochi soldi destinati nel Programma annuale 2010 al funzionamento amministrativo e didattico, dopo due anni di azzeramento e con l’ulteriore riduzione del 10% operato da Tremonti con la legge di stabilità, non sono sufficienti nemmeno per pagare in parte le visite fiscali obbligatorie.
  • Le scuole, con l’operazione detta del “cedolino unico”, sono private di una fonte di liquidità indispensabile (oltre 1 miliardo e 500 milioni di euro) costituita dai fondi contrattuali e vivono sempre di più con le casse in “rosso”.
  • Le scuole continuano a vantare la restituzione di una enorme quantità di soldi (oltre un miliardo di euro) anticipati per far fronte alle spese obbligatorie che il MIUR continua a non volere restituire.
  • Le scuole cominciano a essere chiamate in giudizio per il pagamento di quanto dovuto ai lavoratori per le ore eccedenti e per le funzioni superiori svolte dai docenti che il MIUR continua a non finanziare.
  • Le scuole, per tutti questi motivi, sono sempre più in difficoltà mentre i fondi disponibili, continuamente ridotti, sono anche stornati in modo poco trasparente, per attività che nulla hanno a che vedere con la formazione e con la cultura. Noi, per quanto ci riguarda, continueremo a replicare punto su punto al Ministro, chiamandola ad assumersi le proprie responsabilità davanti alle scuole e al paese. Le parole “buone” e da brava signora della Gelmini, per la verità poche, offendono scuola e lavoratori, perché non risolvono lo stato di sofferenza finanziaria.

Per questo abbiamo ultimamente chiesto un incontro urgente al Ministro, vogliamo che i fondi della Legge 440/97 siano rapidamente inviati alle scuole. E chiediamo di aprire subito un tavolo di confronto con le associazione dei genitori, degli studenti e con i sindacati.

 

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