“Il ministro Bianchi garantisca i diritti di chi dice no all’insegnamento della religione cattolica”. Così l’unione degli Atei

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“Il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi persevera negli errori della ministra Azzolina. Nella circolare delle iscrizioni all’anno scolastico 2022/23 firmata pochi giorni fa dal direttore generale Maria Assunta Palermo è infatti rimasta invariata l’assurda invenzione della consegna del modulo per la scelta delle alternative all’Insegnamento della religione cattolica (Irc) al mese di giugno, quando la procedura per le iscrizioni si conclude invece nel mese di gennaio”.

Spiega così il segretario dell’Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (Uaar), Roberto Grendene, la decisione di inviare, ieri, una lettera al ministro Bianchi.

“In questo modo, data l’organizzazione della didattica, le scuole acquisiscono per tempo tutte le informazioni e possono mettere in piedi senza intoppi l’insegnamento conforme alla dottrina della Chiesa, mentre centinaia di migliaia di studenti che chiedono una scuola laica vengono messi in disparte. L’Uaar chiede al ministro di invertire la rotta e garantire il diritto all’istruzione e alla libertà religiosa di tutti quegli studenti che hanno scelto di non avvalersi dell’Irc”.

“La circolare per le iscrizioni dell’anno venturo pone particolare attenzione all’accoglimento delle domande entro il limite massimo dei posti complessivamente disponibili, tenendo conto delle risorse dell’organico e del numero e della capienza delle aule. In quest’ottica abbiamo scritto al ministro per sottoporre alla sua attenzione due questioni. Innanzitutto ancora oggi, a quasi tre mesi dall’inizio della scuola, riceviamo numerose segnalazioni di istituti che non garantiscono le attività alternative all’insegnamento della religione cattolica; i genitori riferiscono che i dirigenti motivano tali discriminazioni per mancanza di spazi e di docenti, e in maniera assolutamente illegittima e lesiva dei diritti all’istruzione e alla libertà religiosa trattengono gli alunni non avvalentisi nella stessa aula in cui si svolge l’Irc. In secondo luogo – prosegue Grendene – il Tar Lazio, con sentenza del 9 ottobre 2020, ha dichiarato contraria al buon andamento della pubblica amministrazione la discrepanza temporale fino ad allora in vigore tra la scelta di non avvalersi della religione cattolica (da effettuarsi al momento dell’iscrizione) e la scelta delle attività alternative (da effettuarsi all’inizio dell’anno scolastico), discrepanza che ha sempre avuto come effetto inevitabili ritardi nell’avvio delle attività alternative. L’allora ministra Azzolina, nell’adeguare la circolare dello scorso anno a queste direttive, non ha però risolto il problema: tale adeguamento si è infatti sostanziato in un iter burocratico contorto che ha comportato aggravio di lavoro per la P.A. e un trattamento differenziato nella procedura d’iscrizione tra chi si avvale dell’Irc (che la completa a gennaio) e chi non se ne avvale (costretto a integrare la domanda ricollegandosi a ridosso dell’estate, tra il 31 maggio e il 30 giugno). Trattamento differenziato che la circolare del ministro Bianchi conferma”.

Certi che sia interesse del ministro garantire il diritto all’istruzione e alla libertà religiosa di chi ha scelto di non avvalersi dell’Irc chiediamo:

1) di rettificare la circolare in modo che il modulo per la scelta delle alternative all’Insegnamento della religione cattolica sia parte integrante della domanda di iscrizione da presentare entro il 28 gennaio 2022;

2) di dare tutte le necessarie disposizioni ai dirigenti scolastici affinché il numero massimo di posti disponibili per l’accoglimento delle domande di iscrizione sia calcolato tenendo conto del diritto dei non avvalentisi di avere, fin dal primo giorno di scuola, un insegnante e un’aula, escludendo tassativamente l’imposizione della frequenza dell’Irc;

3) di disporre esplicitamente il divieto dell’inaccettabile pratica dello “smistamento” dei non avvalentisi in altre classi in caso di ritardi nell’avvio delle attività didattiche alternative all’Irc (in tali circostanze si dovrebbe ricorrere invece, anche per oggettive ragioni di sicurezza sanitaria, alla collocazione in dad dell’Irc)”.

“Solo così – conclude il segretario dell’Uaar – saranno garantiti i diritti di tutti gli studenti delle nostre scuole pubbliche”.

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