Il Micro-Learning. La didattica che non conoscevi

di Myriam Caratù

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Il micro-learning (detto anche bite-sized learning, ovvero “apprendimento a piccoli bocconi”, o in pillole, se vogliamo) è, come si deduce dal nome, un approccio didattico focalizzato sulla minuzia delle unità di apprendimento (o unità didattiche).

Si tratta di una metodologia “smart” e veloce, tale da plasmarsi in base alle esigenze dello studente – che può essere di ogni età e ogni livello culturale, con competenze professionali o meno: il micro-learning è dunque adattabile a tutti gli ambiti dell’apprendimento.

Micro-contenuti

L’idea di fondo è infatti che, più le unità didattiche sono piccole e dettagliate, più rimangono impresse nella mente di qualsiasi alunno, che le interiorizza con maggior facilità.

Quello su cui si pone attenzione è dunque l’uso di molteplici tipologie di contenuti, detti “micro-content”.

Si tratta dipodcast, blogpost, wiki, messaggi, foto, grafici, testi, video, post di Facebook, Twitter, audio e qualsiasi altra tipologia di contenuti multimediali – purchè siano brevi, (sessioni temporali di apprendimento dai 5 ai 10 minuti circa) e semplici (concetti scarni).

Inoltre, i micro-contenuti devono avere un focus unico, essere self-contained (ovvero contenere le proprie strutture, i sotto elementi o metadati che li organizzano), indivisibili (scomponendoli, perderebbero di significato) e recuperabili a un indirizzo web (devono avere “addressability”, ovvero essere indicizzati da un permalink associato ad ognuno di essi: un esempio è il cosiddetto DOI, che si usa per le pubblicazioni accademiche online).

Vantaggi

In virtù della sua addressability, il micro-contenuto è fruibile in maniera “on demand”, ovvero su richiesta: ciò che rende il micro-learning efficace, dunque, è anche il fatto che i soggetti possano decidere in autonomia quando intraprendere il processo formativo, in modo tale da non essere travolti dall’apprendimento, ma di poterlo controllare.

Non a caso, nella sua più recente evoluzione, il micro-learning viene ampiamente utilizzato nella nell’e-learning e nella FAD (Formazione a Distanza), in contesti d’uso differenti: dal training aziendale all’aggiornamento professionale, al testing di skills e soft skills.

La sua applicazione nella didattica in aula (ma anche nella DaD) offre la possibilità di strutturare percorsi di apprendimento agili, innovativi e multi-platform, in linea con una prospettiva di lifelong learning.

In questo modo si ribaltano i canoni dell’apprendimento tradizionale – normalmente basato sui libri, che pongono contenuti spesso lunghi e complessi, di difficile assimilazione.

Trade-off: quantità o qualità?

Ovviamente la metodologia non manca di problematiche ad essa connesse: prima fra tutte, la difficoltà di coprire l’intero programma ministeriale con questo metodo.

Per far ciò, infatti, i docenti dovrebbero effettuare una scelta non semplice, e decidere di rinunciare a qualche modulo didattico (ad esempio dovrebbero accennare brevemente ai periodi che intercorrono tra le due guerre mondiali per concentrarsi su queste ultime).

Questo va sicuramente a scapito della completezza della formazione nozionistica della classe, sebbene possa portare – quando la scelta delle unità di apprendimento sia mirata e ben pianificata – al raggiungimento delle competenze prefissate per ogni alunno in maniera qualitativamente migliore e in tempi più rapidi.

Obiettivi, destinatari, strumenti

Non a caso, il micro-learning implica strategie focalizzate a breve termine ma progettate specificatamente per la comprensione, l’apprendimento e l’educazione dell’allievo: il tutto basandosi sullo sviluppo delle sue abilità e competenze.

Tale metodologia è particolarmente d’aiuto a quegli allievi che necessitino di tempi più lunghi rispetto agli altri: può essere dunque un buon approccio anche da parte degli insegnanti di sostegno.

Ultimo aspetto degno di nota è la “smartness” del micro-learning: a differenza degli approcci di e-learning “tradizionali”, esso tende spesso ad avvantaggiarsi della tecnologia tramite le notifiche “push” (quelle tipiche degli smartphone), che catturano l’attenzione dello studente.

Così, ad esempio, quando un podcast dell’insegnante sarà pronto per la visione, all’alunno (grazie a un’app dedicata alla didattica) arriverà una notifica sullo schermo del cellulare che lo avviserà del nuovo micro-contenuto.

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