Il merito divide la scuola perché la legge è elusa. Lettera

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Inviata da Enrico Maranzana – Porta a porta, con la presenza del ministro dell’istruzione e del merito, la sera del 6 dicembre, ha cercato la risposta al quesito: perché il merito divide la scuola? La discussione è stata insipida e anarchica.

Insipida perché il concetto “merito” non è stato sviluppato, anarchica per l’assenza di riferimenti al sistema di regole vigente.

Ecco come la risposta sarebbe dovuta essere ricercata.
Le scuole deliberano il Piano Triennale dell’Offerta formativa per esprimere sia i traguardi [osservabili e misurabili] che gli studenti devono conquistare, sia le ipotesi per il loro conseguimento.
Meritorie sono le scuole che conquistano gli esiti attesi.

I collegi dei docenti “programmano l’azione educativa” per ideare percorsi funzionali alle indicazioni del PTOF e ne “valutano periodicamente l’efficacia rispetto agli obiettivi programmati”.
Meritori sono i collegi che conquistano gli esiti attesi.

I consigli di classe, responsabili del “coordinamento didattico” adattano le indicazioni del Collegio alla peculiarità degli studenti, disegnando tragitti unitari.
Meritori sono i consigli che portano gli studenti al successo formativo.

I docenti progettano occasioni d’apprendimento coerenti con gli obiettivi del consiglio di classe, illuminanti l’immagine della disciplina insegnata.
Meritori sono gli insegnanti che motivano autenticamente gli studenti.

Si può pertanto affermare che per risanare la scuola si deve abbandonare il proprio sentire, ma collocare il problema nell’alveo normativo: il merito divide la scuola perché la legge è elusa, nel disinteresse generale.

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