Il maestro Lorenzoni boccia il docente esperto: “É offensivo proporre ad una categoria fra le peggio pagate di partecipare ad un terno al lotto”

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Anche il maestro Franco Lorenzoni, coordinatore della casa-laboratorio di Cenci, interviene sulla questione docente esperto, la figura legata alla formazione degli insegnanti introdotta dal decreto aiuti-bis pochi giorni fa. E non usa toni e parole positive a tal proposito.

Secondo l’esperto, “a una categoria tra le peggio pagate in Europa, a cui non si è stati capaci di rinnovare un contratto scaduto da anni, proporre di impegnarsi a 9 anni di corsi per partecipare a un terno al lotto per rientrare, forse, nel 2031 in quell’un per cento premiato, è davvero risibile se non fosse offensivo“.

La prima bestialità  -prosegue l’insegnante – presente nella proposta surreale del pescare un solo insegnante per scuola e aumentargli di circa 300 euro il salario fra 9 anni perché qualcuno lo ha riconosciuto come “docente esperto”, sta nel fatto che il lungo percorso che dovrebbe intraprendere per arrivare a tale traguardo si presenta come un percorso individuale che poco si intreccia con ciò che nella scuola accadrà nel frattempo”.

Un altro punto critico evidenziato da uno degli esperti chiamati dal ministro Bianchi per il piano estate già nel 2021, è quello di “rendere la formazione in servizio per tutte e tutti i 650.000 docenti, obbligatoria solo sul terreno del digitale, visto come priorità assoluta“.

Secondo Lorenzoni, infatti, “le lunghe stagioni della didattica a distanza hanno dimostrato che le e gli insegnanti che hanno reagito con più efficacia e sensibilità non sono stati coloro che erano maggiormente attrezzati sul terreno tecnologico, ma coloro che avevano alle spalle pratiche di educazione attiva e didattiche capaci di mobilitare risorse, curiosità e tensioni di studentesse e studenti“.

Sono profondamente convinto che la scuola si debba e si possa autoriformare agendo soprattutto dal basso, partendo e sapendo dare valore a ciò che già si fa. Che compito del Ministero sia soprattutto quello di riconoscere e aiutare a diffondere ciò che di meglio si sperimenta, sostenendo processi che debbono necessariamente essere accompagnati a livello locale, provinciale o regionale“, aggiunge il maestro e sperimentatore didattico.

E conclude: “La relazione tra il “fare scuola” tutti i giorni in classe, affrontando difficoltà spesso crescenti, e il “fare la scuola”, immaginando e progettando spazi, tempi, stimoli culturali, modalità di formazione e collegamenti con l’esterno capaci di dare respiro all’opera educativa in un determinato territorio è un tema aperto, che va affrontato con profondità e lungimiranza“.

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