Il lavoro è sempre più precario. L’allarme della Uil. Storie di giovani sottopagati: “So fare un po’ di tutto, ma in realtà non so fare nulla”

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Il sistema scolastico si trova al centro di una crisi non indifferente caratterizzata da precarietà lavorativa e pratiche di “sfruttamento” che colpiscono in particolare i giovani insegnanti. La situazione emerge chiaramente dalle testimonianze raccolte durante la campagna sindacale contro il precariato lanciata dalla UIL.

Il caso emblematico di Marcello

A La Stampa, un insegnante 30enne, racconta il proprio caso. Dopo la laurea, ha trovato impiego in una scuola paritaria, dove insegna storia e filosofia. Tuttavia, le condizioni di lavoro che ha accettato sono poco dignitose: “Risulto assunto regolarmente, la scuola privata mi versa i contributi, mi dà una busta paga che devo firmare ma alla fine lo stipendio non lo prendo, devo restituirlo. Mi restano solo i contributi versati e il punteggio, che per me è la cosa fondamentale per conquistare un posto nella scuola pubblica.”

La pratica evidenzia la disperazione di molti giovani insegnanti disposti ad accettare condizioni di lavoro estremamente sfavorevoli pur di accumulare punteggio per entrare nel sistema scolastico pubblico.

La precarietà diffusa nel sistema educativo

Il caso del docente non è isolato. I dati presentati dalla UIL mostrano un quadro allarmante:

  • L’82,8% dei rapporti di lavoro attivati nel 2023 sono stati precari.
  • L’Italia è ultima in Europa per tasso di occupazione (61,5%) e occupazione femminile (52,5%).
  • Il 43,2% dell’occupazione giovanile è temporanea, posizionando l’Italia al secondo posto in Europa per precarietà giovanile.

I numeri riflettono una realtà in cui la stabilità lavorativa nel settore dell’istruzione è diventata l’eccezione piuttosto che la norma.

Le conseguenze sulla qualità dell’istruzione

La precarietà diffusa nel sistema scolastico ha conseguenze dirette sulla qualità dell’istruzione. Gli insegnanti, costretti a saltare da un incarico all’altro o ad accettare condizioni di lavoro inaccettabili, faticano a sviluppare continuità didattica e a investire pienamente nel loro ruolo educativo.

Inoltre, come evidenziato dalla storia di Federica, una giovane toscana di 28 anni intrappolata in una serie di stage e tirocini, molti laureati si trovano nell’impossibilità di specializzarsi adeguatamente: “So fare un po’ di tutto – ammette – ma in realtà non so fare nulla. Così non posso nemmeno candidarmi per un ruolo specifico.”

La chiamata all’azione del sindacato

Di fronte a questa situazione, la UIL ha lanciato una campagna di denuncia, portando nelle piazze italiane pannelli che ritraggono “giovani evanescenti”. Il segretario generale della UIL, Pier Paolo Bombardieri, chiede al governo di “adottare politiche strutturali affinché quei ragazzi siano trasformati da fantasmi in persone.”

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