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Il lavoro di gruppo e la “Didattica a Distanza” o “mista”

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Il lavoro di gruppo, come metodo, trae il suo modello dai simposi greci, dalla “disputa” del Medioevo e del Rinascimento (in latino disputatio, è una modalità formale di dibattito utilizzata per elaborare teorie e leggi) e, in particolare, dai seminari tedeschi universitari del XVIII secolo. Come metodo di lavoro nelle scuole, il lavoro gruppo è stato sviluppato da un tedesco, Hugo Gauding, ed è stato un argomento di interesse per la pedagogia della riforma del 1900.

La metodologia di lavoro

Si tratta, dunque, di una metodologia di lavoro, acquisita in modo significativo dalla metodologia del lavoro di progetto degli anni ’70 (ad esempio Illris, 1978). Oggi, questa forma di insegnamento costituisce una componente piuttosto centrale nella vita scolastica di molti bambini e di molti ragazzi. Poiché il lavoro di gruppo è ora una strategia metodologica centrale, è necessario chiedersi, qual è l’obiettivo di tale forma di insegnamento e come viene realizzato il lavoro di gruppo in modo concreto nell’educazione quotidiana?

L’apprendimento a distanza e il lavoro di gruppo

Tuttavia, queste sono domande centrali quando si usa il lavoro di gruppo come metodo in un corso basato sull’apprendimento a distanza. Questo articolo prende come punto di partenza la valutazione di un modulo introduttivo su un programma part-time di apprendimento a distanza in caso di ripartenza, a settembre 2020, con la didattica mista o part-time. Ci concentriamo sui diversi modi in cui gli studenti si possono organizzare e come è possibile intraprendere un lavoro di gruppo. Ci troviamo davanti a quello che, nel mondo anglosassone, chiamano “Classfronter”. Oltre ai giorni di lezione in aula, nel modello “Classfronter”, agli studenti sono erogato corsi a distanza organizzabili in gruppi in gruppi. Alcuni gruppi potrebbero essere necessari, infatti, in considerazione del fatto che potrebbero essere difficili, o addirittura impossibili, come è stato nella Didattica di Emergenza, gli incontri fisici.

Come regolare i gruppi

Tutti gruppi che i docenti avranno la bontà di costituire, saranno incoraggiati ad avere incontri regolari dove poter discutere e cooperare sugli esercizi proposti dal docente, indipendentemente dal fatto che abbiano scelto di incontrarsi fisicamente o in rete. I gruppi dovrebbero essere organizzati in maniera tale che possano individuarsi e porre nelle condizioni operative almeno quattro identità di lavoro, avere tutorial per questi gruppi, e quindi ricevere feedback dal docente (tutor, in questo caso) e dagli altri studenti quando il lavoro è è giunto al termine e quindi nella fase della presentazione.

Le diverse forme di lavoro progettuale

Il lavoro di gruppo e le diverse forme di lavoro progettuale sono stati fondamentali nel profilo educativo dei college agli inizi degli anni 1970 (Fritze e Nordkvelle, 2000). Questa forma di insegnamento fu quindi una parte importante (già apriori programmata, non nascente da alcuna emergenza) del corso di apprendimento in presenza e, dunque, a distanza. Ma come sopra menzionato, è opportuno porre domande su questo modo di organizzare il programma in un contesto di apprendimento a distanza. Con l’apprendimento a distanza, al contrario dell’insegnamento tradizionale, c’è una chiara differenza nel tempo e nello spazio tra gli studenti e il personale docente rispetto a come accade, invece, nell’insegnamento reale ( Hodgson, 1993). Questa forma di insegnamento è stata chiamata “apprendimento aperto”, a causa della struttura dell’insegnamento. Struttura che offre agli studenti un ampio grado di libertà nella pianificazione e nel completamento del loro studio e del loro lavoro (Kaufman, 1989). È, quindi, o sembrerebbe, quindi, un po’ un paradosso pianificare e attuare, fattivamente e compiutamente, un programma di apprendimento a distanza quando si basa sugli studenti che lavorano in gruppi locali con riunioni regolari o in “gruppi elettronici” organizzati su Internet e che interagiscono per lavorare sugli esercizi da presentare prima di poter sostenere l’esame finale.

L’apprendimento “accessibile”

L’apprendimento più flessibile, quello che, invece, in Italia, è stato riprogettato in occasione della pandemia della primavera 2020, è stato battezzato, nei paese anglosassoni, con concetti come “aperto”, “accessibile” o “su misura per soddisfare esigenze organizzative” della famiglia o dei ragazzi. Il programma, per quanto sia flessibile per l’utenza, contiene a una molteplicità di adempimento obbligatori, fasi caratterizzate dal coordinamento e proprio dall’organizzazione che rende il programma complesso e difficile da eseguire, anche qualora in cui dovesse risultare necessario, utile o sperimentabile anche in Italia. Questo programma di educazione part-time (o mista, come l’abbiamo definita) contiene per forza di cose un tipo di lavoro per gruppi (altrimenti l’insegnamento cesserebbe d’essere un processo partecipativo) e quindi si trova nel mezzo di paradosso.

Insegnamento flessibile, dilemmi e paradossi

I paradossi si presentano in molte forme. Le definizioni varie che si possono dare attorno al termine possono tutte sottolineare come un paradosso contenga, di per sé, contraddizioni, ma con un elemento di verità, che è di grande valore. Perche? Perché da un lato si dovrebbe scegliere una soluzione flessibile e liberale in cui gli studenti possono seguire il proprio ritmo e dipendere solo dai propri sforzi e, dall’altro, si dovrebbe seguire il consiglio degli esperti educativi o dei pedagogisti sull’importanza del gruppo all’interno dei processi sociali del progresso dell’apprendimento. La domanda, dunque, che potremmo porci è: se il lavoro di gruppo è scelto come modulo di lavoro importante, è possibile ricreare la flessibilità utilizzando il websoftware per la cooperazione? Nella letteratura sul lavoro di gruppo viene richiamata la teoria didattica sul websoftware, ma anche la psicologia sociale e la sociologia occupazionale. Se volessimo trovare un precursore, l’apprendimento cooperativo avrebbe le sue radici in Comenius (1592-1670) e nel cosiddetto “metodo Bell-Lancaster” che era popolare nelle scuole del XIX secolo, in particolare in Inghilterra e Svezia. Quando un docente insegnava ad un piccolo gruppo di allievi intelligenti, demandando loro poi il compito di diventare istruttori per i loro compagni-allievi. In questo modo un insegnante era in grado (o sarebbe, oggi, in grado) di insegnare a 100 alunni contemporaneamente, se organizzati in gruppi di lavoro o appendimento. L’idea principale era quella che “colui che insegna a un altro, impara il doppio”.

L’apprendimento cooperativo

Nella teoria dell’apprendimento cooperativo questo è ulteriormente descritto attraverso gruppi eterogenei, tali che, le diverse abilità dei partecipanti andrà a beneficio del processo di apprendimento e della comprensione di nuovi e sconosciuti materiali, strumenti e tecniche per l’insegnamento. I partecipanti devono dovrebbero porre domande su ciò che non capiscono e quelli che hanno già acquisito abilità e competenze, dovrebbero spiegarlo ad altri (Johnson, et.al 1996). Questo punto chiave è ripreso nella cosiddetta teoria dell’apprendimento socio-culturale (Dysthe, 2001). La lingua gioca un ruolo centrale nella comunicazione del significato e quando membri di pari spiegano, non si scambiano reciprocamente informazioni, lo fanno sulla base di una vicinanza e di un interesse per il significato stesso delle cose, e questo rende più facile scoprire il punto di partenza per la comprensione, per l’incomprensione o la “opportunità” per l’apprendimento.

Il contesto di apprendimento nella Didattica a Distanza

Chiaramente, è l’insegnante che affronta l’importante compito di creare un contesto per l’apprendimento, ma è, però, il dialogo nel gruppo che identifica meglio i problemi e crea soluzioni in collaborazione didattica di apprendimento. Il contributo della psicologia sociale al fenomeno è quello di comprendere le condizioni di sicurezza pedagogica e metodologica, comportamentale e relazionale, per una buona comunicazione, per una positiva creatività e per una determinante motivazione nell’apprendimento. Nell’apprendimento cooperativo questi sono focalizzati, in modo tale che tutti i membri del gruppo hanno responsabilità di entrambi i processi (sociali) determinati e di compiti determinati (cognitivi) di comando. Un importante fattore di successo è l’acquisizione delle abilità sociali, che sono necessarie per creare il dialogo nel gruppo. In larga misura, ciò implica sfide emotive nelle relazioni sociali e il rilascio di energie positive in se stessi e negli altri attraverso la comunicazione di supporto. Se il gruppo ha successo in questo percorso, infatti, ha successo tutto il processo formativo di apprendimento.

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