“Il governo vuole controllare l’Indire”, emendamento della maggioranza al Decreto Scuola (scarica TESTO). Il PD si oppone: “Assurdo mettere un commissario straordinario”

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Il governo, tramite il relatore della maggioranza, il deputato della Lega, Rossano Sasso, ha presentato un emendamento al Decreto Scuola che prevede il “commissariamento” dell’Indire, l’Istituto nazionale di documentazione, innovazione e ricerca educativa.

L’opposizione ha espresso forte opposizione a questa scelta, “accusando il governo di voler controllare ogni organismo pubblico e ledere l’autonomia dell’istituto”.

Il provvedimento, prima di entrare in vigore, dovrà essere votato in commissione alla Camera.

Secondo Irene Manzi, capogruppo del Pd in commissione Istruzione alla Camera, lo scopo dell’emendamento è chiaro: eliminare l’attuale presidente dell’Indire e nominare una figura vicina al governo con poteri ordinari e straordinari. “Questo governo vuole prendersi ogni presidio di democrazia a partire dai luoghi di elaborazione culturale e di pensiero critico”, ha affermato Manzi.

Anche Simona Malpezzi, vicepresidente Pd della commissione bicamerale infanzia e adolescenza, ha espresso la sua opposizione all’emendamento. “Non comprendo quale sia il carattere d’urgenza per mettere mano, tramite un decreto legge, all’Indire che da anni svolge un lavoro importante nello sviluppo di nuovi modelli didattici, nell’utilizzo delle nuove tecnologie nei percorsi formativi, nella ridefinizione di spazi e tempi dell’apprendimento e dell’insegnamento come nella formazione in servizio del personale docente, amministrativo, tecnico e ausiliario e dei dirigenti scolastici”, ha affermato Malpezzi.

L’Indire è un ente di ricerca del Ministero dell’Istruzione e del Merito che accompagna l’evoluzione del sistema scolastico investendo in formazione e innovazione e sostenendo i processi di miglioramento della scuola. Nei prossimi mesi, l’Indire sarà protagonista dei nuovi percorsi formativi specificamente rivolti ai docenti precari di sostegno. 

L’opposizione chiede al governo di spiegare “le ragioni di questa scelta pericolosa e incomprensibile, che lederebbe l’autonomia dell’istituto e minerebbe la democrazia”.

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