Il governo tenga conto anche dei docenti delle scuole paritarie per la stabilizzazione dei precari. Lettera

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Inviato da Tommaso Stano – Sono un docente a tempo determinato che lavora ormai da alcuni anni nella scuola paritaria. Mi fa piacere che ci sia molto fermento sulla questione della stabilizzazione dei precari nella scuola italiana in questo periodo.

Come molti miei colleghi, ripongo molta fiducia nel ministro Bianchi e nell’attuale governo Draghi affinché risolvano l’atavica problematica dell’assunzione e formazione dei docenti nella scuola italiana.

In questo contesto, spero solo che l’attuale governo, nel quadro della stabilizzazione dei precari, questa volta, tenga conto anche dei docenti della scuola paritaria, e sottolineo che non possiamo essere stabilizzati e assunti a tempo indeterminato, né dalla scuola paritaria e neppure dalla scuola statale, se non siamo provvisti di abilitazione.

L’anno scorso, nell’ambito dei concorsi indetti dall’ex ministro dell’istruzione, i docenti delle paritarie sono stati letteralmente “differenziati” dai docenti statali e costretti a non potersi iscrivere al concorso straordinario per il ruolo.

Ci siamo iscritti alla procedura per l’ottenimento della sola abilitazione, ma anche questa procedura ormai è stata ben dimenticata.

Tutto ciò porterebbe a pensare che chi lavora nel paritario svolge un ruolo diverso da chi lavora nella scuola statale, chiaramente tutto ciò non è ovviamente vero, visto che, per citare uno tra i mille esempi, io stesso a giugno, per l’ennesima volta, accompagnerò i mie studenti di 5 liceo a sostenere l’esame di Stato, lavorando in collaborazione con lo Stato e per lo Stato, remunerato anche dallo Stato.

Si capisce bene da queste mie, se vogliamo, “banali” osservazioni che dividere le categorie di precari della scuola statale dai precari della scuola paritaria non ha alcun senso.

Inoltre, senza scendere nella diatriba di come procedere alla stabilizzazione, con o senza domande a riposta aperta o chiusa, ci tengo solo a dire che pur essendo interessanti i vari aspetti teorici che riguardano la didattica e pedagogia, aspetti già approfonditi durante i corsi per il conseguimento dei 24 CFU, il vero docente si forma soltanto in classe, lavorando nella scuola e con gli studenti, magari affiancato da qualche docente più esperto per essere coadiuvato inizialmente. In altre parole, la formazione sul campo non può essere equiparata a nessuna prova o formula teorica.

Pertanto alla luce di quanto menzionato, da docente impegnato nella scuola ormai da qualche anno, direi che dovremmo abbandonare qualsivoglia polemica, soprattutto in un periodo come quello che stiamo vivendo, e dare stabilità ai docenti, senza sbarrare la strada con prove ulteriori di competenze già dimostrate sul campo.

Diamo stabilità ai docenti e daremo stabilità agli studenti e alle loro famiglie lavorando fianco a fianco giorno per giorno.

Mi farebbe molto piacere se chi di competenza leggesse queste parole, e ringrazio in anticipo chi in questo periodo si assume il delicato compito di occuparsi della scuola italiana.

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