Il Governo studia una nuova spending review, l’Istruzione potrebbe ridurre la spesa per nidi e formazione personale. Anief non ci sta: la Scuola ha già dato e troppo, servono piuttosto risorse aggiuntive per evitare il baratro

WhatsApp
Telegram

Le difficoltà dei conti pubblici stanno inducendo il Governo a programmare uova tornata di spending review: secondo l’informazione nazionale il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha richiesto a tutti i ministeri di individuare dei risparmi e anche la scuola dovrà fare la sua parte, con circa 45 milioni di euro da tagliare per l’anno in corso e altri 49 milioni per il prossimo.

Sarebbero stati anche individuati i comparti dell’Istruzione nazionale da ridimensionare: i servizi per gli asili nido, grazie ad un possibile passaggio del settore sotto l’egida del PNRR, anche se si tratterebbe di un taglio a tempo poiché a fine progetti europei la spesa tornerebbe in carico al Mef; il secondo comparto su chi si starebbe ragionando per ridurre la spesa scolastica è quello dell’aggiornamento del personale scolastico, anche se risulta una contraddizione rispetto alla legislazione vigente, introdotta con la L. 107/15, poiché la formazione va assolta dai lavoratori della scuola con modalità obbligatoria e permanente.

Dinanzi a queste prospettive, il sindacato Anief si oppone senza alcuna possibilità di mediazione: “Diciamo semplicemente basta ad altri tagli al settore dell’Istruzione: la scuola ha già dato e anche tanto, a partire dalla scellerata legge Tremonti-Gelmini che ha cancellato 4mila scuole e centinaia di migliaia di posti di lavoro andando a creare classi pollaio e distruggendo le compresenze tra i docenti. Lo confermano anche gli investimenti annuali rispetto al Prodotto interno lordo, in perenne riduzione e quasi un punto percentuale al di sotto della media UE, ancora di più rispetto agli Stati maggiori. Dove vogliamo arrivare? La verità è che arrivati a questo punto o si investe seriamente e copiosamente nella scuola o saremo condannati ad una didattica sempre meno dispensatrice di conoscenze nel primo ciclo e anche competenze in quello finale del secondo”.

“Invece di confrontarci su come meglio investire le risorse – continua il sindacalista Anief – rieccoci qui a parlare di possibili tagli. Come lavoratori della scuola e come sindacalisti rifiutiamo anche di commentare una decisione di questo genere. Abbiamo bisogno, piuttosto, di risorse fresche. Una grossa mano l’hanno data alle scuole i fondi del Pnrr. Ma al personale chi ci pensa? Servono almeno 300 euro netti di aumenti, solo per allineare gli stipendi di docenti e Ata a quelli percepiti in media nei Paesi a noi vicini”.

“Si deve, inoltre, assolutamente recuperare l’anno 2013: i lunghi blocchi contrattuali e i quasi 20 punti di inflazione accumulati negli ultimi 15 anni vanno pareggiati, come è accaduto in altri comparti. Inoltre, occorre aumentare gli organici del personale, garantire un sistema obbligatorio di formazione che per glin alunni parta dei 3 anni e arrivi ai 18, vera ‘arma’ per abbattere la dispersione. Come bisogna fare in fretta a ripristinare gli organici aggiuntivi del personale Ata e i nuovi profili professionali previsti dal contratto nazionale da noi firmato a gennaio. Infine, ma non per importante, bisogna garantire la parità di trattamento del personale precario rispetto a chi è di ruolo”, conclude Pacifico.

WhatsApp
Telegram

Abilitazione all’insegnamento 30 CFU. Corsi Abilitanti online attivi! Università Dante Alighieri