Il gioco di chi considera “tutte le scuole paritarie dei diplomifici” è impedire ai docenti di abilitarsi: un modo elegante per farle fuori

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Anna Monia Alfieri – Un evento senza precedenti, a palazzo Giustiniani, preceduto da proclami a prova di detrattori. Nei giorni scorsi sulla stampa correvano titoli come trasversalità politica, pluralismo di voci coinvolte, la scuola è un problema che ha in sè le soluzioni. Si è dimostrato possibile che i politici invochino un partito trasversale sulla scuola perché non è uno strumento partitico.

Difatti si sono viste rappresentanze trasversali di tutti i colori e le forme, tranne uno…Le senatrici Malpezzi e Gallone, da un capo all’altro dell’emiciclo, domandano soluzioni chiare che non lascino la sensazione di dover sempre ripartire dal punto zero. Dal convegno del 13 febbraio sarà difficile prescindere.

Avremo politici capaci di misurarsi con la propria responsabilità senza giocare a nascondino solo se abbiamo cittadini cosi liberi da non dare loro alcuna via di fuga. Se tutto è stato detto, se molto è stato chiarito ora occorre una trasversalità e una visione unitaria anche dalla parte di chi rivendica la garanzia del diritto.

Questa sfida sembra essere stata vinta. In perfetta continuità con il convegno del 14 Novembre 2019, al quale i saluti della Presidente Maria Elisabetta Casellati fanno chiaro riferimento, l’incontro del 13/2 allarga il cerchio. Non è un caso che fossero numerose le voci delle persone chiamate ad intervenire per dare forma a quella sostanza che il tema “scuola, autonomia, parità e libertà di scelta educativa” muove, attraverso molte volontà e tante teste.

Se alla politica si domanda responsabilità, ai cittadini è domandata una posizione unitaria che non alimenti la confusione.

Sicuramente i docenti universitari relatori hanno dato il contributo scientifico ai termini pluralismo, costi standard, scuola come ascensore sociale: ma non sono mancati i rappresentanti del mondo associativo laico e dei gestori delle scuole paritarie cattoliche, raccolti da USMI e CISM. Insomma, la scuola è un bene di interesse pubblico, che tocca tutti …e in Italia muove gli interessi di 80mila persone (quattro volte l’Ilva).

Una chiara convinzione ripetuta da tutti è che si riparta dai costi standard, assegnando una quota capitaria ai genitori,affinchè possano scegliere fra una scuola pubblica statale epubblica paritaria. Altrimenti chiaramente l’Italia risulta fuori dal mondo.

Le agenzie stampa di queste ore hanno tutte il medesimo tenore: il ricco può scegliere tra una scuola pubblicaparitaria e una pubblica statale, mentre il povero si deve accontentare, rinunciando a scegliere liberamente, come la Legge prevede, all’interno del Servizio Nazionale di Istruzione. Mentre cadono sotto la scure dell’ideologia le scuole paritarie dalle rette sotto i 3.500 euro, si foraggiano le scuole paritarie dalle rette oltre i 6mila euro che non soffrono e non chiudono.

Non si tratta di un attacco alla scuola paritaria, nè tanto meno  a quella cattolica, ma è una chiara scelta di favorire un sistema classista che rafforza il ricco, rendendolo sempre più ricco e potente con maggiori chance culturali, ediscrimina il povero, sempre più povero di strumenti e di occasioni di riscatto che solo la scuola può offrire.

Quindi non si chiede l’elemosina dei contributi o il favore di esistere aprendo i concorsi per i docenti … che sappiamo tutti essere un dovere di legge, ma si chiarisca il giochetto.

Per anni è stata impedita la libertà di scelta educativa dei genitori, sono stati discriminati i disabili e i docenti, ma sono sopravvissute 12 mila scuole paritarie che in modo caparbio hanno considerato il pluralismo educativo un valore irrinunciabile le per un Paese democratico (il monopolio educativo fa danni, come tutti i monopoli).

Il gioco di chi considera “tutte le scuole paritarie dei diplomifici” (testuale) è di impedire ai docenti di abilitarsi: quindi, se lo Stato non permette questo, come sta avvenendo, le scuole paritarie – non potendo assumere docenti abilitati – perdono la parità. E’ un modo elegante per “farle fuori” senza toccare la Legge 62/2000, anzi, agendo conformemente a quella. D’altronde tra i requisiti della Parità è fatto obbligo di

a) assumere docenti abilitati (si sta impedendo ai docenti di abilitarsi per insegnare nella scuola paritaria)
b) accogliere tutti i bambini disabili, ma lo Stato – che per legge deve garantire il diritto all’istruzione – a fronte della scelta della scuola paritaria, nega al disabile il docente di sostegno, che deve essere pagato dalla scuola (quindi dagli altri genitori) in una sussidiarietà al contrario; oppure, se i genitori non possono pagare, la scuola paritaria, avendo già rette da 2.500 a 4.000 euro (a fronte dei 10 mila euro che lo Stato impiega per ogni alunno della scuola statale, e che prende dalle tasse dei cittadini), semplicemente chiuderà.
Ecco il capolavoro dell’ingiustizia: apparire giusta senza esserlo. Le scuole paritarie inadempienti e reprobe, non accolgono poveri e disabili.

 

Siccome ormai è chiaro che le vittime di questa guerra sono le famiglie svantaggiate economicamente, la soluzione è applicare i costi standard di sostenibilità per allievo, che favoriscono la leale concorrenza delle scuole sotto lo sguardo garante dello Stato, innalzano il livello di qualità, sanano il precariato. Diversamente, si dica con chiarezza che a) si attacca la scuola paritaria che non taglia in due la società e che b) si affama di autonomia la scuola statale per favorire contra legem un sistema ingessato, verticistico e classista.

Certamente i docenti e le scuole paritarie potranno, per un guizzo di dignità, difendersi nella aule di tribunale ma intanto si perderanno risorse e tempo, e siccome il tempo è una variabile che oramai non si può ignorare, tali scuole seguiranno il loro destino…

Ora il gioco è chiaro. A chi governa, la sua responsabilità.

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