Il furto a scuola è un reato punito più severamente dai tribunali. Sentenza

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Diversi sono i furti tentati oppure realizzati all’interno delle mura scolastiche. E sono sempre di più le sentenze o le ordinanze che tendono a confermare il fatto che simili delitti meritano di essere puniti severamente. Quindi, chi ruba a scuola deve essere consapevole in cosa può incorrere.

Il fatto

Con Ord. Sez. 7 Num. 28757/2021 la Cassazione Penale tratta il ricorso avvero una sentenza che nei gradi precedenti vedeva confermata la condanna di due imputati per il delitto di furto in concorso di beni, sottratti all’istituto scolastico usando violenza sulle cose.

Detenere anche per breve tempo la refurtiva è furto e non tentativo di furto
La questione dedotta con il primo dei motivi di ciascun ricorso è manifestamente infondata. Avuto riguardo alla ricostruzione del fatto, della quale si è dato compiuto ragguaglio con la motivazione della sentenza impugnata, va riconosciuto che la Corte territoriale si è fedelmente attenuta al pacifico principio di diritto secondo cui il criterio distintivo tra consumazione e tentativo risiede nella circostanza che l’imputato consegua, anche se per breve tempo, la piena, autonoma ed effettiva disponibilità della refurtiva, di modo che risponde del delitto di furto nella forma consumata e non tentata colui che abbia conseguito, pur momentaneamente, l’autonoma ed effettiva disponibilità della refurtiva, non appena questa uscita dalla sfera di vigilanza e di controllo del soggetto passivo (Sez. U, n. 52117 del 17/07/2014, Rv. 261186), come accaduto nel caso di specie, in cui l’osservazione a distanza non era neppure avvenuta ad opera della persona offesa o da parte degli agenti di Polizia Giudiziaria, intervenuti soltanto una volta che i soggetti agenti avevano fatto propria la refurtiva allontanandosi a bordo di un autobus.

Rubare all’interno della scuola è un fatto che aggrava la condotta
Va ribadito che la graduazione della pena, anche in relazione agli aumenti ed alle diminuzioni previsti per le circostanze aggravanti ed attenuanti, rientra nella discrezionalità del giudice di merito, che la esercita, così come per fissare la pena base, in aderenza ai principi enunciati negli artt. 132 e 133 cod.pen., con la conseguenza che è inammissibile la censura che, nel giudizio di cassazione, miri ad una nuova valutazione della congruità della pena la cui determinazione non sia frutto di mero arbitrio o di ragionamento illogico (Sez. 5, n. 5582 del 30/09/2013 – 04/02/2014, Ferrario, Rv. 259142); arbitrarietà o illogicità che, di certo, non contrassegnano la motivazione rassegnata dal giudice censurato, che ha valorizzato ai fini della commisurazione della pena irrogata all’imputato la non indifferente gravità del fatto avvenuto in danno di un istituto scolastico.

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