Il docente non è più una “autorità indiscussa”, come diventare leader con l’ascolto attivo

di Giuseppe Sferrazzo

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Il ruolo degli insegnanti, oggi, è cambiato profondamente e, a questa profonda trasformazione, si trovano ad operare in classi a volte molto eterogenee dal punto di vista culturale.

Le domande che tali scenari si portano dietro sono molteplici…
Che criticità pone in gioco questa eterogeneità?

Cosa significa, nella prassi della classe di tutti i giorni, essere “facilitatori” di processi creativi?

I fattori che intervengono sono diversi e primariamente legati alla gestione della complessa realtà interculturale. Quello che più di una volta abbiamo definito come “sistema-Classe” adesso, se possibile, si è ulteriormente complicato; a questo possiamo aggiungere il fatto che fare l’insegnante significa diventare leader riconosciuti di un gruppo di persone con l’obiettivo di formarle, educarle, istruirle.

Il mestiere del docente è considerato molto usurante sul piano emotivo.

Spesso, la passione che spinge gli insegnanti a scegliere il proprio lavoro, può non bastare; sono necessarie altre strategie rispetto alle sfide con cui ci si deve confrontare tutti i giorni in aula, tenendo presente che, l’obiettivo per ogni singolo insegnante, rimane sempre quello di fare bene il proprio mestiere, con un “impatto fortemente positivo” non solo sulla sua qualità della vita, ma anche sulla qualità della vita dei discenti che saranno la “società che verrà”.

La società è quindi in continua trasformazione e in molti casi non si può più fare affidamento sull’equazione che il docente è una “autorità indiscussa”.

Divenire (e mantenersi) leader riconosciuti del proprio gruppo classe, oggi, non è semplice come lo era un tempo. L’insegnante che riesce a lavorare in classe grazie alla capacità di impiantare un clima di “terrore” fra i discenti non è più adeguato rispetto agli obiettivi di una pedagogia che è andata ben oltre…

L’obiettivo è quello di formare innanzitutto persone in grado di esprimere le proprie potenzialità e personalità, autonome, libere, cittadini dotati di senso critico e in grado di “co-laborare” attivamente per una società più giusta ed equilibrata, attenta e sensibile.

E’ necessario, alla luce di quanto detto, sostituire al tradizionale concetto di “autorità” quello di “autorevolezza”, ben diverso, consapevoli oramai che i giovani discenti si aspettano dei “leaders”, dei trascinatori, dei motivatori, delle guide, più che (esclusivamente) dei docenti capaci di “riempire” delle menti.

Il docente, per guadagnarsi sul campo il titolo e il ruolo di leader, deve mettersi in gioco, attuando (e coltivando) egli personalmente una tecnica fondamentale della Comunicazione efficace… l’ascolto attivo.
Non si tratta di una sorta di bacchetta magica della psicologia o della didattica… leggendo anzi ci renderemo conto di come è necessario “mettersi in gioco” per metterli in pratica e trasformarli in modus operandi quotidiano nel gruppo-classe. Solo con un impegno continuo su se stessi riusciremo ad avere riscontri, miglioramenti e gratificazioni, nell’ambito del complesso sistema-Scuola.

La prima strategia che un insegnate-leader deve saper mettere in atto è quella dell’Ascolto attivo… Ebbene si, ancora una volta abbiamo la conferma che comunicare in modo efficace, soprattutto in un “universo complicato” come quello dell’insegnamento, non si riduce al saper parlare o saper parlare “bene”. Se serve, quando serve, sicuramente è necessario che sia preceduto da una strategia che crea le basi per un ambiente favorevole…come appunto l’Ascolto attivo.
Ascoltare attivamente non è semplicemente udire; ci sono delle differenze.

Per prima cosa è necessario sapere che per conoscere un contesto-classe, spesso multi-culturale, multi-razziale e multi-religioso, oggi è necessario “ascoltare attivamente”.

Per essere attivi durante l’ascolto è necessario fornire dei feedback, dei messaggi di ritorno, che confermino quello che il nostro giovane interlocutore esprime… far capire che siamo con lui (anche attraverso il nostro linguaggio non verbale).

Questa abilità di base deve essere poi sostenuta da altre importanti “regole” dell’Ascolto, vediamole a un maggiore livello di dettaglio.

1) Ricordiamo che ciò che vediamo lo vediamo da un punto di vista solamente nostro… personale… per vedere altro dobbiamo provare a cambiare punto di vista;

2) Lascia da parte i “pre-giudizi” o la fretta di arrivare alle conclusioni non ti farà vedere chiaramente;

3) Se vogliamo realmente comprendere quello che un altro sta dicendo dobbiamo ascoltare almeno “il doppio” di quanto potremmo parlare;

4) Un buon ascoltatore accoglie i dissensi come occasioni per esercitarsi in un campo affascinante ma, ovviamente, difficile: la gestione dei conflitti.

5) Un buon ascoltatore è un osservatore e quindi un conoscitore delle dimensioni emotive, sia personali che altrui… le emozioni sono strumenti conoscitivi determinanti del “mondo” degli altri;

6) Un buon ascoltatore è un attento conoscitore del “contesto di classe”, sotto tutti i punti di vista… culturale, religioso e sociale;
7) Un buon ascoltatore è anche un sapiente “utilizzatore”

ell’umorismo che, in molte situazioni critiche, potrebbe essere usato per stemperare e risolvere difficoltà;

Come si può vedere non si tratta di “strumenti didattici” nel senso stretto del termine, anzi. Stiamo parlando per la verità di “competenze e intelligenze” di varia natura (come direbbe Howard Gardner) ma, principalmente, di intelligenze emotive, in grado di garantire un “clima” nel sistema-Scuola più piacevole e stimolante, con un netto miglioramento del rendimento scolastico in contesti multietnici e multirazziali.

Un rapporto docente-discente più fruttuoso e piacevole, nella Scuola odierna, ha bisogno di punti di vista diversi rispetto al recente passato… ha bisogno di una nuova interpretazione della “diversità” sotto ogni forma essa si presenti!

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