Il docente figura mitologica, soggetta a inevitabile estinzione. Lettera

di redazione
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Antonella Currò – Mi fa male più dello sputo e più della sediata leggere certe cose, mi fa male pensare che questi sono solo sintomi di una malattia ormai epidemica che si sta ramificando come un’aggressiva metastasi divorando le cellule sane della nostra società.

Sì certo, la maleducazione, l’arroganza, la denigrazione, la svalutazione di un ruolo non più riconosciuto ma soprattutto, ed è a mio parere più triste, la perdita del senso della cultura e dell’istruzione come valori fondanti della civiltà.

In un contesto dove l’accento viene posto sull’operatività e la produttività, sulle competenze slegate dalle conoscenze, sulla soddisfazione del bisogno immediato e l’usa e getta di valori ed idee, la trasmissione del sapere diventa un inutile perdita di tempo, un processo che non dà utile istantaneo, un lavoro sostanzialmente per sfigati teorici incapaci di pragmatismo produttivo.

Il docente sta diventando ormai una figura mitologica, metà libro e metà dinosauro, una razza ormai anomala e avulsa dalla realtà, soggetta quindi a inevitabile estinzione. La cultura non è più vista come strumento di conoscenza del reale ma come allontanamento da esso…un ipermondo di astrazioni non spendibili nell’immediatezza di un quotidiano dove dominano figure manageriali e arrampicatori rampanti, dove l’essere non fa in tempo a manifestarsi che già è stato soppiantato dall’apparire.

Nell’immaginario collettivo quindi la figura del docente con le sue pretese pedagogiche è diventata quasi un ostacolo all’affermazione personale, elemento frustrante nella corsa verso la meta che è quella dell’inserimento nell’ingranaggio produttivo, l’unico utile alla società.

La sua figura tuttavia è ancora testimonianza, seppur sbiadita, di una superiorità intellettuale che dà fastidio a tutti, a chi la cultura teme e a chi la cultura invidia, quindi va umiliata, denigrata, svilita e svuotata di ogni autorità, va disinnescato il potenziale giudicante ed educativo, quell’irritante dito puntato sull’ignoranza supina del popolo e la volgare mediocrità di ogni forma di potere.

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