Il disagio giovanile in Italia: una generazione sull’orlo di una crisi di nervi. Ansia, depressione, attacchi di panico: la scuola, specchio di una società in crisi

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Nel 2021, dopo la clausura forzata del Covid, gli studenti tornavano nelle piazze con una nuova consapevolezza: il loro malessere non era più relegato alla sfera privata, ma diventava una rivolta generazionale.

Cartelli che denunciavano ansia, competizione esasperata e isolamento dipingevano il quadro di una generazione fragile, alla ricerca di un supporto che lo Stato sembrava incapace di offrire.

Tre anni dopo, nulla è cambiato. Come segnala La Repubblica, in un approfondimento, le voci degli studenti, come quelle di Matteo, 17 anni, studente del liceo Mamiani di Roma, raccontano di un disagio diffuso: amici chiusi nelle proprie stanze, abbandono scolastico, difficoltà di accesso al supporto psicologico. I dati sono allarmanti: due milioni di adolescenti tra i 10 e i 20 anni soffrono di disagi mentali, con l’ansia e la paura del giudizio come compagni di banco.

Ma il disagio non è solo degli studenti. I professori, impreparati ad affrontare questa crisi esistenziale, si sentono smarriti di fronte a una generazione che parla un linguaggio diverso. Zoe, 17 anni, di Verona, racconta la sua esperienza di depressione e abbandono scolastico, causata dalla pressione e dalla mancanza di comprensione da parte degli insegnanti. Marta, 16 anni, studentessa del liceo Cavour di Roma, sottolinea l’importanza dell’empatia e dell’ascolto da parte dei docenti, mentre Samuel, 16 anni, di Trieste, denuncia un sistema scolastico che fa “più male che bene”, focalizzato sulle nozioni e slegato dalle reali necessità dei giovani.

Cosa fare? La Rete degli Studenti Medi chiede una scuola più inclusiva e attenta al benessere psicofisico degli studenti, con un maggiore supporto psicologico e un dialogo aperto tra studenti e insegnanti. Per la formazione studentesca, il governo, però, sembra sordo a queste richieste, proponendo soluzioni che aggravano la situazione, come la “scuola del merito” e la repressione delle manifestazioni.

Il disagio giovanile è un’emergenza sociale che non può essere ignorata. È necessario un cambio di rotta, un ascolto attivo e un impegno concreto da parte delle istituzioni per garantire ai giovani il diritto alla salute mentale e a un futuro sereno.

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