Il difficile ruolo del dirigente scolastico. Lettera

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Inviato da Luigi Giulio Domenico Piliero – Leggendo le ultime lettere pubblicate a proposito del ruolo del dirigente scolastico che “non serve a nulla” o che al massimo va sostituito da una figura “elettiva”, vorrei proporre una breve riflessione.

Con l’avvento dell’autonomia scolastica e con la mole delle norme successive che hanno investito la Pubblica Amministrazione e, quindi, anche la scuola, si è prodotta una vera metamorfosi del ruolo dirigenziale.

Sia il titolo di Preside (riconosciuto a chi dirigeva le scuole medie e quelle superiori) e sia quello di Direttore/Direttrice (riconosciuto a chi dirigeva i Circoli didattici) venivano sostituiti con il titolo di Dirigente, titolo molto impersonale che, di primo acchito, rimanda più a tutti quei processi amministrativo-burocratici e alle conseguenti responsabilità di natura civile, penale, amministrativa, disciplinare, piuttosto che alle funzioni di leader educativo della scuola.

Sembra così che il dirigente scolastico si debba occupare solo di norme sulla sicurezza, sulla privacy, di norme contrattuali, di accordi e convenzioni, di bandi e avvisi pubblici, di reti, di accesso agli atti, di sanzioni e tanto altro
ancora.  Ma così non è.

Il dirigente, infatti, secondo le prerogative riconosciute al suo ruolo dall’art.25 del D.Lvo 165/2001, è tenuto a garantire la realizzazione del PTOF a favore del successo formativo di ciascun alunno che frequenta la scuola. Ed è proprio il successo formativo di ogni studente la finalità educativa per eccellenza che impone al DS azioni concrete di incontro e di dialogo con tutte le componenti della comunità scolastica; che recupera i tempi e gli spazi per la condivisione responsabile delle priorità, degli obiettivi di processo, della valutazione degli esiti; che fa del dirigente il “primus inter pares”, colui che con lo sguardo d’insieme riporta a sintesi le proposte
collegiali.

Non è pensabile, infatti, poter realizzare l’offerta formativa senza aver condiviso con i docenti, gli studenti, le famiglie, il territorio, nel rispetto dei ruoli e dei compiti di ciascuno, le tappe che hanno portato alla progettazione delle attività curricolari ed extracurricolari, di quelle di potenziamento, dei percorsi per le competenze trasversali e per l’orientamento, alla stesura del RAV e del PDM, alla rendicontazione sociale. Sono più che convinto che l’attuale complessità della vita scolastica non possa fare a meno del dirigente scolastico e che egli possa essere ancora riconosciuto come “il preside” come colui che, nonostante i mille impegni burocratici e le mille responsabilità, trova il tempo per ascoltare e incoraggiare la propria comunità a cui sente di appartenere.

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