Il “dialogo empatico”: cambiare la scuola italiana è possibile ed è necessario

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Concludere un percorso di studio è al contempo complesso ed esaltante. Lo è ancora di più quando si è insegnante di sostegno e quando sei carismatico, capace di istaurare relazioni positive ed empatiche con l’alunno affidato e quando, come nel caso che narreremo, l’alunno si congeda dalla scuola con un “grazie al professore per avermi insegnato a vivere, ad amare la scuola e per aver voluto bene come un padre”. Chi è in grado di diventare modello positivo di “dialogo empatico” resta nella storia degli alunni e nella storia della scuola, oltre a diventare un modello positivo di riferimento per la comunità di riferimento e per tutte le scuole italiane. Questi modelli permettono di stabilire step pedagogici da percorrere, nelle nostre classi e con i nostri alunni ma anche fissare priorità nella relazione educativa a partire da questo determinante “dialogo empatico” che consenta al nostro allievo, ai nostri allievi, di esistere, ovvero, di ricercare e affermare, in questo mondo, sintesi di crogioli culturali e sociali, un significato oggettivo del reale. L’empatia, infatti, quella che alcuni docenti riescono a sviluppare in maniera di assoluto rilievo, ci conduce al cosiddetto “bisogno di riconoscimento”: ovvero, essere voluti (cosa che nelle nostre classi, talvolta avviene con difficoltà) ed essere accolti (che nonostante la scuola dell’inclusione è, talvolta, cosa assai complessa a verificarsi). Ed è evidente che «l’empatia appare infatti, di questa, struttura essenziale ed insuperabile».

Stabilire linee guida specifiche per linguaggio e comportamenti inaccettabili

Stabilire linee guida specifiche per linguaggio e comportamenti inaccettabili è diventato, nelle nostre classi e nelle nostre scuole fondamentale. Alcuni divieti vanno, necessariamente, fissati: il divieto di insulti o di utilizzo di un linguaggio offensivo come, ad esempio, utilizzare espressioni del tipo “quello è un ritardato” o “è gay”; ciò anche quando è detto ironicamente o per scherzo. È necessario intervenire se dette espressioni sono dette in una classe. Incoraggiare gli studenti a pensare al motivo per cui queste parole possono ferire è di vitale importanza. È utile coinvolgere gli studenti nello stabilire regole e ritenersi reciprocamente responsabili. Utilizzare pratiche di giustizia riparativa e mediazione tra pari quando sorgono conflitti è un’utile espediente per fissare contesti operativi civici e culturalmente adeguati al contesto in cui si opera.

Fare della cultura e del clima della scuola una priorità nella relazione educativa

Dunque, gli insegnanti che dovrebbero fare che già non fanno o hanno posto a guida, a faro, del loro operato? Dovrebbero:

  • Raccogliere dati da studenti e personale almeno una volta all’anno sul fatto che si sentano al sicuro, rispettati e curati a scuola.
  • Prendersi cura del tempo per esaminare i dati e adoperarli per affrontare le aree problematiche identificate da studenti e personale.
  • Evitare di enfatizzare eccessivamente la valutazione comparativa, andare avanti battendo gli altri o altre pressioni che possono erodere la fiducia e minare l’empatia.

Un impegno sul fronte:

  • dell’importante e irrinunciabile dialogo empatico;
  • dell’acquisizione di una virtù di tipo etica, dianoetica e spirituale;
  • della paideia empatica;
  • della dialettica empatica.

Il dialogo empatico

Il dialogo empatico, quello del prof. Giovanni D’Aleo e del prof. Renato Anfuso , esempi rari di altruismo, disponibilità, competenza, è evidente, dunque, che sia consegnato, in questa dimensione storica «alle parole dei soggetti in esso coinvolti: sono parole dette e ascoltate, interpretate e riprese: sempre, comunque, parole storicamente e personalmente determinate». Quel dialogo ematico che il docente dell’IC Renato Guttuso di Carini è riuscito a interpretare e vivere nella sua quotidianità, fuori e dentro la scuola. Perché si è docenti sempre.

L’importanza dell’empatia come strategia nella relazione educativa

Gli esempi dei prof. Giovanni D’Aleo e prof. Renato Anfuso, docenti di insegnamento di sostegno presso il prestigioso Istituto Comprensivo Statale “Renato Guttuso” di Carini (diretto dal DS prof.ssa Valeria La Paglia), sottolineano l’importanza dell’empatia come strategia nella relazione educativa ribadendo che al centro della professione docente (più generalmente di ogni educatore) deve necessariamente esserci l’empatia. Quell’empatia degli insegnanti, del prof. Giovanni D’Aleo e del prof. Renato Anfuso, che, congiuntamente alla poliedricità di fattori che vi concorrono, è finalizzata a promuovere lo sviluppo degli studenti e, sembra strano ma è così, a promuovere congiuntamente la crescita professionale degli insegnanti. Sì, perché il caso dei bravissimi Prof. D’Aleo e Prof. Anfuso, è da esempio del come le convinzioni degli insegnanti sull’abilità degli studenti, possano influenzare il percorso formativo ed educativo degli stessi, di fatto certificando la circostanza che la motivazione empatica e l’empatia dell’insegnante sono strumento utile, potremmo dire indispensabile, come strategia nella relazione educativa. Ciò in quanto la motivazione empatica svolge un ruolo di mediazione nelle teorie dello sviluppo degli studenti sempre più desiderosi di empatia (di processi empatici) da parte degli insegnanti. Empatia che il prof. Giovanni D’Aleo e il prof. Renato Anfuso incarnano nella loro quotidianità.

Coltivare l’empatia negli insegnanti

Questo articolo vuole fornire nuove idee e nuovi metodi per coltivare l’empatia negli insegnanti È compito, infatti, della pedagogia, sottolinea Cagol (2019), in quanto sapere riflessivo e critico, mantenere aperto, all’interno di questo viaggio lungo il sentiero dell’empatia, uno spazio di indagine trasversale, che si possa costantemente riferire ai contributi delle scienze dell’educazione e alle proposte, ma anche ai dubbi, della riflessione teorica. La pedagogia, dunque, si caratterizza – sottolinea Cambi (2017) – come un sapere di tipo critico, che si dipana e si articola tra scienze e filosofia e nella «relazione educativa il clima empatico prepara e rende possibile un colloquio tale da reinterpretare i significati vissuti; e, trans-figurandoli, consente di vedere e intendere lo sviluppo (personale) come mistero». Questo il ruolo più impegnativo, più deciso, più caratterizzante dell’insegnante in una relazione educativa nella quale il cosiddetto dialogo esistenziale consente di intendere: «aiutare a leggere dentro/oltre la superfice con una metodologia che riesca a farla diventare <trasparenza di una profondità>». Il docente, in questa sua dimensione empatica, dunque, ha un compito arduo e imprescindibile: accompagnare l’alunno, orientarlo significativamente, incoraggiarlo con la determinazione che è necessaria, affinché egli, nella sua piena autonomia formativa e di scelta, appia vivere, con positivo coinvolgimento e slancio emozionale, la sua crescita in maniera tale che «egli costruisca delle risposte personali all’appello originario che è iscritto nella forma dell’essere che, col dono dell’esistenza, ha ricevuto».

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